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IL CASO

A che punto siamo con il caso Caffaro, dopo la bonifica slittata


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5 dic 2022, 19:25
Tra i capannoni della Caffaro in via Nullo - Foto Gabriele Strada Neg © www.giornaledibrescia.it

Tra i capannoni della Caffaro in via Nullo - Foto Gabriele Strada Neg © www.giornaledibrescia.it

Quattro giorni fa si è tornati a parlare di nuovo del caso Caffaro, l’azienda tra via Nullo e via Milano al centro di un disastro ambientale senza pari a Brescia, perché la bonifica del sito è di nuovo slittata. La gara d’appalto bandita a febbraio 2022 dal commissario straordinario per il Sin Brescia Caffaro per conto del ministero è stata infatti affossata e ne servirà una nuova per far ripartire l’iter.

Le imprese Greenthesis Spa, Htr Bonifiche e Nico Srl, che hanno presentato insieme l’unica offerta, hanno chiesto di rivedere i costi alla luce dei rincari delle materie prime e del caro energia. La loro richiesta è stata rigettata dalla commissione di valutazione e così la gara è da rifare da capo. Rispetto all’inizio però il commissario straordinario per il Sin Caffaro Mario Nova ha stimato che servano venti milioni di euro in più, da aggiungere ai 62 milioni previsti dalla gara. Sono già stati chiesti fondi in più al ministero dell’Ambiente, senza successo. L’idea che sta prendendo corpo è quella di utilizzare i fondi a disposizione per iniziare e completare almeno le operazioni più urgenti.

A più di vent’anni dallo scoppio del caso non c’è quindi ancora una data per il risanamento di uno dei siti più inquinati d’Italia. Ma negli scorsi mesi sono successe diverse cose, alcune anche positive, che ha senso ricapitolare per non perdersi per strada in questa vicenda complessa che non accenna a finire.

Lo stato ambientale

Iniziamo dalla questione principale, cioè quella ambientale. Per bonificare la Caffaro serve qualcuno che si incarichi del lavoro attraverso una gara d’appalto che dovrà essere di nuovo bandita. La gara ha come oggetti la progettazione esecutiva, lo smantellamento degli impianti e degli edifici, la bonifica delle aree con asportazione e trattamento dei suoli e smaltimento della parte con residua contaminazione, la messa in sicurezza permanente della falda e quella delle aree, la gestione della barriera idraulica per i quattro-cinque anni di lavori. Il valore complessivo è di 70,4 milioni di euro.

Al momento in via Nullo sono aperti sei cantieri che un pezzo alla volta hanno iniziato a smantellare il sito e a rafforzare la barriera idraulica, il sistema di pozzi che contiene gli inquinanti e impedisce che raggiungano la falda acquifera (e che anche di recente però non ha funzionato come avrebbe dovuto). L’incaricata di questi lavori è Caffaro Brescia, l’ultima azienda subentrata in via Nullo nel 2011 che con gli impianti preesistenti ha prodotto clorito di sodio, un disinfettante che serve per la potabilizzazione delle acque e per cui è necessario anche l’impiego di cromo. Non c’entra nulla con la Caffaro Chimica da cui si è originato il disastro ambientale di Pcb, mercurio e diossine sparsi a sud della cittadella industriale di via Milano.

In sintesi (ma trovate qui un articolo approfondito) dentro Caffaro si procede a bonificare i silos che contenevano la soda caustica, a mettere a punto l’impianto di trattamento in cui far confluire le tubazioni dei pozzi e a costruire enormi vasche di contenimento in cui depurare l’acqua di falda dagli inquinanti.

La barriera idraulica

Al centro dei lavori c’è soprattutto la barriera idraulica. A ottobre 2021 Caffaro Brescia ha consegnato a tutti gli enti preposti il progetto da tre milioni di euro che contiene le opere di cui si è resa disponibile a farsi carico, dopo l’intesa raggiunta con la Procura e il Ministero della transizione ecologica e con il parere favorevole dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente di Brescia.

È in corso la costruzione di due nuovi pozzi lungo il perimetro sud dell’azienda, al confine con il campo Calvesi. Da ogni pozzo partono due tubi che prelevano acqua a 40 e a 80 metri di profondità. Servono ad abbattere dall’acqua il cromo esavalente, i clorati con bisolfito, il mercurio, il Pcb e altre sostanze organiche volatili sversate dalla Caffaro. Questo nuovo sistema dovrebbe essere attivato nella primavera 2023. Al momento i lavori sono stati completati al 90%.

La barriera idraulica è urgente perché la Caffaro non ha mai smesso di inquinare. Da analisi di Arpa condotte nel 2021, sono stati rilevati contaminanti anche in prossimità del campo Calvesi dove si è registrata un’alta concentrazione di clorati fino all’ex stabilimento Oto Melara di via Lunga e nei pressi dalla scuola primaria Divisione Acqui di via Passo del Gavia.

