Politica

Dall’alt al salario minimo ai fratelli Grimm: in Consiglio torna la politica

Il «trasloco» in Broletto ha cambiato ritmo al confronto. Sì ai trasporti gratis fino ai 18 anni e alla nuova Pietra Curva
Il Consiglio comunale in Broletto - Foto Christian Penocchio
Il Consiglio comunale in Broletto - Foto Christian Penocchio

L’esordio ha il sapore del primo giorno di scuola: c’è chi cerca il posto giusto, chi studia la disposizione dell’aula, chi «testa» le sedie come se fossero finite all’ordine del giorno. Per qualche mese, infatti, Palazzo Broletto sarà il supplente di Palazzo Loggia (consegnato a muratori e operai fino a dicembre per darsi una rassettata generale). E, forse, ci voleva proprio un cambio di casa per ricordare ai consiglieri comunali che l’assemblea politico-amministrativa serve, prima di tutto, a discutere tra di loro.

Negli ultimi due anni buoni, il Consiglio comunale era diventato una curiosa forma di teatro sperimentale: monologhi recitati in contemporanea, con il risultato che il dibattito aveva di solito la vivacità di una chat aziendale il venerdì sera dopo le 19. Stavolta (ossia ieri) no: ci si interrompe, ci si replica, ci si ascolta. Perfino qualche battuta va a segno.

Salario minimo e 5 Stelle

La prima ora è dedicata alle interrogazioni. E Paolo Fontana, capogruppo di Forza Italia, prende la sentenza della Corte costituzionale sul salario minimo come si prende un grimaldello: l’obiettivo non è tanto discutere dei 9 euro lordi all’ora quanto provare a scardinare un’altra porta, quella del campo largo. L’assessore al Bilancio Marco Garza liquida rapidamente l’aspetto tecnico: il Comune, spiega, aveva recepito la mozione approvata dal Consiglio inserendo il riferimento nei disciplinari di gara. Dopo la pronuncia della Consulta, però, quella previsione non può avere ulteriore seguito. Restano i controlli sui contratti collettivi, i giudizi di equivalenza e le verifiche sugli appalti. È il genere di risposta che chiude una questione amministrativa.

Ma la politica, nel frattempo, si è già spostata altrove. «La mozione non è stata applicata perché non era applicabile. L’accordo con il Movimento 5 stelle, sbandierato anche attraverso questo provvedimento, era solo uno slogan», affonda Fontana. Il salario minimo diventa così poco più di un pretesto. Il centrodestra usa la sentenza della Consulta per riaprire il dossier che gli interessa davvero: il rapporto tra Pd e Cinquestelle, come a dire «se questa era la prova generale dell’intesa in città, è stato un bel flop».

Insomma, il bersaglio finale è il «dissing» (seppur educato) tra un Pd che ha abbracciato l’idea di allargare la coalizione ai 5s e la sindaca Laura Castelletti, che su quell’ipotesi continua a muoversi con molta più cautela, tanto da aver esplicitato (a giugno) che «la coalizione è già abbastanza plurale» e che preferisce «consolidarla più che allargarla».

La sicurezza

Archiviata la prima ora, arriva il Documento unico di programmazione che, di fatto, politicamente significa «tema libero» perché contiene tutto il possibile immaginabile. E quando un documento contiene tutto, prima o poi finisce per contenere anche le ossessioni di ciascuno.

Così, Carlo Andreoli (FdI) decide di chiamare in causa i fratelli Grimm. L’Amministrazione, dice, «è La bella addormentata nel bosco» e il principe azzurro «ha le sembianze piuttosto inconsuete del sondaggio del Sole 24 Ore», quello che avrebbe costretto la Giunta ad accorgersi della sicurezza. «Per tre anni ci avete raccontato che parchi e quartieri erano sicuri. Vi hanno smentito i fatti. La delega venga tolta a Valter Muchetti e passi direttamente alla sindaca».

L’assessore Muchetti non raccoglie la provocazione. Cambia proprio bersaglio. Il problema, replica, non è Palazzo Loggia ma Palazzo Chigi: «Per presidiare davvero quartieri e parchi al ritmo che chiedete, servirebbero trecento agenti in più: Roma investe sulle forze dell’ordine? Altrimenti, mi si dica allora quali servizi dovremmo smettere di fare». Dopo un paio d’ore in cui ogni consigliere sembra deciso a infilare nel Dup il proprio romanzo politico (la famiglia, il sociale, la mobilità, l’urbanistica, i rifiuti, la cultura), Daniela Del Ciello fotografa l’aula meglio di qualsiasi taccuino: «Mi sembra che qui ognuno stia parlando delle proprie passioni. Allora lo faccio anch’io». L’aula ride (non succede così spesso da passare inosservato).

I mezzi gratuiti per gli under 18

Il voto clou arriva con l’assestamento di bilancio: la gratuità del trasporto pubblico fino ai 18 anni passa con l’astensione del centrodestra. Quando prende la parola Laura Castelletti, rivendica la proprietà intellettuale dell’idea (e ha ragione: fu lei, per prima, a pensarci per «affezionare» i cittadini alla metro, correva l’anno 2013 e sedeva in opposizione. Il copyright è suo). Tradotto: quella bandiera, prima che della maggioranza, è sua.

L’ex Pietra Curva

E dentro ci mette tutto quello che vuole lasciare come cifra del mandato: mobilità, ambiente, sostegno alle famiglie, una città che prova a convincere le persone a salire su un autobus prima ancora che a scendere dall’automobile. La variazione (ovviamente) passa. E passa anche la trasformazione dell’ex Pietra Curva, ancora con l’astensione del centrodestra. E il bilancio è positivo anche per il confronto politico: forse è solo l’effetto trasloco; forse dalla prossima seduta tornerà tutto come prima. Ma, ieri, il Consiglio comunale è sembrato ricordarsi perché si chiama così.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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