La Provincia va al centrodestra: finisce nove consiglieri a sette
Non era ancora avvenuta la proclamazione e già aveva lasciato in eredità i primi strascichi politici (amaro in bocca incorporato). Al punto che, in tarda serata, nei corridoi c’era chi aveva già lo slogan pronto: «Larghe intese addio». Il centrodestra spezza l’equilibrio tra le due maxi-coalizioni per un soffio, vince (e si prende) la Provincia con nove consiglieri (più il presidente Emanuele Moraschini) contro i sette del centrosinistra, che nonostante i voti pesanti della Loggia finisce sulla carta in minoranza.
Lo spoglio
Il primo dato emblematico è che l’affluenza ha tenuto al 75,6%. Il secondo è che nei Comuni sotto i 5mila il centrodestra ha doppiato gli avversari. Il terzo è che l’epilogo delle urne, slogan a parte, non è scontato che si rispecchi poi nel piano sequenza politico-amministrativo. Tradotto: non è detto che il patto istituzionale tra le due coalizioni venga automaticamente archiviato. Saranno decisive le prossime settimane di interlocuzioni nelle mani del presidente Moraschini.
Il centrodestra
Che l’antifona fosse questa si è iniziato a capire verso le 22.45: lo scarto dei primi blocchi di schede disponibili (quelli dei voti più pesanti secondo il sistema ponderato, nel quale più il Comune è grande e più la preferenza conta) era ampio. Guardando alla competizione interna, nel centrodestra Mannatrizio e Fontana sono stati i più preferenziati. Fratelli d’Italia porta a casa tre consiglieri (Daniele Mannatrizio, Tommaso Brognoli e Nini Ferrari), la Lega altrettanti (Marco Togni, Fabio Rolfi, Agostino Damiolini), Forza Italia conferma i due uscenti (Lovo Gagliardi oltre a Fontana) e Lombardia Ideale pianta la sua bandiera con Laura Trecani.
Il centrosinistra
Nel centrosinistra, il Pd esulta: grazie alla strategia tra correnti, tutti e tre i consiglieri seduti in Loggia conquistano uno scranno (Fabio Capra, Andrea Curcio e Diletta Scaglia), riuscendo in un’impresa non scontata. Provincia bene comune guadagna dal capoluogo un voto pesante inatteso (tre e non due le preferenze per Sergio Aurora), a scapito del candidato della Civica Castelletti: Francesco Patitucci si ferma a tre preferenze da «punteggio massimo» (un voto della città vale 498 punti). Sempre in casa dem, dentro anche Filippo Ferrari che, pur non avendo alcun voto dal capoluogo risulta il più votato del centrosinistra con 4.907 gradimenti personali (a scrutinio ancora in corso). Azione tiene un seggio (Riccardo Canini) e passa Maurizio Libretti (Pd) dopo un duello all’ultimo voto con Andrea Ratti e Giampiero Bressanelli (a cui non è bastato il voto della sindaca di Brescia, Castelletti).
Trattative
Cosa succede ora? Ci sarà una settimana di apparente «fermo immagine», che servirà ai partiti per studiare le prossime mosse. Poi, la palla passa nelle mani del presidente Emanuele Moraschini, che intende avviare il confronto con qualche giro di consultazioni «per conoscere i nuovi consiglieri e confrontarmi con loro». Quindi, scoccherà la fase più politica che, visto il quadro, non si prospetta velocissima e che di certo passerà dal tavolo di concertazione con i segretari provinciali, garanti del patto per la presidenza. Insomma, la notte è servita per festeggiare e leccarsi le ferite, ma già da oggi lo sguardo è tutto rivolto al match politico e allo snodo deleghe.
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