Politica

Congresso Lega, i salviniani: «Loro hanno le firme, ma non i numeri»

La vittoria del Capitano è annunciata, ma i nordisti puntano a riprendersi la Lega Nord
Silvia Sardone e Matteo Salvini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Silvia Sardone e Matteo Salvini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il congresso non è ancora cominciato, ma il titolo dell’epilogo sembra già scritto. Copyright, nientepopodimeno, di Gabriel García Márquez: «Cronaca di una morte annunciata». Quella delle ambizioni di Massimo Garavaglia, s’intende. Perché i salviniani, trincerati dietro un muro di silenzio, ostentano la sicurezza di chi considera la partita chiusa prima del fischio d’inizio: «Hanno le firme, ma non i numeri», è il ragionamento che circola tra i fedelissimi del Capitano.

D’altronde i 706 delegati sono gli stessi che riconfermarono Salvini per acclamazione a Firenze nell’aprile 2025. E perfino in Lombardia, epicentro della rivolta, i suoi sostenitori rivendicano 120 firme su 170 delegati. Il voto segreto introduce un’incognita, difficilmente cancellerà i rapporti di forza. Ma Garavaglia può perdere la segreteria e vincere un’altra partita: dimostrare che il dissenso pesa più di qualche volto illustre.

E infatti i nordisti guardano già oltre domani. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di recuperare il controllo della vecchia Lega Nord, il soggetto politico sopravvissuto alla nascita della Lega per Salvini premier, con tanto di nome e simbolo. Non una semplice operazione nostalgia: significherebbe riappropriarsi di un’identità politica, forse anche di uno strumento organizzativo, senza dipendere dal Capitano. Una strada tutta da verificare, anche sul piano giuridico. Ma abbastanza per capire che la resa dei conti potrebbe non esaurirsi nelle urne congressuali.

Riassetti

Dal fronte salviniano, intanto, Silvia Sardone detta la linea. L’europarlamentare e vicesegretaria immagina il congresso come «un momento di rilancio ulteriore». Salvini, assicura, «sarà ovviamente riconfermato segretario federale». Quanto ai dissidenti, potranno discutere e candidarsi, ma «dal lunedì successivo si vada tutti uniti in un’unica direzione». Traduzione: libertà di parola nel fine settimana, disciplina di partito dal lunedì.

Il congresso, però, non eleggerà solo il segretario. Dovrà definire la nuova segreteria politica e ufficializzare il simbolo aggiornato, con la possibile uscita di scena della dicitura «Salvini premier». E il riassetto potrebbe investire anche i gruppi parlamentari: circolano da tempo ipotesi di sostituzione dei capigruppo Massimiliano Romeo al Senato e Riccardo Molinari alla Camera. Nulla di deciso, ma la partita delle poltrone si intreccia inevitabilmente a quella della linea politica.

Per Sardone, nel frattempo, si apre un altro fronte: Palazzo Marino. Nel centrodestra prende corpo l’ipotesi che Giorgia Meloni possa convergere sulla sua candidatura a sindaca di Milano, anche per la centralità che Fratelli d’Italia intende attribuire alla sicurezza. La decisione è attesa per l’inizio di novembre, lasciando prima decantare il congresso leghista.

Salvini punta dunque a uscire da Milano con il partito ricompattato e una candidatura pesante da spendere con gli alleati. I nordisti, invece, cercano il modo di non consegnargli anche l’ultima parola. Perché domani si conteranno i voti. Da lunedì, eventualmente, i cocci.

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