Bertolaso: «Più anziani, nuova sanità per aggiungere salute agli anni»

La Regione punta su medicina territoriale, prevenzione e innovazione per rispondere all’invecchiamento della popolazione
L'assessore regionale Guido Bertolaso
L'assessore regionale Guido Bertolaso
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Non è solo una questione di anni in più, ma di come quegli anni vengono vissuti. L’invecchiamento della popolazione impone di ripensare la sanità per garantire non solo longevità, ma anche qualità della vita. È su questo terreno che si gioca la sfida dei prossimi decenni. Ne abbiamo parlato con Guido Bertolaso, classe 1950, medico, già direttore del Dipartimento della protezione civile per la gestione delle emergenze nazionali e dal 2022 assessore al Welfare della Regione Lombardia.

Assessore Bertolaso, la popolazione lombarda vive sempre più a lungo. Con l’aumento della longevità cresce anche l’impatto delle malattie croniche. Come sta cambiando la sanità regionale di fronte a questo trend?

L’invecchiamento della popolazione è ormai un dato strutturale. In Lombardia oltre tre milioni di cittadini convivono con almeno una patologia cronica e questa fascia di popolazione assorbe circa l’80% delle risorse sanitarie. Nei prossimi decenni la quota di over 65 continuerà a crescere, a differenza della popolazione generale che invece continuerà a diminuire visto il calo delle nascite già in atto, e questo ci impone di cambiare il modello di assistenza.

In che senso?

Stiamo passando da una sanità centrata soprattutto sull’ospedale a un sistema che punta sulla presa in carico continuativa del paziente e sulla medicina territoriale. Case della Comunità, Ospedali di Comunità, telemedicina e assistenza domiciliare sono strumenti fondamentali per gestire la cronicità e garantire continuità di cura. L’obiettivo è curare meglio e prima, evitando ricoveri quando non sono necessari.

Oggi si parla molto di «invecchiamento attivo». Quali politiche concrete sta mettendo in campo la Regione per favorirlo?

Il punto chiave è uno: non basta vivere più a lungo, dobbiamo vivere più a lungo in buona salute. Per questo stiamo lavorando su un programma regionale di «longevità sana» che mette al centro la prevenzione.

L'obiettivo è vivere più a lungo e in buona salute
L'obiettivo è vivere più a lungo e in buona salute

Cosa prevede?

Significa promuovere stili di vita più sani, rafforzare gli screening e aumentare la partecipazione dei cittadini ai programmi di prevenzione. In Lombardia le adesioni agli screening oncologici sono già superiori alla media nazionale, ma vogliamo fare ancora di più. Stiamo inoltre investendo nella medicina predittiva e nelle nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale all’analisi dei dati sanitari, per individuare prima possibile i fattori di rischio e intervenire in anticipo.

Le case di riposo hanno lunghe liste d’attesa. Non possono essere l’unica risposta a un bisogno diffuso. Quali strategie sta adottando la Regione?

Le Rsa sono importanti, ma non possono essere l’unica risposta. La nostra strategia è rafforzare tutte le forme di assistenza che permettono alle persone di restare il più possibile a casa propria.

Qualche esempio?

Abbiamo sviluppato il sistema delle cure domiciliari, che coinvolge medici di medicina generale, infermieri di famiglia, specialisti e servizi territoriali. Stiamo introducendo telemedicina e team di risposta rapida domiciliare per assistere le persone fragili direttamente a casa. Accanto a questo abbiamo strumenti innovativi come la «Rsa Aperta», che oggi permette a oltre 20mila anziani ogni anno di ricevere assistenza restando nel proprio domicilio, e progetti come i «Villaggi Alzheimer», pensati per garantire cura, ma anche qualità della vita alle persone con demenza.

Qual è la sfida principale che la Lombardia dovrà affrontare nei prossimi anni per garantire agli anziani non solo più anni di vita, ma più anni in salute?

La vera sfida nei prossimi anni sarà trasformare l’aumento della longevità in anni di vita realmente in salute, riducendo il divario tra vivere più a lungo e vivere meglio. Se non rafforziamo oggi le politiche di prevenzione e la gestione delle patologie croniche, il rischio futuro è quello di una popolazione sempre più longeva ma anche più fragile, con un aumento delle malattie croniche e della perdita di autonomia. Per affrontare questo scenario, la Lombardia dovrà continuare a rafforzare tre direttrici strategiche: prevenzione, innovazione e assistenza territoriale.

In che modo?

La prevenzione sarà fondamentale per ridurre i fattori di rischio e anticipare l’insorgenza delle malattie; l’innovazione, grazie ai dati e alle nuove tecnologie, permetterà di individuare precocemente i bisogni di salute; l’assistenza territoriale garantirà cure più vicine alle persone, accompagnandole lungo tutto il percorso di vita. L’obiettivo, quindi, è chiaro: non solo aggiungere anni alla vita, ma aggiungere salute agli anni, costruendo un sistema capace di sostenere una società sempre più longeva con qualità della vita, autonomia e benessere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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