Bilancio, la Loggia blinda i servizi: «Il governo taglia, il Comune paga»

Si punta su welfare, trasporti, scuole e casa. Castelletti e Garza: «Ambiziosi ma prudenti»
Palazzo Loggia, sede della Giunta comunale - Foto Pierre Putelli/Neg © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Loggia, sede della Giunta comunale - Foto Pierre Putelli/Neg © www.giornaledibrescia.it
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A Palazzo Loggia, il bilancio dell’ultimo triennio del mandato arriva senza fanfare o fuochi d’artificio, ma all’insegna della sobrietà. Il risultato è l’immagine che l’Amministrazione Castelletti vuole scolpire prima della lunga vigilia elettorale: conti in ordine, servizi intatti, investimenti puntuali. Un realismo che forse non entusiasma, ma che certamente rassicura. Quello presentato ieri è insomma un bilancio da «città adulta».

Distanza istituzionale

La sindaca Laura Castelletti va dritta al punto senza salemelecchi: «Il governo taglia, il Comune paga». C’è dentro tutto: la distanza istituzionale, l’esasperazione dei sindaci e un retrogusto di pazienza consumata. Brescia, in sostanza, reagisce al meglio delle sue possibilità: niente aumenti di tasse, nessun servizio sacrificato, una spending review da assorbire (889mila euro nel 2026, 1,23 milioni nel 2028) e la consapevolezza che i trasferimenti statali (10,3 milioni), rispetto ad anni fa e ai servizi che pesano sulle spalle dei Comuni, sembrano quasi una «mancia» ormai.

Costi in crescita

La verità è che Brescia si salva da sola. Autonomia tributaria all’85,7%, entrate extratributarie da 160,5 milioni e, soprattutto, quei dividendi di A2A – nel 2026 sono previsti 81,4 milioni – che «sono in crescita costante anche grazie agli indirizzi dei soci di maggioranza» (alias: i Comuni di Brescia e Milano). I numeri di dettaglio li snocciola l’assessore al Bilancio, Marco Garza. La spesa corrente a 378,6 milioni racconta una città che costa e costerà sempre di più: welfare, scuola, ambiente e trasporti sono i dossier che Brescia non vuole tagliare perché l’obiettivo è non compromettere la tenuta sociale.

«Al centro resta sempre la persona» insiste Garza, che sceglie una formula impeccabile per tempi così incerti: «Questo è un bilancio ambizioso ma prudente». Una specie di haiku contabile. In cifre l’affresco che emerge è questo: 72,8 milioni per i diritti sociali, 51,4 per istruzione e diritto allo studio, 49,1 per sviluppo sostenibile e tutela del territorio, 45,2 per il trasporto pubblico. Castelletti lo rivendica: «Pensiamo al benessere delle persone: nidi, scuola, servizi sociali, polizia locale, mobilità», ma ricorda anche che Brescia sì, è forte, ma non onnipotente: «Abbiamo il limite, come tutti i Comuni, di non poter gestire i servizi sociali in relazione alla sanità».

Gli investimenti

Sul fronte investimenti, la Loggia mantiene il profilo: 107,9 milioni nel 2026, evitando le tentazioni del libro dei sogni. Strade, scuole, verde, housing sociale, impianti sportivi: la manutenzione come antidoto alla retorica. Qualche esempio concreto: Pinacoteca, Castello, rifunzionalizzazione del Teatro romano, ex Polveriera, secondo lotto di via Milano, la nuova scuola nel quartiere Don Bosco, i lavori sulla sede comunale di via Marconi. Nessun mega-progetto, ma una lunga serie di interventi puntuali. È la versione municipale del realismo: se non puoi costruire la città ideale, almeno tieni insieme quella reale.

Lo scenario

La nota di aggiornamento al Dup (Documento unico di programmazione) disegna la rotta, il bilancio la traduce in azioni. L’assessore Garza lo sintetizza così: «Brescia dimostra di essere un Comune solido, che non rincorre le emergenze e che persegue la programmazione». Resta però un sottotesto, i progetti «sospesi» (o, se si preferisce, «in attesa») che l’ultimo tratto di legislatura potrà evitare solo fino a un certo punto: carcere, stadio, Cittadella dell’innovazione, Musil, ex torre Tintoretto, ma anche i dossier più politici, come quello sul trasporto pubblico gratuito per gli under 16, o le scelte sull’ampliamento del perimetro di pedonalizzazioni e strade scolastiche o lo snodo della tariffa puntuale per la raccolta differenziata.

Nella conferenza stampa del bilancio di previsione sono tutte questioni che non sono state menzionate. Ma bussano. Brescia arriva al triennio finale con un bilancio che non promette mari e monti ma fa dormire tranquilli: in tempi di azzardi, tagli e famiglie sempre più in affanno, la disciplina è (anche) una forma di coraggio. E arrivare al 2028 così, senza effetti speciali ma senza scosse, in fondo, è già un programma politico.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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