L’obiettivo è ambizioso: diventare nell’arco di tre anni un leader europeo nella connettività IoT (Internet delle cose) via satellite, con una costellazione scalabile e servizi già operativi sul mercato globale. Stiamo parlando di Apogeo Space, la società fondata dall’ingegnere bresciano Guido Parissenti che nel 2023 ha messo in orbita la prima costellazione provata italiana di nanosatelliti.
«L’idea era fare spazio in autonomia - racconta Parissenti -. Decisione maturata dopo anni nel settore: sei trascorsi a Torino, in Thales Alenia Space (cuore di programma come la stazione spaziale internazionale Orion), lavorando come «propulsion specialist» su programmi di primo piano. «A un certo punto – spiega – abbiamo deciso di capitalizzare quell’esperienza e metterci in proprio: sviluppare satelliti è stato inevitabile».
La nascita nel 2015
La società nasce nel 2015 con il nome di GP Advanced Project, per poi evolvere in Apogeo Space. Fin dall’inizio, la direzione è chiara: abbandonare i lunghi cicli dei grandi programmi spaziali per puntare su piattaforme più snelle. «I satelliti tradizionali hanno tempi di sviluppo anche di sette anni. Noi cercavamo qualcosa di più rapido». La risposta arriva con i CubeSat, moduli standardizzati da 10x10 centimetri. «La standardizzazione meccanica e i deployer a molla per espellere i nanosatelliti in modo automatico e controllato semplificano le cose ed accorciano i tempi».
Tra il 2015 e il 2022 Apogeo lavora soprattutto con enti di ricerca, partecipando a progetti finanziati da Asi ed Esa e reinvestendo i ricavi nello sviluppo tecnologico. Nascono così i primi satelli-test, i cosiddetti dimostratori: il primo lanciato in orbita nel 2021. «Servivano a testare i sottosistemi e aumentare gradualmente la complessità».

Il primato bresciano alla Nasa
Uno di questi segna anche un primato: «È stato il più piccolo oggetto mai autorizzato dalla Nasa a essere rilasciato volontariamente dalla International Space Station, ovvero la Stazione Spaziale Internazionale». Una sfida soprattutto sul piano della tracciabilità, risolta dimostrando la capacità di rilevamento radar. Intanto, però, cambia il contesto geopolitico: dopo il primo lancio con la russa Soyuz, la guerra in Ucraina impone nuove soluzioni. Il vero salto arriva nel 2022, con un finanziamento da 5 milioni di euro da parte del Fondo Primo Spazio.
La space economy è gia ovunque
Ma quale è il mercato di questi nanosatelliti? La connettività IoT in aree non coperte dalle reti cellulari. «Il mercato è vastissimo. Pensiamo all’agricoltura, alla logistica, al monitoraggio ambientale. Dove le infrastrutture terrestri sono costose o inesistenti, il satellite diventa la soluzione più efficiente per monitorare aree, fare funzionare macchine, rilevare dati». Ma non solo, «anche realtà come Just Eat, Deliveroo, Glovo ed in un certo senso anche Uber potrebbero essere definite realtà che hanno a che fare con la space economy perchè senza i satelliti di posizionamento globale, vuoi che sia il Gps, vuoi che sia Galileo, loro non esisterebbero».
Oggi Apogeo Space è una realtà strutturata con 20 dipendenti. Nella sede di Borgo Wurer a Brescia si trova il laboratorio con camera bianca dove vengono assemblate le nanopiattaforme.

Nel 2023 la società ha portato in orbita 18 satelliti oggi già deorbitati. La finestra del prossimo lancio è prevista tra fine 2026 e inizio 2027, con una prima tranche tra 3 e 9 unità. Ma resta aperto il nodo dei lanci. «Stiamo valutando le opportunità tra Vega e SpaceX, anche attraverso broker europei, considerando tempi e la logistica. La scelta non è banale: SpaceX offre costi più bassi e maggiore frequenza, ma la dipendenza da un unico operatore rappresenta un rischio». Per questa ragione Apogeo Space lavora anche alla diversificazione dei fornitori.
Il modello economico si fonda sulla flessibilità. E la società ha avviato un secondo round di finanziamenti per poter lanciare in orbita nuovi satelliti. La costellazione crescerà in funzione delle esigenze dei clienti: «L’obiettivo entro tre anni? Arrivare ad un centinaio di satelliti che permettono di avere una continuità di servizio. Per alcune applicazioni basta un dato al giorno, per altre aggiornamenti ogni cinque minuti. Un servizio che può realizzare anche solo un satellite». Stiamo L’obiettivo è vendere servizi fin da subito, anche con una capacità limitata. Parallelamente Parissenti sta sviluppando la rete commerciale.

L’accordo con Telespazio Brasile va proprio nella direzione di fare crescere il business: un canale B2B capace di portare i servizi Apogeo Space su mercati ad alta domanda, in particolare in America Latina. «Noi siamo competitivi sul basso data rate, dove Starlink è sovradimensionato e più costoso».
La space economy a Brescia
La space economy non è solo roba da astronauti, ma un mercato tangibile che vale milioni. E per Brescia Parissenti intravede un potenziale: «Il nostro territorio ha grandi capacità tecniche spesso nascoste e aziende che già lavorano per questo settore». L’obiettivo è costruire un ecosistema, trattenere talenti e diversificare l’economia locale. «Confindustria Brescia sta studiano le potenzialità del settore: primo step sarà capire esattamente cosa c’è sul territorio. L’aerospazio non potrà certo sostituire l’automotive, ma può rappresentare una grande opportunità: nei prossimi dieci anni a livello europeo nel settore aerospazio e difesa si investiranno qualcosa come 560 miliardi di euro. La nascita di startup in questo settore sarà per noi fondamentale perchè più imprese ci sono sul territorio, più possiamo avere una voce in ambito regionale o nazionale».




