Il fatto che in Italia la popolazione anziana abbia assunto un peso crescente rispetto alle fasce più giovani rappresenta un cambiamento demografico di grande rilievo. Una quota sempre maggiore della popolazione raggiunge età che in passato erano accessibili soltanto a una minoranza. È il risultato di uno dei maggiori progressi sanitari e sociali dell’ultimo secolo: la riduzione della mortalità prematura e l’aumento della sopravvivenza.
Guardare questo fenomeno soltanto come invecchiamento della popolazione significa concentrarsi sul numero crescente degli anziani; considerarlo dal punto di vista della longevità significa invece interrogarsi su come cambiano l’intero corso della vita e il modo stesso di invecchiare quando aumenta il numero di anni che possiamo aspettarci di vivere.
Il modo in cui si invecchia non è completamente predeterminato. La traiettoria della salute e della capacità funzionale è influenzata, oltre che dalla componente biologica e genetica, dai comportamenti, dalle condizioni sociali e dall’ambiente. Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete, alcuni tumori e deterioramento cognitivo, così come quello di andare incontro a disabilità, può essere ridotto.
Attività fisica, alimentazione, controllo dei principali fattori di rischio, istruzione, condizioni di lavoro, qualità dell’ambiente e relazioni sociali incidono, in modi diversi, sulla salute nelle età più avanzate. Per questo la salute a 80 anni non dipende soltanto da ciò che si fa dopo i 75, ma anche dalle condizioni e dalle scelte dei decenni precedenti. Uno degli scopi della prevenzione e delle politiche sanitarie è ritardare il più possibile la comparsa delle malattie croniche e, soprattutto, delle loro conseguenze sulla capacità di vivere in autonomia. L’obiettivo non è soltanto vivere più a lungo, ma ridurre la quota di vita trascorsa con disabilità e dipendenza.
Le politiche rivolte alla longevità non sono politiche per gli anziani: riguardano anche i giovani di oggi. Una società della longevità adatta a vite più lunghe non solo il sistema sanitario, ma anche il lavoro, la formazione, l’assistenza, gli spazi urbani e le forme di partecipazione sociale. Investire nella salute dei bambini, degli adulti e degli anziani risponde alla stessa esigenza: fare in modo che una vita più lunga coincida, per quanto possibile, con più anni di autonomia e di attività. La questione demografica non riguarda dunque soltanto quanti anziani vi siano nella popolazione, ma come le persone arrivano alle età avanzate e come la società si organizza per vite più lunghe. È questa la differenza tra una società che semplicemente invecchia e una società che si organizza per la longevità.
*Fondazione Poliambulanza - Istituto ospedaliero



