Cerabolini: «L’aerospace settore d’eccellenza con spazio per crescere»

«Facciamo cose che una volta erano fantascienza e le filiere sono il luogo in cui la realizzazione di tutto questo prende forma. Il settore dell’aerospace è accogliente ma la Lombardia è la regione che fa più fatica a diversificare. Non bisogna avere paura di investire a prescindere, non serve lavorare per avere un unico cliente e tanto meno tenere per sé tutto ciò che si ha imparato».
Nelle parole di Paolo Cerabolini, presidente del Lombardia Aerospace Cluster per il triennio 2025-2027, c’è la sintesi perfetta della ricetta sulla quale puntare per continuare a crescere e, perché no, anche per bypassare la crisi del comparto automotive che, ormai lo sappiamo, in terra bresciana brucia più che mai. «Lo spazio per le pmi c’è», tira corto, ma la ricetta la evoca nuovamente, e con essa chiama in causa gli ingredienti, assai variegati, che del cluster aerospaziale lombardo, eccellenza unica a livello europeo e mondiale, sono il cuore pulsante.
«La Lombardia è una delle pochissime regioni in Europa e nel mondo in cui abbiamo la capacità di realizzare e certificare aerei elicotteri e satelliti» spiega evidenziando come nel cluster ci sia posto per tutti. Anzi, ci sia bisogno di tutti.
I numeri
«Il cluster conta 116 imprese socie e rappresenta il sistema aerospaziale lombardo nella sua complessità: 215 imprese per circa 21.800 addetti, che generano circa 6,3 miliardi di euro di fatturato annuo e un export dal valore di quasi 2 miliardi di euro (dati provvisori 2024), in crescita del +7,27% rispetto al 2023», chiarisce Cerabolini per il quale il settore è l’esempio perfetto di quell’industria di filiera nella quale l’ innovazione è il risultato della condivisione di esperienze. «Ci sono aziende che sviluppano materiali avanzati, che progettano sensori di navigazione o software di sicurezza per satelliti che vanno in volo autonomo e tutto ciò rappresenta architettura industriale distribuita dove ogni attore ha il suo compito» dice evocando l’importanza delle catene di approvvigionamento tecnologico.
«Disporre di una filiera solida significa garantire sicurezza nazionale ma anche autonomia strategica del Paese. Mettere in rete università, centri di ricerca e industria è il modo per creare un ecosistema unico in cui l’innovazione può nascere e trasformarsi in vero lavoro industriale».
E conclude: «Tra i nuovi scenari strategici che ci attendono e su cui dovremo lavorare, centrale sarà anche lo sviluppo della Space economy, che ridefinirà le traiettorie dell’innovazione e le risorse europee stanziate per la difesa comune, che influenzeranno sempre più le politiche industriali dell’Ue».
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