Senza le elezioni un ente quasi scompare. Potremmo riassumere così la storia delle Province in Italia. Da quando la riforma Delrio ha cambiato la loro natura, infatti, nel sentire comune sono diventate qualcosa di superfluo, non essenziale. E adesso in molti si chiedono: «Ma la Provincia esiste ancora?»
In realtà l’Amministrazione provinciale ha molti più poteri di quanto si possa immaginare e gestisce tuttora tanti ambiti che hanno molta rilevanza, sia a livello economico che sociale. Per questo è importante fare un po’ di chiarezza sulla situazione attuale.
La legge Delrio
L’anno che cambia tutto è il 2014. La Legge Delrio nasce durante il governo Renzi e avrebbe dovuto essere il primo passo per cancellare del tutto le Province dalla Costituzione. Le cose non sono andate esattamente così. Il referendum costituzionale del 2016 – quello delle dimissioni di Matteo Renzi – è fallito e le Province sono rimaste così vive e vegete. Nel frattempo, però, la riforma le aveva già private delle risorse necessarie per lavorare a pieno regime.
Con la Delrio le Province sono state trasformate in enti di secondo livello. Tradotto: i cittadini non votano più, e i presidenti e i consiglieri provinciali vengono scelti a porte chiuse da sindaci e consiglieri comunali della provincia.
Essere invisibili, però, non vuol dire essere inutili. Tutt’altro. Strade, pianificazione del territorio ed edilizia delle scuole superiori sono solo alcuni dei temi in capo alla Provincia. E proprio qui in tanti vedono un grosso paradosso politico: ci sono enti che gestiscono servizi cruciali per la nostra vita quotidiana senza avere le risorse economiche per farlo e senza che i cittadini possano dare indicazioni alle urne.
Le Province
Nel Comune troviamo tre organi: il sindaco, la Giunta e il Consiglio. In Provincia la struttura cambia. Gli organi sono sempre tre, ma molto diversi da quelli del municipio. C'è il presidente della Provincia, che detiene il potere esecutivo e rappresenta l'amministrazione; c’è il Consiglio provinciale, che mantiene le funzioni di indirizzo e controllo politico. E c’è poi l'Assemblea dei sindaci: formata dai primi cittadini di tutti i Comuni del territorio, che ha però solo un compito consultivo e propositivo, e l'ultima parola sull'approvazione dei bilanci.
C’è da fare subito una precisazione sulle tempistiche. Il presidente resta in carica per quattro anni, il Consiglio, invece, dev’essere cambiato dopo due anni. Per legge, i consiglieri provinciali non percepiscono indennità di carica, .mentre per i presidenti l'indennità di funzione è stata reintrodotta e parametrata a quella dei sindaci dei grandi Comuni capoluogo.
Come funziona
Il Consiglio provinciale è l'organo di indirizzo e controllo politico-amministrativo della Provincia. Se vogliamo fare un parallelo con la macchina comunale, il Consiglio provinciale rappresenta l'omologo del Consiglio comunale, ma su scala territoriale più ampia. Si tratta di un organo collegiale che ha il compito di approvare gli atti fondamentali dell'ente: dai regolamenti interni ai piani di coordinamento del territorio, fino al bilancio provinciale, il documento chiave che stabilisce come ripartire le risorse economiche tra le varie necessità del territorio.
A differenza del passato, le sedute del Consiglio provinciale non vedono più la presenza di una Giunta con assessori esterni. I consiglieri si riuniscono periodicamente per discutere l'ordine del giorno, votare le delibere e approvare mozioni o ordini del giorno. Anche in questo caso, le decisioni vengono prese a maggioranza dei presenti.
Com’è strutturato
Ma quanti sono i consiglieri? Il numero varia in base alla popolazione residente. La provincia di Brescia conta oltre 1 milione e 200mila abitanti distribuiti su ben 205 Comuni. Questa vastità demografica e territoriale la colloca nella fascia più alta d’Italia, assegnandole un Consiglio composto da 16 consiglieri più il presidente.
Per gestire una macchina così complessa il presidente utilizza lo strumento delle deleghe: può assegnare a singoli consiglieri provinciali la responsabilità di determinati settori (avremo così il consigliere delegato all'Edilizia Scolastica, quello alla Viabilità, e così via). Questi consiglieri lavorano nei fatti come assessori, ma a differenza di quanto accade nei grandi Comuni, non devono dimettersi: mantengono la carica di consigliere e il loro diritto di voto in aula.
L’ente
A Brescia lo Statuto definisce la Provincia come ente territoriale di area vasta, dotato di autonomia statutaria, regolamentare, amministrativa e finanziaria. Non è quindi un semplice ufficio tecnico o un livello amministrativo residuale: rappresenta il territorio e le comunità locali che ne fanno parte, curandone gli interessi e promuovendone lo sviluppo.
Il punto centrale è proprio questo: la Provincia di Brescia è un ente di secondo livello, cioè lavora in rapporto con i Comuni, le Comunità montane e le Unioni del territorio. Non ha più un rapporto diretto con il voto dei cittadini, ma continua a svolgere funzioni che incidono sulla vita quotidiana: dalla pianificazione territoriale alla mobilità, dalla viabilità provinciale all’edilizia scolastica.
