La space economy atterra a Brescia: 5 progetti per l’Esa

La «space economy» non è roba da astronauti: è un mercato tangibile che vale milioni di euro e che può parlare anche bresciano. Nella sede della Palazzoli la rete Iobo, con Fondazione Amaldi e Esa Business Application, ha organizzato l’incontro per capire come agganciare questa nuova frontiera e trasformarla in opportunità per le imprese del territorio.
Accanto a Giancarlo Turati, presidente di Iobo, sono intervenuti Lorenzo Scatena segretario generale di Fondazione Amaldi, Eleonora Lombardi Esa Bass Ambassador, Fabrizio Landi presidente di RetImpresa Confindustria e Cristina Zanini del settore Sviluppo di Impresa di Confindustria Brescia affiancati da un gruppo di imprenditori del settore.

Cosa è la space economy
Per space economy si intendono quelle attività economiche che utilizzano tecnologie e dati provenienti dallo spazio per sviluppare servizi e applicazioni sulla Terra. Non si tratta solo di satelliti o missioni spaziali, ma di un ecosistema - spiega Turati - che coinvolge settori come mobilità, agricoltura, sicurezza, logistica energia. Una leva concreta per creare nuovi modelli di business e generare innovazione.
È proprio su questo punto che si è concentrato l’incontro bresciano: capire come un territorio fortemente industriale e caratterizzato da piccole e medie imprese possa agganciarsi a questa trasformazione. Un’opportunità resa ancora più concreta dai programmi dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e dal lavoro della Fondazione Amaldi, che supportano lo sviluppo di soluzioni industriali basate su tecnologie spaziali. Come ha spiegato Eleonora Lombardi, l’Italia è il secondo contributore europeo nei programmi Esa. In particolare, il programma «Business Applications and Space Solutions» dispone di un budget di 33 milioni di euro, stanziati dall’Agenzia Spaziale Italiana per i prossimi tre anni. Si tratta di fondi a sportello, destinati a studi di fattibilità con contributi che vanno da 600mila a 1,2 milioni di euro per progetto, con un obiettivo chiaro: portare le applicazioni rapidamente sul mercato.
Il coordinamento della rete Iobo
In questo scenario, la rete d’impresa Iobo si propone come acceleratore di aggregazione. Oggi la piattaforma raccoglie circa 60 aziende, insieme a 5 università e centri di ricerca e 20 istituzioni pubbliche. «Un ecosistema ampio e inclusivo - spiega Turati -, in cui le imprese possono entrare progressivamente, partecipando ai progetti e valutando nel tempo un coinvolgimento più strutturato. Sono 56 i progetti in gestione, di cui 7 nelle fasi finali».
Cinque progetti al vaglio di Esa
I progetti candidati a trasformarsi in applicazioni reali e scalabili coinvolgono realtà di primo piano del territorio come Lucchini RS, BusiGroup, Palazzoli e l’Università di Brescia con Gulliver, e l’Università di Brescia con Be2Net e G.Ro.C: le applicazioni spaziano dall’agri-food alla mobilità fino alla sicurezza stradale.
Si tratta di progetti di innovazione che utilizzano dati satellitari e tecnologie spaziali per migliorare processi e servizi sulla Terra: dalla gestione delle infrastrutture al monitoraggio ambientale, fino allo sviluppo di sistemi più efficienti per la mobilità e la sicurezza. Le aziende capofila sono già individuate, ma i progetti restano aperti a nuove adesioni, confermando la natura collaborativa dell’iniziativa.
Come sottolineato da Fabrizio Landi, il modello della rete d’impresa rappresenta una risposta concreta ai limiti dimensionali del sistema produttivo italiano. Le piccole imprese sono infatti un punto di forza per capacità di innovazione e flessibilità, ma spesso faticano a competere su scenari internazionali complessi.
La rete consente di unire competenze e risorse senza passare da fusioni o acquisizioni, mantenendo l’autonomia delle singole aziende ma aumentando la loro capacità di incidere. In questo senso, la space economy diventa un banco di prova ideale: un settore ad alta tecnologia, globale e competitivo, ma allo stesso tempo aperto a soluzioni applicative sviluppate anche da pmi. Brescia, con il suo tessuto industriale e la spinta verso l’innovazione, può ritagliarsi un ruolo significativo.
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