La tregua di Pontida non significa silenzio. Attilio Fontana sale sul palco del pratone e mette subito in chiaro che non intende rimangiarsi le critiche degli ultimi giorni. «Mi hanno accusato di essere contro certe scelte del governo, di dire cose che non avrei dovuto dire. Ma io ho detto solo le cose che andavano dette per difendere il nostro territorio, per difendere la nostra Lombardia». E avverte: «Quando vedo che ci sono dei provvedimenti centralistici io non sto zitto. Sono nato federalista e continuerò ad aprire bocca, a parlare e a ribellarmi a queste scelte».
Sul palco
È il passaggio politico più significativo dell'intervento del governatore lombardo, protagonista insieme agli altri presidenti di Regione della richiesta di cambiamento avanzata nelle ultime settimane ai vertici del Carroccio. Una discussione che ha investito la leadership di Matteo Salvini e l'organizzazione del partito, fino alla tregua concordata in vista del raduno.
Fontana sceglie di non nominare il segretario. Rende invece omaggio a Giancarlo Giorgetti, al quale riconosce un lavoro «eccellente» sui conti pubblici e il merito, secondo il governatore, di aver restituito credibilità all'Italia davanti all'Europa. Ma il complimento al ministro dell'Economia non cancella la richiesta politica: «Noi siamo qui per andare oltre, per guardare al futuro. E il nostro futuro è fatto di federalismo, di potere ai territori, di autonomia nelle scelte».
Non soltanto nei rapporti tra Stato e Regioni. Fontana vuole applicare lo stesso principio dentro la Lega: «Vogliamo andare verso un partito che sia organizzato anche in modo federale, in modo che le vere istanze vengano dal basso». E ancora: «Vogliamo ridare voce ai nostri territori e vogliamo che ci siano luoghi dove ciascun territorio possa discutere il proprio futuro».

Lombardia «motore del Paese»
La rivendicazione arriva davanti a un pratone tutt'altro che gremito. Anche i pullman partiti dal Bresciano non viaggiano a pieno carico. Sul prato la componente vicina ai governatori ha una rappresentanza consistente, mentre i Salvini boys e le Salvini girls presidiano lo spazio dei fedelissimi del segretario. Una fotografia delle diverse anime del Carroccio, riunite per il tradizionale appuntamento ma ancora alle prese con la discussione sulla linea politica.
A fare da collante è il ricordo di Umberto Bossi, nella prima Pontida senza il fondatore. Fontana ne richiama l'insegnamento: «Se hai ragione non devi avere paura di niente e devi continuare contro tutti e contro tutto». Poi rivendica il primato della Lombardia, «vero motore di questo Paese», capace a suo giudizio di operare «meglio anche di quello che succede a Roma».
Il governatore chiude promettendo ai militanti che combatterà al loro fianco «fino all'ultimo fiato» e che non lo fermerà nessuno. Nessuna dichiarazione di guerra personale a Salvini, dunque. Ma nemmeno una retromarcia: la richiesta di una Lega federale, con più potere ai territori, resta sul tavolo. E Fontana, dal palco della festa dell'unità leghista, ribadisce che non intende tacere.
Da Brescia
Come lo ribadisce, con toni più pacati, la segretaria provinciale della Lega, Roberta Sisti: «Da Brescia siamo arrivati ancora una volta comunque numerosi, con le nostre bandiere e soprattutto con la convinzione che le battaglie che hanno fatto nascere la Lega siano ancora attuali: più autonomia ai territori, meno centralismo, meno tasse, più libertà per chi lavora e produce, sicurezza e rispetto per le nostre comunità».




