Salute e benessere

Mi sta venendo la demenza o sono solo «rimbambito»?

Prima di farsi la diagnosi da soli conviene distinguere alcune situazioni molto comuni, che possono capitare a tutte le età
Renzo Rozzini
Stare concentrati diventa difficile con l'avanzare dell'età
Stare concentrati diventa difficile con l'avanzare dell'età

A sessant’anni alcuni pazienti vengono in ambulatorio convinti di avere la demenza di Alzheimer («ecco, ci siamo, come mia madre»), a ottanta vengono soprattutto perché vogliono che dica loro che non ce l’hanno. Prima di diagnosticarsi da soli una demenza conviene distinguere alcune situazioni molto comuni.

  1. Si incontra una persona che si conosce benissimo, di lui ci si ricorda tutto, manca soltanto il nome («ce l’ho sulla punta della lingua»), che viene regolarmente in mente tre ore più tardi. È demenza? Generalmente no. Con l’età il recupero delle parole può diventare più lento; l’informazione c’è, ma il cervello impiega più tempo a trovarla. È più preoccupante non riconoscere una persona familiare o non ricordare quale rapporto abbiamo con lei.
     
  2. «Dove ho messo le chiavi?». Spesso il problema non è la memoria, è l’attenzione: mentre appoggiavamo le chiavi stavamo pensando ad altro. Ed è difficile ricordare qualcosa che il cervello non ha mai registrato bene.Diverso sarebbe trovare ripetutamente le chiavi nel frigorifero senza riuscire a capire come ci siano finite. Dimenticare dove abbiamo appoggiato un oggetto è comune; perdere la logica delle proprie azioni merita invece maggiore attenzione.
     
  3. Non si riesce più a fare più cose contemporaneamente. Parlare al telefono, controllare la pasta e ascoltare il telegiornale può forse funzionare a venticinque anni, a settantacinque può produrre pasta scotta, un messaggio inviato alla persona sbagliata e nessun ricordo di ciò che ha detto il telegiornale.Con l’età diminuisce la capacità di dividere l’attenzione tra più compiti. Il problema, però, non è soltanto l’età, il cosiddetto multitasking è in buona parte un imbroglio: il cervello non fa veramente due o tre cose insieme, passa rapidamente da una all’altra, ogni passaggio costa attenzione e aumenta la probabilità di errore. Con gli anni si finisce per fare una cosa alla volta e forse non è nemmeno un male.
     
  4. Si cambia lo smartphone e non si è più capaci di reinstallare le vecchie app, recuperare le password, scaricare un pdf. Nel giro di pochi minuti, da persone perfettamente autonome ci si sente completamente incapaci. Imparare procedure nuove può richiedere più tempo, servono più ripetizioni. Il punto è: una volta imparata, l’informazione rimane? Se rimane, si tratta soprattutto di maggiore lentezza nell’apprendimento. Se invece ogni spiegazione sembra cancellarsi, deve essere ripetuta da capo e il fenomeno peggiora nel tempo, allora è opportuno approfondire. La demenza, infatti, non è semplicemente avere una memoria meno efficiente: è un declino di una o più funzioni cognitive che, progressivamente, interferisce con la capacità di svolgere autonomamente le attività abituali.
     
  5. Capita di entrare in una stanza e di non ricordare perché ci si è andati, oppure di interrompersi e chiedere: «cosa stavo dicendo?». A trent’anni lo chiamiamo stanchezza, a quarant’anni stress, a settanta Alzheimer. Preoccupazioni, sonno insufficiente, ansia, depressione, dolore, rumore e distrazioni possono peggiorare temporaneamente memoria e attenzione a qualsiasi età.

E poi conta anche il carattere: c’è chi dimentica un nome, ci ride sopra e continua a parlare, c’è chi dimentica lo stesso nome e trascorre le successive quarantotto ore a verificare su internet i primi sintomi dell’Alzheimer. La tolleranza verso le proprie piccole defaillance cognitive fa una differenza enorme.

E se un giorno fosse davvero demenza? Naturalmente non ci sarebbe nulla da ridere: la demenza è una malattia seria, che richiede diagnosi, assistenza e cura. Ma finché parliamo dei comuni intoppi della memoria possiamo concederci almeno una piccola consolazione: dimenticare di avere già visto un grande film o letto un grande libro permette, qualche volta, il lusso di incontrarlo di nuovo quasi per la prima volta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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