Cronaca

Provincia, intitolazione a Ramelli: il sì della maggioranza non è unanime

La mozione è stata approvata con l’astensione del leghista Damiolini: «Resto fedele alle mie idee, senza polemiche»
La «casa» della Provincia a palazzo Broletto © www.giornaledibrescia.it
La «casa» della Provincia a palazzo Broletto © www.giornaledibrescia.it
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Meno di una settimana. Dalla seduta di mercoledì 30 luglio a quella di ieri. La mozione per intitolare un immobile della Provincia a Sergio Ramelli è stata approvata dal Consiglio. Superata dunque l’impasse di pochi giorni fa, quando il mancato raggiungimento del numero legale aveva di fatto respinto il testo presentato da Daniele Mannatrizio e Tommaso Brognoli di Fratelli d’Italia.

Per far sì che il voto sia valido serve che in aula (anche virtualmente) ci siano almeno 9 consiglieri, perché sono 17 i votanti totali. A «disertare» la settimana scorsa è stata la minoranza, ma fuori dall’aula c’era anche Agostino Damiolini della Lega, mentre Laura Trecani di Lombardia Ideale non ha partecipato all’intero Consiglio.

Visioni

Difficile pensare che i due atteggiamenti possano essere riconducibili a casi fortuiti. Soprattutto perché ieri Damiolini – collegato da remoto – si è astenuto e Trecani era nuovamente assente. Insomma, nella maggioranza la mozione Ramelli non mette d’accordo proprio tutti. Trecani, che è sindaca di Ospitaletto, a marzo ha respinto in Consiglio comunale un documento analogo. Evidentemente in questi mesi non ha cambiato idea. Allo stesso modo, l’astensione di Damiolini conferma la distanza del leghista da quegli aspetti della maggioranza vicini al mondo dell’estrema destra. E avvalora le tesi che l’uscita dall’aula di settimana scorsa non sia stata casuale.

Ramelli fu ucciso nel 1975 da un gruppo di estremisti di estrema sinistra vicini ad Avanguardia Operaia. Era politicamente attivo nel Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano. Una storia, quella del giovane diventato poi anche simbolo di una parte della destra, troppo vicina al fascismo per i valori della Lega originaria. «Resto fedele alle mie idee – sottolinea Damiolini –. La coerenza per me è un valore abbastanza importante. La mia è una posizione personale, allineata alla mia storia. Non c’è nessuna polemica con la mia maggioranza, che poi si è espressa e ha approvato la mozione». Una presa di posizione politica che sgombera il campo dai dubbi.

In aula

Ieri hanno partecipato al Consiglio solo otto consiglieri e insieme a loro c’era il presidente della Provincia Emanuele Moraschini. Assente, come detto, la consigliera Laura Trecani e con lei tutta la minoranza. In aula, oltre al presidente, solo Mannatrizio, Brognoli e Fontana. Gli altri collegati da remoto. Alla fine 8 voti favorevoli e un astenuto. Mozione approvata e grande gioia per Fratelli d’Italia. «L’approvazione di questa mozione rappresenta un passaggio storico per la nostra provincia e per la memoria collettiva di questo Paese – ha dichiarato Diego Zarneri, coordinatore Provinciale di Fratelli d’Italia –. Intitolare un luogo pubblico a Sergio Ramelli non è solo un gesto simbolico, ma un atto di consapevolezza storica e di responsabilità civile».

Brognoli ha ricordato che Ramelli era un ragazzo «ucciso per aver avuto il coraggio di esprimere con coerenza e coraggio le proprie idee», mentre Mannatrizio ha punzecchiato la minoranza: «Dispiace non vedere in aula l’opposizione – il suo commento –. In un momento importante servirebbe più rispetto: si deve lavorare insieme, anche nelle divergenze d’opinione».

Esponenti di Fratelli d'Italia ricordano Sergio Ramelli © www.giornaledibrescia.it
Esponenti di Fratelli d'Italia ricordano Sergio Ramelli © www.giornaledibrescia.it

E proprio sul percorso da condividere si è espressa la minoranza. Nessuno dei sette consiglieri ha partecipato al Consiglio, ma un commento è comunque arrivato. Quella di Ramelli – spiegano – è «una mozione imposta al Consiglio, voluta da una parte del gruppo di Fratelli d’Italia e priva di un reale confronto tra le forze che rappresentano la provincia. Su un tema così delicato e profondo come quello della memoria storica, ci saremmo aspettati un dibattito serio, condiviso, istituzionalmente maturo. Invece si è scelto scientemente di forzare i tempi e i toni. La memoria non può essere ridotta a strumento di propaganda, né può essere usata per creare tensione politica su fatti che richiedono invece riflessione, confronto e responsabilità».

I banchi vuoti dell'opposizione durante il Consiglio provinciale © www.giornaledibrescia.it
I banchi vuoti dell'opposizione durante il Consiglio provinciale © www.giornaledibrescia.it

Il segretario provinciale del Partito Democratico, Michele Zanardi, ha confermato «il carattere puramente ideologico della mozione», ricordando che «le modalità con cui è stata approvata dimostrano chiaramente che non si trattava di onorare la memoria delle vittime del terrorismo, ma di un mero esercizio di potere». Per Zanardi è ora «di riportare l’Ente Provincia alla sua vocazione naturale: essere la casa dei Comuni».

Adesso si attende di capire quale sarà l’immobile o lo spazio pubblico che verrà dedicato a Sergio Ramelli. E forse anche questo potrebbe trasformarsi in un terreno di scontro.

Le parole di Bazoli

Sulla tematica è intervenuto anche il senatore del Pd Alfredo Bazoli. «I morti per mano della violenza politica non hanno distinzione. Dunque Ramelli dev'essere ricordato al pari delle vittime di segno diverso, non c’è dubbio – precisa –. Ma l’iniziativa di Fratelli d’Italia di intitolargli un immobile in Provincia ha il sapore acido della strumentalità, del revanchismo, della faziosità, su un tema che meriterebbe ben altra sensibilità».
«Se si voleva fare un’operazione di memoria condivisa era sufficiente ricordare i morti di ogni segno politico, o almeno associare a quel nome – un ragazzo milanese che non mi risulta avesse rapporti con la nostra città o la nostra provincia – qualche altra biografia di vita interrotta per mano neofascista».
Bazoli che aggiunge: «Il significato è dunque chiaro: siamo la destra, siamo al potere, è ora di prenderci la rivincita, è ora di riscrivere la storia, è ora di imporre i nostri simboli, che siano il povero Sergio Ramelli, o il fondatore di Ordine Nuovo Pino Rauti, cui è stato intitolato un circolo bresciano di Fratelli d’Italia. Un’operazione che serve solo a dividere».

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