L’intelligenza artificiale come strumento da comprendere e governare, senza farsi travolgere dallo «slop», quella massa indistinta di contenuti generati automaticamente che sempre più affolla il web.
Attorno a questa riflessione si è sviluppata «Prompt», la giornata organizzata da Gummy Industries nel Castello di Brescia, trasformato per un giorno in un laboratorio diffuso dedicato all’incontro tra cultura digitale, creatività e sperimentazione. Un appuntamento che ha richiamato professionisti, studenti, creativi e curiosi – presente anche la sindaca Laura Castelletti – per confrontarsi sul modo in cui l’AI sta ridefinendo il lavoro culturale. «Parliamo di intelligenza artificiale da anni e spesso ci concentriamo su come venga utilizzata nelle aziende o nei processi industriali – ha spiegato Fabrizio Martire, amministratore delegato e cofondatore di Gummy Industries –. Noi siamo un’agenzia di comunicazione e lavoriamo con la creatività, quindi ci interessava capire come l’AI stia impattando sulla musica, sul cinema, sulla fotografia e, più in generale, sulle industrie creative».
Da qui l’idea di costruire una giornata capace di alternare riflessione e pratica, con l’arte nel mezzo. «La mattina si parla di futuro, il pomeriggio si lavora sul presente e la sera si torna indietro, riscoprendo anche la dimensione analogica della musica. E poi discutere di AI in un castello medievale ci sembrava un bellissimo incontro-scontro culturale» ha aggiunto Martire.
«Slop conference»
Cuore della mattinata è stata la «Slop conference», otto interventi brevi e concreti dedicati ai cambiamenti in atto nei diversi settori. Tra i relatori anche Stefano Capoferri, amministratore delegato dell’azienda bresciana Gulliver, che ha portato il punto di vista del mondo della robotica: «Non bisogna avere paura di queste tecnologie, ma conoscerle e accoglierle. Come in ogni rivoluzione tecnologica serviranno nuove competenze e nasceranno nuove opportunità di lavoro. L’intelligenza artificiale è uno strumento potentissimo, ma va governato e per farlo bisogna capire come funziona». Secondo Capoferri l’AI rappresenta «un alleato, un amplificatore delle capacità umane» più che un sostituto del lavoro umano.
AI europea aperta

Altro tema emerso con forza è stato quello della sovranità tecnologica europea. «Se l’Europa vuole essere davvero competitiva deve dotarsi di un’intelligenza artificiale pubblica e aperta» ha sostenuto Luca Cominassi, avvocato e AI policy advisor. «Le imprese rischiano di diventare dipendenti da modelli sviluppati altrove. Per questo è fondamentale investire su infrastrutture, modelli open source e supercalcolo europeo, a disposizione di aziende e Pubbliche amministrazioni».
Arte
A interrogarsi sugli effetti culturali dell’AI è stata invece Alessandra Condello, architetta e artista transmediale. Il suo intervento ha analizzato l’estetica dello «slop» e il modo in cui immagini e contenuti generati artificialmente stanno influenzando il concetto stesso di bellezza. «Questi stanno sviluppando una propria estetica riconoscibile, modificando già il nostro immaginario visivo» ha spiegato. Un fenomeno che si riflette anche nei social e nella comunicazione commerciale, dove immagini surreali e fortemente manipolate sono ormai sempre più diffuse.
Anche Asia Michelazzo, art director e fotografa attiva nel settore musicale, ha raccontato la propria esperienza professionale, spiegando come l’AI sia entrata progressivamente nei processi creativi. «Per me non ha sostituito il lavoro fotografico, ma ha ampliato gli strumenti a disposizione. È un’evoluzione del percorso che già seguivo, fatto di contaminazioni digitali e sperimentazione visiva».




