Dopo una certa età è frequente avere l’impressione di riuscire a concentrarsi meno di prima. Con l’avanzare degli anni alcuni aspetti dell’attenzione possono effettivamente diventare meno efficienti. Può essere più difficile ignorare ciò che non è importante, mantenere a lungo la concentrazione o passare rapidamente da un compito all’altro; dopo un’interruzione, inoltre, può servire più tempo per riprendere il filo.
Sono cambiamenti generalmente modesti, ma diventano più evidenti quando siamo stanchi o quando l’ambiente ci sottopone a continue sollecitazioni. È l’esordio della demenza? A volte ciò che viene interpretato come perdita di memoria è in realtà un problema di attenzione: se non abbiamo prestato sufficiente attenzione a un’informazione nel momento in cui l’abbiamo ricevuta, sarà poi difficile ricordarla.
Inoltre, non tutte le difficoltà di attenzione dipendono dall’invecchiamento del cervello. Possono contribuire il sonno insufficiente, la stanchezza, le preoccupazioni o l’umore depresso. A questo si aggiunge il modo in cui viviamo oggi.
Il telefonino
Lo smartphone è diventato uno strumento utile nella vita quotidiana anche delle persone più mature: permette di comunicare e mantenere i contatti con gli altri, leggere le notizie, consultare il conto bancario, usare una mappa. Proprio perché è sempre con noi, però, può interrompere continuamente quello che stiamo facendo. Si legge un articolo, si controlla un messaggio, si torna all’articolo, poi arriva una telefonata, ogni volta bisogna ricostruire il filo. Quando due attività richiedono attenzione, quello che chiamiamo multitasking consiste spesso proprio in questo continuo passaggio dall’una all’altra. Con l’età può diventare un po’ più faticoso e il risultato è maggiore stanchezza, più errori e la sensazione di non riuscire a concludere nulla.
Il nostro cervello non può ignorare tutto ciò che accade intorno a noi. Possiamo concentrarci volontariamente su un libro o su una conversazione, ma siamo anche portati a rivolgerci automaticamente verso un rumore, un movimento o qualcosa di nuovo. È un meccanismo utile. Il problema è che oggi viene sollecitato continuamente da suoni, vibrazioni e schermi che si illuminano, anche quando non sta accadendo nulla che richieda davvero la nostra attenzione.
Concentrazione

Che cosa si può fare, allora, per conservarla? Quando possibile, conviene fare una cosa alla volta. Se si legge, si cucina o si conversa con qualcuno, può essere utile mettere il telefono in modalità silenziosa o tenerlo fuori dal campo visivo. Non occorre farlo per tutta la giornata: basta proteggere i momenti in cui vogliamo concentrarci davvero.
Non è necessario controllare ogni messaggio appena arriva né rispondere immediatamente a ogni comunicazione. Si possono creare durante la giornata alcuni periodi senza notifiche, soprattutto quando si sta facendo qualcosa che richiede concentrazione. Naturalmente non è una regola rigida: per chi vive solo o ha pochi contatti, il telefono può essere anche uno strumento importante di relazione e compagnia.
Il sonno
Il sonno conta molto: dormire poco o male rende più difficile mantenere l’attenzione il giorno successivo; se il telefono prolunga la veglia, ci spinge a continuare a leggere o ci sveglia durante la notte, limitarne l’uso nelle ore serali può aiutare. Quando la difficoltà di attenzione compare improvvisamente, peggiora nel tempo o interferisce con la vita quotidiana, vale la pena parlarne con il medico invece di attribuirla semplicemente all’età.
L’attenzione non si conserva con un esercizio miracoloso, si protegge soprattutto evitando di sprecarla. Dopo i sessant’anni può essere utile scegliere meglio a che cosa dedicarla e ridurre, quando possibile, le interruzioni che non servono.



