Sono passati quasi due anni dall’elezione del Consiglio provinciale e dunque in autunno gli amministratori del Bresciano saranno chiamati nuovamente a esprimere le loro preferenze. Nel settembre del 2024, quando il centrodestra si prese la Provincia con nove consiglieri contro i sette del centrosinistra, subito si pensò alla fine delle larghe intese. E così è stato.
Chi ha vissuto entrambe le fasi è Filippo Ferrari, che è stato prima consigliere con delega all’Istruzione e all’Edilizia scolastica, poi capogruppo del Pd all’opposizione. «Un’opposizione costruttiva», sottolinea Ferrari. «È stata una scelta – spiega –. Abbiamo sostenuto proposte che erano concretamente realizzabili, senza mai scendere nella polemica politica e con il fine di essere sempre a disposizione dei territori. Lo abbiamo fatto anche quando il centrodestra si è spaccato, come sulla Fondazione Mille Miglia». Ma importante è stato anche il voto favorevole per il potenziamento degli Its.
«Sono entrambe iniziative strategiche per il futuro del nostro territorio – prosegue Ferrari –. La Mille Miglia rappresenta un patrimonio storico, culturale e turistico che valorizza non solo la città di Brescia ma l’intera provincia, mentre gli Its sono uno strumento fondamentale per ridurre il divario tra domanda e offerta di lavoro qualificato, rispondendo concretamente alle esigenze del nostro sistema produttivo».

Per il capogruppo del Pd in Broletto, però, «si lavora meglio con le larghe intese». Per Ferrari è stato evidente in questo mandato, nel quale «molto spesso tra le fila della maggioranza mancava il numero legale o c'erano assenze evidenti». E allo stesso tempo «è mancata una maggiore capacità di fare sistema per attrarre risorse e investimenti sul territorio. Altre Province italiane – come quelle del Mezzogiorno – spesso con minori potenzialità rispetto alla nostra, riescono a ottenere finanziamenti significativi grazie a una forte coesione istituzionale e a una chiara capacità di rappresentanza».
La gestione
Secondo il consigliere si sarebbe potuto fare di più per attrarre quelle risorse utili a realizzare interventi strategici sulla mobilità e sul trasporto, «opere indispensabili per sostenere lo sviluppo economico del territorio e garantire maggiore sicurezza ai cittadini», precisa.
È vero però che la Provincia non è un ente di facile gestione e senza le elezioni dirette e assessori dedicati alle varie tematiche il lavoro si complica. «È una situazione che deve essere assolutamente regolamentata – ammette Ferrari –. È necessario che lo Stato vari finalmente una modifica normativa. So che diverse forze politiche oggi sono d'accordo; anche nell'ultima assemblea nazionale l'orientamento emerso è chiaramente a favore di una riforma delle Province per superare la legge Delrio. Essendo noi in opposizione, spetta ovviamente alla maggioranza di governo fare un passo avanti con un decreto o una proposta di legge».
Una riforma sarebbe probabilmente utile anche per «sbloccare» il bilancio. «Che sia ingessato è un dato di fatto evidente. Proprio per questo il nostro ruolo è fare pressione affinché arrivino più risorse da Roma. Ricordiamoci che la Provincia di Brescia, per estensione e importanza, è la quinta in Italia. Chiediamo con forza più fondi», evidenzia il consigliere.
I temi
Se è vero che su certe questioni la minoranza è stata costruttiva, non si può negare (com’è logico) che ci siano stati anche degli scontri accesi in Consiglio provinciale. E il tema che più di tutti ha tenuto banco è stato quello della Corda Molle. «Ma anche in questo caso la nostra opposizione è sempre rimasta nel merito delle questioni – precisa Ferrari –. Probabilmente, se la vicenda fosse stata gestita in maniera diversa – e intendo non con "tifoserie contrapposte" – le cose sarebbero andate diversamente. Secondo me anche qui è mancato il Sistema Brescia: la capacità di fare squadra tra maggioranza e minoranza per la difesa del territorio».
E sulla mozione per intitolare un immobile della Provincia a Sergio Ramelli? «Quella era davvero insostenibile – racconta –. È stata percepita come un'imposizione ideologica dall'alto. La spaccatura iniziale su quel tema era tutta interna al centrodestra, tanto che la Lega non l'ha votata. Se fosse stata presentata in maniera diversa, forse il percorso sarebbe stato differente. Ma posta in quel modo, solo come un tentativo di mettere una bandierina politica, non la ritengo un grande risultato per la Provincia».
Anche all'interno della minoranza ci sono però anime diverse. «Il nostro obiettivo è sempre stato quello di tenere il centrosinistra compatto, e ci siamo riusciti – spiega il consigliere –. Abbiamo sempre concordato una linea comune su tutto, confrontandoci e sentendoci prima delle sedute. Poi, è chiaro che su qualche singola sfumatura o su specifiche varianti urbanistiche locali ci possono essere posizioni differenti da parte dei singoli territori, ma politicamente il gruppo ha sempre tenuto una posizione compatta. I consiglieri del Pd – Diletta Scaglia, Fabio Capra, Andrea Curcio e Massimo Libretti – hanno sempre garantito presenza, impegno e senso di responsabilità. E sui temi importanti, ad esempio la Corda Molle e la discarica Castella, abbiamo fatto sentire forte la nostra voce».




