Economia

L’estate porta il lavoro ma mancano 30mila addetti e contratti stabili

Secondo il report di Unioncamere e Ministero del Lavoro a Brescia l’economia rischia di pagare carissimo il mismatch domanda-offerta
Un ragazzo alla ricerca del lavoro migliore - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un ragazzo alla ricerca del lavoro migliore - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

L’economia bresciana accelera con l’arrivo dell’estate, ma la corsa delle imprese rischia ancora una volta di scontrarsi con la carenza di personale. E non solo. Secondo l’ultimo report del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere con il Ministero del Lavoro su un campione di 121.000 imprese, le aziende della provincia avevano programmato 11.930 ingressi nel solo mese di giugno, che diventano 30.750 nell’intero trimestre giugno-agosto. Numeri che confermano Brescia tra i motori produttivi della Lombardia e del Paese, ma che mettono in luce anche una fragilità ormai strutturale. Il 18% delle imprese prevede di assumere, sebbene oltre la metà, il 51%, teme di non riuscire a trovare i profili necessari.

Ma c’è di più: alla forte domanda non corrisponde un altrettanto deciso aumento della stabilità contrattuale, complice prevalentemente la tipologia di lavoro cercato, leggasi stagionali nel settore turistico. Solo il 23% degli ingressi prevede infatti un contratto stabile.

Settori

Quest’ultimo dato si riflette direttamente nei settori più dinamici, con i servizi a trainare la domanda stagionale con 7.210 entrate a giugno e ben 17.970 nel trimestre estivo. Il turismo (alloggio e ristorazione) è per ovvi motivi il protagonista assoluto con 2.550 posti a giugno (6.190 nel trimestre), seguito dai servizi alle imprese (4.690 nel trimestre) e dal commercio (3.940).

A fronte di ciò però anche l’industria mantiene un passo sostenuto: con 4.450 entrate mensili (11.490 nel trimestre), il comparto bresciano cresce con metallurgia (1.220 ingressi a giugno) e costruzioni, che da sole richiedono 1.410 lavoratori nel mese e 3.740 nel periodo estivo. Dato positivo per quanto concerne le Pmi. A sostenere il mercato sono infatti soprattutto le realtà di dimensioni contenute, con il 66% degli inserimenti effettuato da aziende con meno di 50 dipendenti.

Un cameriere
Un cameriere

Specializzazione

Altro dato distintivo, e che denota la grande specializzazione del territorio, è l’alta richiesta di personale qualificato. Il 14% delle entrate a Brescia riguarda dirigenti, specialisti e tecnici, superando la media nazionale del 12%. Ai nuovi operatori vengono inoltre richieste capacità sempre più evolute, segno inequivocabile di un lavoro in forte transizione: il 21,7% « dovrà saper applicare soluzioni creative e innovative, mentre il 12,8% sarà chiamato a coordinare altre persone» si legge nel report.

Al capitolo manodopera non qualificata invece, a fronte di una scarsità strutturale, le aziende guardano con crescente attenzione ai lavoratori stranieri, ai quali è destinato il 32% delle opportunità previste a giugno.

Mismatch

Il vero freno alla crescita resta però il tanto critico mismatch tra domanda e offerta. La difficoltà media di reperimento raggiunge il 50,8%, ma nelle aree tecniche e della progettazione sale fino al 71,3%. Il problema principale è l’assenza di candidati, indicata nel 29,6% dei casi. A questa si aggiunge l’inadeguatezza della preparazione, che pesa per un ulteriore 16,4%.

Il divario emerge con forza anche osservando gli indirizzi di studio: le imprese faticano a trovare diplomati in meccatronica, introvabili nel 66,2% dei casi, ed elettronica, dove la quota sale al 68,1%. Le criticità coinvolgono anche le qualifiche professionali nel settore del benessere, con il 74%, e nella ristorazione, con il 39,3%. Ancora più marcato è il problema per i percorsi di istruzione tecnologica superiore: per i diplomati degli Its Academy la difficoltà di reperimento raggiunge il 74,8%

Contratti

C’è infine la già citata questione contrattuale, con la stabilità che rimane un miraggio per molti lavoratori. Solo il 23% degli ingressi prevede infatti un contratto stabile (19% a tempo indeterminato e 4% in apprendistato). Il restante 77% è costituito da rapporti a termine, con il tempo determinato che copre il 59% delle entrate e la somministrazione il 12%. Quest’ultima formula è particolarmente diffusa nell’industria manifatturiera, dove arriva a rappresentare il 30,8% degli inserimenti.

Infine una nota di speranza sul fronte ricambio generazionale: il 32% delle opportunità è riservato esplicitamente agli under 30, con punte che sfiorano il 41% nelle aree commerciali e di vendita.

Tecnici e formazione

Il contratto a tempo determinato rimane la principale forma attraverso la quale le aziende intendono assumere nuovo personale. Questo è quantomai rilevante per quanto concerne l’agricoltura, dove l’82% degli assunti è a termine: ciò si spiega nella stagionalità dei lavori, dalla vendemmia alle operazioni di raccolta nei campi. Discorso analogo per il turismo (84% a tempo determinato) e per il commercio (73%), mentre nell’industria manifatturiera questa percentuale scende al 54%, a fronte di un 43% di contratti a tempo indeterminato e a un rimanente 3% di apprendistato.

C’è poi tutto il capitolo relativo al livello di istruzione richiesto. A giugno secondo i dati di Excelsior Informa il 455 delle richieste giunge per persone con diploma o qualifica professionale. Al 22% invece le entrate per chi ha diploma di scuola media superiore e dell’obbligo; solo l’8% invece la richiesta di laureati. Per tipologia invece le imprese cercano soprattutto figure operative e tecniche: operai specializzati e conduttori di impianti rappresentano il 34% delle assunzioni previste, seguiti dalle professioni commerciali e dei servizi (29%), mentre impiegati (7%) e dirigenti, specialisti e tecnici (14%) pesano complessivamente meno. Resta un 16% di profili generici.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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