Lettere al direttore

Riscaldamento, tariffe cresciute senza ragione

In queste settimane sembra di tornare al 2022. Ormai sappiamo che le guerre, anche quelle scatenate da autocandidati premi Nobel per la Pace, producono effetti a catena anche sui Paesi non direttamente coinvolti. In questi mesi abbiamo assistito all’impennata dei prezzi dei prodotti energetici; quello che fa più notizia è certamente quella dei carburanti perché il distributore è un luogo fisico dove il prezzo è bello evidente. Ci sono poi dei rincari «silenti» che vedremo a posteriori, con l’arrivo delle bollette. È il caso del gas. Arera ci informa che dal 1° gennaio al 1° settembre il prezzo del gas all’ingrosso, definito dall’indice Cmem che pubblica sul proprio sito, ha avuto un incremento del 108%. Perché cito questo indice? Perché Cmem entra nella formula di calcolo del prezzo del calore, prevista da Arera, nel cosiddetto «costo evitato» ossia il costo che si sosterrebbe producendo calore con una caldaia a gas del tipo a condensazione e che deve essere inteso come limite massimo per il prezzo applicabile per il teleriscaldamento. Arera è però consapevole che le reti del teleriscaldamento non funzionano solo a metano, ma che alcune reti possono essere alimentate da cascami termici delle industrie e/o termovalorizzatori. Per contrastare gli aumenti indiscriminati del teleriscaldamento nei periodi come questo, Arera ha introdotto un tetto agli incrementi dei prezzi modulato in base alla quantità effettiva di calore prodotto con il gas, mese per mese e per ogni singola rete. Venendo a noi, nel caso bresciano A2A ha dichiarato che la rete per l’84% è alimentata con fonti diverse dall’uso del gas (TU, cascami, accumuli) e solo il 16% con il gas. Tuttavia, si scopre, sul sito di A2A Calore e Servizi, che la società partecipata dal Comune di Brescia non distingue veramente fra le reti che gestisce applicando una media indistinta, pertanto fissa l’utilizzo del gas al 45,3%. La differenza non è di poco conto perché inserendo questi dati nella formula Arera si ottiene nel primo caso (quello del 16% di gas) un incremento del prezzo del kWh dal 1° gennaio al 1° settembre del 18,10% e nel secondo caso (quello del 45,3% di gas) del 52,67%. A2A ha pubblicato il prezzo al 1° settembre passato da 0,107031 euro/kWh (1° gennaio) a 0,142125 euro/kWh, con un incremento del 38,16%. Poiché questo valore è inferiore al 52,67%, A2A sostiene di rispettare il tetto fissato da Arera. Ma... Arera precisa nei propri documenti che il prezzo del calore va calcolato rete per rete e mese per mese e non in un calderone indistinto di tutte le reti gestite dallo stesso operatore. Simulando il calcolo reale basato sulla quantità presumibilmente utilizzata di gas per la rete di teleriscaldamento di Brescia, utilizzando la formula Arera, a noi risulta che non avrebbe dovuto esserci alcun aumento del prezzo del calore. Nella stagione termica che sta per iniziare, i bresciani saranno proprio costretti a pagare il 38,16% in più rispetto allo scorso inverno (salvo ulteriori aumenti) o l’Amministrazione comunale riuscirà ad ottenere condizioni più «ragionevoli» e aderenti all’effettivo utilizzo del gas? Attendiamo risposte dalla Loggia.

Danilo Scaramella

Presidente Legambiente Brescia

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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