«Non alzarti da tavola: devi prima finire tutto». L’abbiamo sentito dire mille volte dai nostri genitori o dalle nostre nonne, e forse a nostra volta abbiamo rivolto la stessa frase a figli, nipoti o a qualcuno di vicino. Ma dobbiamo sapere che questa domanda genera tanti, tantissimi dubbi tra i genitori, perché è importante sapere che l’obiettivo non è far mangiare «di più» o «di meno», ma aiutare il bambino a costruire un rapporto sano (e duraturo) con il cibo.
«Devi finire tutto» nasce da tradizioni familiari e culturali, in anni decisamente diversi dai nostri. Viviamo nell’epoca dell’abbondanza, ma non è sempre stato così: nel dopoguerra spesso e volentieri il cibo, o alcuni cibi in particolare, era destinato solo ai momenti di festa, e si seguiva un’alimentazione pressoché spoglia di tanti alimenti extra. Era importante non sprecare: avere un piatto caldo in tavola era una vera e propria fortuna, e non ci si poteva quindi permettere di sprecare niente.
Fame e sazietà nei bambini

Fin dalla nascita, i bambini possiedono una naturale capacità di autoregolare l’assunzione di cibo, cioè di mangiare in risposta ai segnali interni di fame e di smettere quando si sentono sazi. Questa abilità, nota come autoregolazione della fame e della sazietà, rappresenta uno dei meccanismi più importanti per lo sviluppo di un rapporto equilibrato con l’alimentazione.
Per questo motivo è normale che l’appetito di un bambino non sia sempre uguale: la fame può variare da un giorno all’altro e persino da un pasto all’altro, influenzata da fattori come la crescita, il livello di attività fisica, il sonno, lo stato di salute o semplicemente le esigenze energetiche del momento.
Ci saranno giornate in cui mangerà con grande appetito e altre in cui sembrerà poco interessato al cibo: nella maggior parte dei casi si tratta di una normale oscillazione fisiologica. Anche la quantità consumata durante i pasti può essere molto variabile. Un pranzo abbondante può essere seguito da una cena più leggera, oppure viceversa, senza che questo rappresenti necessariamente un problema.
L’importante è offrire pasti regolari, vari e bilanciati, lasciando al bambino la possibilità di ascoltare i propri segnali di fame e sazietà, senza pressioni a mangiare oltre ciò di cui sente di aver bisogno.
Cosa succede se obblighiamo a finire tutto
Ma cosa succede quando invece insistiamo perché il bambino finisca tutto quello che ha nel piatto? Potrebbe accadere che inizi ad ignorare il senso di sazietà, il momento del pasto può trasformarsi in uno scontro e aumenta anche il rischio che il bambino mangi per obbligo e non per vera fame.

Ovviamente questo non significa che sia dannoso invitarlo a mangiare o a sforzarsi, perché il problema si presenta se la pressione è costante. «E se il bambino mangia pochissimo?». È una delle preoccupazioni più comuni tra i genitori, ma un appetito ridotto non indica necessariamente un problema.
Nei bambini è normale che la fame vari in base alle fasi di crescita, all’attività fisica o allo stato di salute. Anche la selettività alimentare, soprattutto nei primi anni di vita, può rappresentare una fase transitoria. Se però il bambino cresce poco, perde peso, presenta carenze nutrizionali o il rifiuto del cibo è persistente e molto marcato, è opportuno confrontarsi con il pediatra.
Come comportarsi a tavola
Per favorire un rapporto sereno con il cibo è utile offrire porzioni adeguate all’età, lasciando al bambino la possibilità di chiedere il bis se ha ancora fame. È importante evitare ricatti, premi o punizioni legati al cibo e rispettare i suoi segnali di sazietà.
E soprattutto sono i premi a fregarci: «puoi mangiare il gelato perché oggi sei stato bravo». Questa tipologia di associazione e ricompensa va assolutamente evitata. Mantenere orari dei pasti abbastanza regolari e creare un clima tranquillo, senza pressioni o conflitti, aiuta il bambino ad ascoltare il proprio corpo e a sviluppare sane abitudini alimentari nel tempo.
E se ridurre lo spreco alimentare è certamente importante, non dovrebbe mai tradursi nell’obbligo di finire sempre tutto quello che c’è nel piatto. Per questo una strategia efficace è servire inizialmente porzioni piccole, lasciando al bambino la possibilità di chiedere il bis se ha ancora fame.
Quando possibile, gli avanzi possono essere conservati e consumati in un altro pasto: imparare il «riciclo alimentare», sfruttando gli avanzi per costruire i pasti successivi, è un’ottima soluzione. Anche coinvolgere i bambini nel decidere quanto cibo mettersi nel piatto li aiuta a sviluppare maggiore consapevolezza e responsabilità.
Situazioni diverse, attenzioni specifiche

Esistono però situazioni in cui il rifiuto del cibo o uno scarso appetito richiedono una valutazione più approfondita, come ad esempio in caso di scarso accrescimento, patologie, disturbi dell’alimentazione o altre condizioni cliniche.
In questi casi è importante seguire le indicazioni del pediatra o del nutrizionista, poiché le strategie da adottare possono essere diverse rispetto a quelle consigliate per un bambino sano: stiamo parlando infatti di casi in cui la salute può essere compromessa da carenze nutrizionali, e non di situazioni «standard».
Ricordiamoci che l’obiettivo non è mai far finire il piatto a ogni costo, perché è molto più importante aiutare e insegnare al bambino a riconoscere correttamente i segnali di fame e sazietà. Un clima sereno a tavola, oltre che in famiglia, lontano da obblighi, pressioni e ricompense o punizioni, favorisce un rapporto equilibrato con il cibo nel lungo periodo e questo significa dargli la possibilità di diventare adulti sani e in grado di nutrirsi.