I terreni privati

Il muro perimetrale del vecchio stabilimento Caffaro, in via Milano - © www.giornaledibrescia.it

La fuoriuscita di sostanze inquinanti dal perimetro industriale di Caffaro è una questione grave sollevata fin dal primo momento da comitati cittadini e associazioni ambientaliste e ad oggi ancora senza soluzione. Il piano di bonifica del Sin Brescia Caffaro non comprende infatti i terreni privati e i campi agricoli: significa che, ad oggi, non interverranno né Caffaro Brescia né le istituzioni per risanarli dagli inquinanti e risarcire i cittadini. «Siamo al lavoro per portare avanti una prospettiva di sviluppo per queste aree, ma non è semplice» aveva detto un anno fa il commissario straordinario Mario Nova a margine di uno studio dell’istituto Mario Negri e delle Università degli studi di Milano e dell’Insubria sulla mutazione del Pcb.

Si stima che nelle aree inquinate a sud di Caffaro, al di fuori del Sito di interesse nazionale, vivano più di 10mila persone solo nei quartieri Primo Maggio e Chiesanuova. I comitati ambientalisti chiedono da tempo di ampliare il Sin, così da poter conclamare anche un risarcimento per danno ambientale per i cittadini. Nel 2002 si era disegnato un perimetro che comprendeva 262 ettari di terreni: Arpa aveva però certificato circa 700 ettari come contaminati da Pcb, metalli pesanti e altri veleni. Per l’Agenzia i metri cubi di suolo esterno alla Caffaro da bonificare sono 3.128.613. Per questa ragione sei mesi fa cinque associazioni hanno chiesto di destinare a questo scopo la maggior parte delle risorse che deve LivaNova, la multinazionale in cui è confluita Sorin, ritenuta direttamente responsabile del disastro ambientale Caffaro dalla Corte d’Appello di Milano nella sentenza del 28 ottobre 2021.

Ad oggi non c’è alcun piano istituzionale per inserire nel Sin Caffaro tutte le aree che sono state sottoposte a ordinanze sindacali dei Comuni di Brescia, Castel Mella, Capriano del Colle e Passirano.

Lo stato giudiziario

Da un punto di vista giudiziario, i filoni principali da tenere a mente per il caso Caffaro sono due. Il primo riguarda LivaNova, la multinazionale nata nel 2015 dalla fusione tra Sorin (scorporata nel 2004 da Snia, il colosso della chimica ritenuto direttamente responsabile del disastro Caffaro) e Cyberonics. A marzo LivaNova è stata condannata dalla Corte d’Appello di Milano a versare 249.985.948,76 euro a titolo di «riparazione del danno ambientale causato dalle attività delle società riconducibili al gruppo Snia nel sito di interesse nazionale Brescia-Caffaro». LivaNova si è appellata in Cassazione, che a sua volta ha sottoposto il caso alla Corte di Giustizia europea per risolvere il tema della responsabilità del danno. La Corte di Giustizia europea dovrebbe pronunciarsi entro un paio di mesi e solo dopo dovrebbe arrivare la decisione della Corte di Cassazione.

Il secondo filone giudiziario è il procedimento penale per disastro ambientale aperto dopo il sequestro di Caffaro il 9 febbraio 2021. Inizialmente l’udienza preliminare per 13 tra manager, funzionari pubblici e persone giuridiche era convocata per il 28 marzo, poi è stata rimandata al 14 novembre e nuovamente riaggiornata al 13 giugno 2023. L’udienza preliminare è a carico dell’ex commissario straordinario Roberto Moreni, di Alessandro Francesconi, Alessandro Quadrelli e Antonio Donato Todisco, rispettivamente direttore dello stabilimento, rappresentante legale dell’azienda e presidente del cda di Caffaro Brescia Srl. Gli ultimi tre dovranno rispondere di disastro ambientale, deposito incontrollato e omessa bonifica di rifiuti industriali pericolosi. Tra gli indagati per cui la Procura di Brescia ha chiesto il processo ci sono anche Vitantonio Balacco, Marco Cappelletto e Alfiero Marinelli, manager della Caffaro ex Snia. Ne sapremo di più però appunto solo fra sette mesi.

Le due buone notizie

In questo quadro piuttosto desolante ci sono però due buone notizie recenti: la riapertura del campo Calvesi in città e l’inaugurazione del «Bosco della Pianera» a Castegnato al posto di una delle discariche in cui Caffaro e altre aziende per decenni hanno gettato in modo incontrollato i loro  rifiuti.

