Mazzoncini: «Il prezzo del gas dipende dalla durata della guerra in Iran»

L’ad della multiutility di Brescia e Milano: «Al momento stiamo considerando un incremento per il solo 2026»
Il conflitto in Medio Oriente condiziona i prezzi delle bollette -  © www.giornaledibrescia.it
Il conflitto in Medio Oriente condiziona i prezzi delle bollette - © www.giornaledibrescia.it
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Il prezzo del gas resta appeso alla guerra. E l’Europa, oggi, si muove in una terra di mezzo: paga più degli Stati Uniti, meno dell’Asia, ma abbastanza da continuare a soffrire. È da qui che Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A, parte per rispondere alle domande in scia ai conti 2025 della multiutility: il riferimento è al Ttf, il benchmark europeo, che «per il momento si posiziona in modo intermedio» segnale di una pressione reale ma non estrema. Anche se «la guerra in Iran sta alzando i prezzi in tutto il mondo».

La variabile decisiva resta appunto il conflitto. «Tutto dipenderà dalla durata di questa guerra» osserva l’ad, spiegando che gli scenari di mercato oggi incorporano prezzi ancora elevati per tutto il 2026 («al momento siamo sui 30 euro per megawatt in più» precisa) con un raffreddamento solo nel 2027. I mercati, aggiunge, stanno di fatto «ancora scommettendo su una crisi non troppo lunga». Tradotto: l’attuale fiammata viene trattata come temporanea, entro un orizzonte che non dovrebbe superare i dodici mesi. Una previsione che, più che rassicurare, fotografa l’incertezza.

Gli effetti del decreto bollette

In questo quadro si inserisce anche il capitolo regolatorio. Sul decreto bollette, l’impatto per il gruppo si concentrerebbe sull’Irap tra 2026 e 2027. Ma il vero punto, lascia intendere Mazzoncini, si giocherà a Bruxelles: dal confronto sugli Ets - il sistema europeo di scambio delle emissioni - «dipenderanno eventuali revisioni delle stime».

Alle spalle c’è un 2025 definito «complesso e volatile», in cui persino la centralità delle politiche green e dei criteri Esg (acronimo di «Environmental, social, governance»: si tratta dei parametri non finanziari utilizzati per valutare la sostenibilità e l’etica di un’azienda) sembra essersi affievolita sotto il peso delle tensioni energetiche. Eppure, rivendica il gruppo, «la risposta è stata di tenuta operativa e accelerazione sugli investimenti».

Obiettivo rinnovabili

I numeri riportati nei bilanci annuale e consolidato vanno in quella direzione: 1,7 miliardi di euro investiti (+11% sul 2024), con un’accelerazione su rinnovabili, reti e flessibilità degli impianti. La capacità installata cresce in modo significativo, mentre resta centrale il filone dell’economia circolare. Sullo sfondo, il piano strategico aggiornato alza l’asticella a 23 miliardi complessivi, includendo nuove direttrici come i data center e un rafforzamento della presenza europea.

La linea è chiara: difendere la solidità finanziaria senza accantonare gli investimenti e mantenendo in crescita i dividendi per gli azionisti. Mazzoncini lo esplicita: «Nonostante le tensioni internazionali a cui stiamo assistendo con preoccupazione, proseguiremo a investire in capacità e flessibilità del sistema energetico, innovazione e digitalizzazione con l’obiettivo di continuare a contribuire alla transizione energetica e allo sviluppo dell’economia circolare del Paese, creando valore nel lungo periodo». In altre parole, navigare nella volatilità senza rallentare.

Resta però il punto di partenza: finché il gas resterà legato alle dinamiche geopolitiche, ogni previsione avrà un margine di provvisorietà. E il sistema energetico europeo continuerà a muoversi su un equilibrio fragile, stretto tra prezzi ancora alti e la scommessa - tutt’altro che certa - su un ritorno alla stabilità.

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