Le funzioni
Lo Statuto elenca con chiarezza le funzioni fondamentali. La Provincia esercita la pianificazione territoriale attraverso il Piano territoriale di coordinamento provinciale; si occupa della pianificazione dei servizi di trasporto e mobilità in ambito provinciale; gestisce, con compiti di manutenzione e sviluppo, la propria rete viaria; garantisce la gestione dell’edilizia scolastica e la programmazione della rete scolastica, nel quadro della programmazione regionale.
Gli organi di governo
Gli organi di governo della Provincia di Brescia sono tre: presidente della Provincia, Consiglio provinciale e Assemblea dei sindaci. È qui che si vede la differenza rispetto al Comune: non c’è più una Giunta provinciale eletta o nominata come accadeva prima della riforma Delrio. Molte competenze che un tempo erano della Giunta oggi sono riferite al presidente, che lo Statuto definisce l’organo responsabile dell’amministrazione e dell’unità di indirizzo politico-amministrativo.
Il presidente convoca e presiede sia il Consiglio provinciale sia l’Assemblea dei sindaci, definisce l’ordine del giorno delle sedute, propone al Consiglio gli schemi di bilancio e rendiconto, nomina e revoca i vicepresidenti, assegna deleghe ai consiglieri e coordina l’attività dei consiglieri delegati.
I consiglieri delegati
Un passaggio utile da spiegare bene è quello delle deleghe. Il presidente può nominare uno o due vicepresidenti e può assegnare deleghe a uno o più consiglieri provinciali. Questo permette di seguire singoli settori – per esempio viabilità, edilizia scolastica, ambiente – ma con una differenza importante rispetto ai Comuni: i consiglieri delegati non hanno poteri decisionali propri e non possono adottare atti a rilevanza esterna. La decisione finale resta al presidente, mentre gli atti di gestione spettano ai dirigenti.
In sostanza, i consiglieri delegati funzionano politicamente come assessori, ma giuridicamente non lo sono: collaborano con il presidente, seguono le materie assegnate, possono proporre decreti, ma non adottano direttamente provvedimenti esterni.
Competenze
Il Consiglio provinciale resta l’organo di indirizzo e controllo della Provincia. Spetta al Consiglio individuare gli interessi generali della comunità, stabilire gli indirizzi per guidare l’attività dell’ente e controllare politicamente l’azione amministrativa. Tra le sue competenze ci sono il Documento unico di programmazione, il bilancio, il rendiconto, le variazioni di bilancio, i regolamenti, gli atti di pianificazione e programmazione, la disciplina generale delle tariffe e alcune decisioni su mutui, patrimonio, appalti e concessioni.
Approva gli atti fondamentali dell’ente e controlla l’indirizzo politico-amministrativo. Ma lo fa dentro un sistema in cui i cittadini non scelgono direttamente né il presidente né i consiglieri.
Come si riunisce
La sede ordinaria del Consiglio provinciale di Brescia è la sala consiliare di Palazzo Broletto. Ma le sedute si possono svolgere anche in modalità mista: i consiglieri possono partecipare in presenza o da remoto, anche in considerazione della grande estensione territoriale della provincia.
Le sedute del Consiglio sono pubbliche e, quando si svolgono in modalità telematica o mista, sono trasmesse in diretta streaming sul portale istituzionale della Provincia. Il Regolamento richiama tre principi: pubblicità, trasparenza e tracciabilità. La seduta viene registrata in audio e video, salvo il caso delle sedute segrete.
Gli strumenti dei consiglieri
Anche in un ente di secondo livello, i consiglieri provinciali mantengono alcuni strumenti di iniziativa e controllo politico. Lo Statuto riconosce loro il diritto di ottenere dagli uffici della Provincia, dagli enti e dalle aziende dipendenti tutte le informazioni utili all’esercizio del mandato; di esercitare l’iniziativa su ogni questione di competenza del Consiglio; e di presentare interrogazioni e mozioni secondo le modalità previste dal Regolamento.
L’interrogazione è una domanda rivolta al presidente della Provincia per ottenere informazioni su un fatto, su un provvedimento o sullo stato di attuazione degli atti fondamentali del Consiglio; può avere risposta scritta, orale o immediata. La mozione, invece, è lo strumento con cui uno o più consiglieri promuovono un dibattito su un tema di particolare importanza legato alle competenze provinciali. In caso di approvazione, può impegnare il presidente o un consigliere delegato ad adottare iniziative o atti di competenza, con l’obbligo di riferire sullo stato di avanzamento.
In sostanza, il Consiglio non è privo di strumenti: può chiedere conto, sollecitare risposte, aprire discussioni e orientare politicamente l’azione dell’ente.
Nel Bresciano
A Brescia, insomma, la Provincia continua a essere una macchina amministrativa pesante e decisiva. Ha competenze su materie concrete, lavora con i Comuni, programma interventi, approva bilanci, gestisce scuole e strade, coordina funzioni di area vasta. Ma dopo la riforma Delrio tutto questo avviene in una cornice meno visibile: gli elettori non votano più direttamente, il presidente concentra molte delle funzioni esecutive e il Consiglio esercita indirizzo e controllo in un sistema di secondo livello. È qui che nasce la domanda politica: può un ente così importante restare così lontano dalla percezione dei cittadini?