Il campo Calvesi

Dopo nove anni l’1 giugno di quest’anno il campo di atletica Calvesi in via Morosini è stato restituito ai cittadini. Era stato sequestrato nel 2013 nell’ambito delle indagini sull’inquinamento prodotto dalla Caffaro all’interno di quella che era stata individuata come la zona rossa, la più inquinata. Simbolo dell’atletica cittadina dal 1955, il campo è intitolato ad Alessandro Calvesi, celebre allenatore bresciano di ostacolisti e tecnico federale scomparso nel 1980, ed è diventato un luogo celebre il 4 agosto 1978, la data in cui la campionessa olimpica veneta Sara Simeoni saltò i 2,01 metri battendo il record mondiale femminile di salto in alto.

A giugno Simeoni è tornata a Brescia per inaugurare il nuovo campo Calvesi: «Per me questa è una giornata speciale e tornare qui una grande emozione - ha detto l’ex campionessa in quell’occasione - perché questo campo rappresenta uno dei ricordi più belli della mia vita. È importante avere impianti come questo perché sappiamo quanto conti fare attività sportiva soprattutto per i giovani, ma dopo i due anni di pandemia è a tutti ancora più chiaro».

«Il Bosco della Pianera»

La Pianera durante i lavori - © www.giornaledibrescia.it

L’altra buona notizia è arrivata sempre in estate, dalla Franciacorta. Il 16 luglio è stato inaugurato il Bosco della Pianera, un’ex discarica a sud di Castegnato. Si tratta una ex cava che in breve si è trasformata in una discarica da quasi cinque ettari riempiti in modo incontrollato e spesso illecito con rifiuti di tipo urbano e industriale tra gli anni Sessanta e Settanta. Nel 2003 la Pianera è stata inserita nel Sin Brescia Caffaro: negli anni si è poi proceduto al «capping», una sorta di copertura impermeabile della discarica, per evitare la dispersione di sostanze inquinanti.

La nuova area boschiva è composta da diverse collinette e seimila tra arbusti e alberi. Il Bosco della Pianera non è aperto al pubblico, ma è a disposizione di scuole e associazioni che propongono progetti ad hoc.

L'osservatorio 

Le buone notizie finiscono qui, nel senso che «venti milioni non si trovano domani mattina - osserva Ettore Brunelli della Consulta per l'Ambiente del Comune di Brescia in riferimento al sovrappiù di costo stimato per la bonifica di Caffaro -. Adesso bisogna capire quanto si riuscirà a fare con i soldi a disposizione, ma già Moreni (il commissario precedente del Sin Caffaro, ndr) aveva detto che non si sapeva se sarebbero bastati per bonificare lo stabilimento. E poi a maggio ci sono le elezioni e bisogna sperare che tutti i partiti continuino a lavorare su un fronte comune senza far diventare Caffaro oggetto di lotta politica».

Gli altri problemi sono quelli di sempre, a partire dall'esclusione dalla bonifica delle aree agricole e private contaminate a sud dello stabilimento industriale di via Milano. «Se si cominciasse almeno la bonifica della Caffaro, si capirebbe meglio come procedere all'esterno, anche se la questione non viene minimamente considerata - prosegue Brunelli -. Per non parlare della salute dei cittadini. Non se ne parla più e a Chiesanuova sono preoccupati. Bisognerebbe almeno monitorare i livelli di Pcb nel sangue dei residenti in quella zona ma non c'è la volontà di farlo».

Una finestrella nei silos di Caffaro per estrarre le sostanze inquinanti - Foto Gabriele Strada Neg © www.giornaledibrescia.it

A svolgere un ruolo di monitoraggio e informazione su tutto quanto riguarda Caffaro c'è l'Osservatorio Caffaro, un organismo istituito dalla Loggia a giugno 2021 di cui fanno parte diverse realtà tra le quali Ats, Arpa, Regione, Provincia, Comuni di Passirano e Castegnato, sindacati, i delegati delle Università degli Studi di Brescia e Cattolica, della Consulta per l'ambiente, dei Consigli di quartiere interessati e i tecnici comunali.

L'ultima riunione è stata lo scorso 30 novembre e si è discusso prevalentemente dello slittamento della gara. Si è affrontato però anche il tema della divulgazione di quanto riguarda il caso Caffaro, oggetto di critiche recenti da parte di Brunelli («Confidiamo che tutto stia andando per il verso giusto, ma ad oggi dobbiamo constatare che l'osservatorio non osserva - ha detto a metà novembre -. Ci sembra una presa in giro per silenziarci e farci star buoni»). Dice Anna Seniga, della Consulta per l'ambiente e membro dell'Osservatorio: «L'Università Cattolica ha presentato il progetto di comunicazione per Caffaro di cui era stata incaricata. È una delle nostre esigenze: la popolazione è cambiata tanto in questi anni e molte persone ormai non sanno di cosa parliamo. Serve informare di più su Caffaro».

Da qui ripartiranno i prossimi ragionamenti sul da farsi dell'Osservatorio, che si riunirà di nuovo il 23 dicembre. 

 

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