«Sul caso Caffaro serve trasparenza». È il mantra che Ettore Brunelli, a nome della Consulta per l’Ambiente, ripete più volte. La denuncia dell’organo comunale tocca due aspetti intrinsecamente legati tra loro: da una parte i lavori di decommissioning in corso nel sito di interesse nazionale e dall’altra l’assenza di comunicazione. «L’osservatorio Caffaro, nato nel luglio del 2021, non viene riunito dal 5 maggio scorso - spiega Brunelli -. Eppure nel cantiere si sta lavorando alla demolizione degli impianti e alla rimozione dell’eternit. Nei quartieri, dove c’è preoccupazione, non si sa nulla. Confidiamo che tutto stia andando per il verso giusto, ma ad oggi dobbiamo constatare che l’osservatorio non osserva. Ci sembra una presa in giro per silenziarci e farci star buoni».
«Il comitato tecnico-scientifico non ha prodotto nulla - continua Brunelli -. Gli ultimi carotaggi nelle campagne del quartiere Primo maggio risalgono a dieci anni fa e si ha paura a farne di nuovi perché da tre anni si mangiano prodotti coltivati negli orti della zona. Non c’è la volontà di investire le risorse per analizzare il Pcb nel sangue, basterebbe un campione di 50 persone». Nel limbo resta poi la questione della bonifica dei terreni fuori dal Sin, dove vivono più di 10mila famiglie tra i quartieri Primo maggio e Chiesanuova: «I residenti non possono pagare di tasca propria per bonificare, bisogna trovare fondi pubblici. Ma non si sta pensando a nulla del genere».


