A Brescia c’è una cosa sulla quale destra e sinistra vanno perfettamente d’accordo: A2A è un patrimonio straordinario. Il problema comincia quando si passa dal patrimonio alla bolletta. Il centrodestra vorrebbe tariffe più leggere senza spiegare bene chi dovrebbe pagare la differenza; il centrosinistra rivendica controllo e successo pubblici, salvo ricordare che sulle tariffe comandano altri. Nel mezzo ci sono i cittadini, che non hanno bisogno di un bilancio consolidato per sapere quanto costa riscaldarsi.
Fattore bollette
Eppure è proprio il bilancio consolidato 2025 a fornire il materiale per la disputa politica del Consiglio comunale di Brescia. L’assessore al Bilancio, Marco Garza, presenta numeri che molti Comuni possono solo sognare: 133,2 milioni di risultato positivo, 2,46 miliardi di patrimonio netto e 81,4 milioni di dividendi A2A incassati dalla Loggia. Risorse che finanziano servizi e investimenti. Garza ci vede un «patto tra generazioni» e dice: «Chi ci ha preceduto ha costruito, noi manteniamo e investiamo». Un orizzonte che arriva al 2045, quando sarà estinto il mutuo della metropolitana. Nel frattempo, però, c’è da superare qualche inverno.

E Fabio Rolfi (Lega) decide di partire proprio da quello in arrivo. Mette sul tavolo gli aumenti del teleriscaldamento, fino al 38% secondo i dati richiamati in aula, e chiede un confronto pubblico con A2A per capire come vengano determinate le tariffe. La domanda non è peregrina: se il Comune incassa milioni dalla società, quale voce può avere sulle condizioni praticate ai cittadini? Rolfi si concede anche una rivincita contabile: dopo anni di contestazioni dell’opposizione, il metodo di consolidamento di A2A è stato modificato in seguito all’istruttoria della Corte dei conti. «Avete fornito dati sbagliati per anni» attacca. Accusa politicamente efficace, anche se cambiare criterio non equivale a certificare che i vecchi conti fossero falsati.

Paolo Fontana (Forza Italia) raccoglie la proposta del tavolo, ma precisa subito che A2A gode della sua «piena fiducia». E prende le distanze dalle accuse di «manipolazione del mercato energetico» lanciate dal leader di Azione. Insomma, la partecipata non si processa, ma dovrebbe contribuire a rendere meno pesante il conto per le famiglie. Come, e soprattutto a spese di chi, resta un mistero. Del resto è il vantaggio dei tavoli: prima di trovare una soluzione bisogna almeno trovare le sedie.

Mattia Margaroli (FdI), meno interessato all’arredamento, infierisce sul bersaglio: Carlo Calenda e, quindi, Azione. Prima contesta alla Giunta l’abitudine di chiamare in causa Governo e Corte dei conti quando arrivano le critiche, poi passa ad Azione, accusata di attaccare A2A a livello nazionale e sostenerne il consolidato in Loggia: «Calenda - incalza il capogruppo - un giorno guarda a destra, quello dopo al campo largo, quello successivo a se stesso». Un centro con più uscite della tangenziale. Margaroli pregusta il voto favorevole di Azione come «una ricorrenza da segnare sul calendario».

Francesco Tomasini (Azione, per l’appunto) non si fa ditrarre e cambia strada. Anzi, restituisce il colpo: denunciare il caro vita e contestare contemporaneamente l’aumento della spesa per il personale «è un esercizio di equilibrismo». Se si vogliono salari dignitosi, bisogna pagarli: «Fate pace con voi stessi», invita gli avversari. Massimiliano Battagliola (Brescia Civica) apre un’altra crepa: spendere correttamente 1.400 euro non significa averli spesi bene. Un bilancio in ordine non assolve automaticamente le scelte su cultura, sport e partecipate. La ragioneria certifica i numeri, «non distribuisce patenti di buon governo».
Competenze
La maggioranza, del resto, qualche argomento ce l’ha. Il vicesindaco Federico Manzoni respinge la lettura dell’opposizione sulla Corte dei conti: nessuna censura dei bilanci precedenti. Sulle tariffe distingue responsabilità locali, mercato e regolazione nazionale. Il Comune non può diventare «lo sportello reclami» dell’intera economia. Vero. Ma neppure il rapporto con A2A può ridursi alla soddisfazione dell’azionista quando arriva il bonifico. Il vicesindaco ricorda che a Roma governa il centrodestra. E il valzer dello scaricabarile, da un lato all’altro dell’aula, è servito.

Diletta Scaglia (Pd) difende l’autonomia delle società: il Comune è socio, non amministratore delegato. I dividendi, ricorda, tornano ai cittadini attraverso scuole, servizi sociali e investimenti. Un punto che l’opposizione tende a relegare a nota a piè di pagina, benché quei soldi finanzino servizi che altrimenti qualcuno dovrebbe pagare. E mette il dito nella contraddizione avversaria: tariffe più basse e maggiori investimenti sono richieste entrambe popolari, ma non necessariamente compatibili senza indicare dove reperire le risorse.
Alla fine il consolidato racconta una Brescia patrimonialmente solida e politicamente meno concorde su che cosa farsene. Il centrodestra vuole più iniziativa sulle tariffe («A2A nasceva da un patto con la città, abbiamo il Termoutilizzatore, continuiamo ad accogliere camion di rifiuti da fuori e il teleriscaldamento doveva agevolare i bresciani, non certo penalizzarli con le bollette» ricorda Rolfi), ma lascia aperta la questione dei costi. Il centrosinistra difende il valore dei servizi finanziati dagli utili, ma non chiarisce fino a che punto intenda esercitare il proprio peso politico sulla partecipata. Tutti rivendicano A2A come un patrimonio dei bresciani. Sul significato pratico della preposizione articolata («dei»), invece, la discussione è ancora aperta. E il tavolo chissà.




