Politica

Lega, a Brescia il duello non è finito: «I dissidenti si facciano da parte»

Dopo la conferma di Salvini, i fedelissimi chiedono di archiviare la contestazione. Bertagna arriva a evocare l’uscita dal partito. Bordonali, Sisti e Gandellini rivendicano il 24% di Garavaglia: «Il Nord deve essere ascoltato»
Matteo Salvini è stato confermato segretario federale della Lega - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Matteo Salvini è stato confermato segretario federale della Lega - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

A Milano si abbracciano, a Brescia cominciano a presentare il conto. Il congresso della Lega consegna a Matteo Salvini altri quattro anni da segretario federale, 465 voti contro i 146 di Massimo Garavaglia e una domanda che l’abbraccio sul palco non basta a risolvere: che ne sarà di quelli che hanno osato sfidare il Capitano? Perché se i nordisti rivendicano il risultato come la prova che un’altra Lega esiste, i salviniani leggono nelle urne una sentenza senza appello. E qualcuno, senza troppi complimenti, indica già la porta.

Il fronte dei salviniani

È Alberto Bertagna a pronunciare le parole più pesanti. Il congresso, sostiene, ha «sconfessato» chi per mesi ha contestato la leadership di Salvini, disturbando la militanza. Ora chi ha alimentato quelle tensioni «o si metta da parte» e accetti la linea del segretario, oppure «abbia la decenza di fare altre scelte». Del resto, aggiunge, «nessuno è obbligato a stare in un partito che non condivide». Più che un invito alla riconciliazione, un ultimatum. E il bersaglio politico non è difficile da individuare.

Matteo Salvini dal palco del congresso, a Milano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Matteo Salvini dal palco del congresso, a Milano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il senatore Stefano Borghesi sceglie toni meno ultimativi, ma la sostanza non cambia. Il risultato è «netto e inequivocabile» e ora «serve una riflessione da parte di chi ha fatto polemica per mesi». Basta discussioni, insomma, e tutti al lavoro. Anche perché, rivendica Borghesi, Brescia deve ringraziare Salvini «per le tante opere sbloccate, per i tanti fondi destinati e per la grande attenzione che non è mai mancata».

Paolo Formentini taglia ancora più corto: «Avanti tutta con Matteo, i militanti hanno deciso, adesso il responso è chiaro. Basta polemiche sterili». Davide Caparini liquida la conta con quattro parole: «Risultato ovvio quanto scontato».

Ma non tutti, neppure tra chi ha sostenuto Salvini, sembrano voler trasformare il congresso in un regolamento di conti. Floriano Massardi si congratula con entrambi i candidati, riconosce a Garavaglia «il buon risultato ottenuto» e avverte che «nessuno deve sentirsi escluso». Il suo è un appello alla ricomposizione: «Non ci sono vincitori e vinti quando a vincere deve essere tutta la Lega». Parole che assumono un significato particolare proprio mentre altri, nello stesso schieramento, chiedono ai contestatori di adeguarsi o andarsene.

I nordisti a testa alta

Dall’altra parte della barricata, invece, nessuna intenzione di considerare chiusa la questione. Roberta Sisti, segretaria provinciale e sostenitrice di Garavaglia, rivendica la scelta compiuta «con serenità e coerenza». E soprattutto rivendica i risultati politici ottenuti: il ritorno del federalismo nel simbolo, la mozione sulla questione settentrionale, l’attenzione alle istanze dei territori: «Adesso sarà fondamentale dare seguito agli impegni assunti, traducendo gli indirizzi congressuali in azioni politiche». Tradotto: le concessioni programmatiche non possono restare buone intenzioni da archiviare insieme alle schede elettorali.

Sulla stessa lunghezza d’onda Sebastiano Gandellini, segretario cittadino. Il 24% raccolto da Garavaglia, osserva, è «un segnale politico inequivocabile», tanto più considerando che lo sfidante ha avuto appena una settimana per organizzare la candidatura. Quella sensibilità, insiste, «necessariamente, dovrà essere ascoltata e coinvolta». Due segretari territoriali, quello provinciale e quello cittadino, che non contestano il verdetto ma chiedono di non confondere la riconferma di Salvini con la cancellazione del dissenso. Una distinzione destinata a pesare anche negli equilibri bresciani.

Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Simona Bordonali, unica scrutatrice espressione del gruppo Garavaglia, definisce il risultato «assolutamente positivo» e saluta il ritorno di un confronto sui contenuti. Ma nelle sue parole c’è anche un rimprovero alla gestione degli ultimi anni: l’auspicio è che Salvini tenga conto «anche delle voci che in questi anni non sono state ascoltate». Michele Maggi è ancora più esplicito. Contesta i tempi concessi allo sfidante e parla di un confronto che non si sarebbe svolto «in condizioni pienamente democratiche». Giovanmaria Flocchini ricorda che a votare erano i delegati del precedente congresso e insiste sulla necessità di rappresentare quel Nord che ha espresso «posizioni diverse e soluzioni alternative».

Non è soltanto una disputa sulle percentuali. Il voto era formalmente segreto, ma durante il congresso dal fronte vicino a Garavaglia è arrivata la denuncia di indicazioni ai sostenitori di Salvini per scriverne il nome in modo differente a seconda della regione, rendendo riconoscibile la provenienza delle preferenze. Una circostanza riportata anche dalle cronache nazionali, che resta una denuncia e non una violazione accertata. Ma che contribuisce a spiegare il clima di sospetto nel quale si è consumata la conta.

Lo scenario

E adesso? Nei corridoi del Carroccio c’è chi teme che alla riconferma seguano le epurazioni. Uno scenario tutt’altro che scontato: significherebbe mettere in discussione la permanenza di figure che hanno attraversato l’intera storia della Lega, dal ministro Giancarlo Giorgetti all’on. Simona Bordonali. Non esattamente degli ospiti arrivati ieri. Salvini, intanto, dispone di una nuova segreteria politica i cui componenti saranno scelti e revocati da lui. Sarà anche da quelle nomine che si capirà quale spazio intenda riconoscere alla minoranza.

Il nuovo simbolo della Lega presentato al congresso - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il nuovo simbolo della Lega presentato al congresso - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il nuovo simbolo porta la scritta «Italia federale», ma la questione è meno grafica di quanto sembri. I nordisti chiedono che il federalismo torni a orientare le scelte del partito; i fedelissimi rispondono che il congresso ha già deciso chi comanda. E a Brescia, dove perfino i vertici territoriali hanno sostenuto lo sfidante, il problema si presenta con particolare evidenza. La conta è finita. Per i salviniani dovrebbe finire anche la discussione. Per i nordisti è proprio adesso che bisogna verificare quanto valgano gli impegni presi. Il Capitano ha ottenuto altri quattro anni di comando. Resta da vedere quanto spazio intenda lasciare, a bordo, a chi ha votato per cambiare rotta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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