Economia

Lo stagionale: «Lavoro solo otto mesi l’anno e mi sta bene così»

La testimonianza di un uomo di 48 anni che ha costruito la propria vita attorno al turismo sul lago di Garda
Alice Scalfi
Un bagnino al lavoro - © www.giornaledibrescia.it
Un bagnino al lavoro - © www.giornaledibrescia.it

Una vita al ritmo delle stagioni. Anzi, di una sola stagione: quella turistica. Da oltre vent’anni Marco, nome di fantasia, vive così. Ogni primavera torna a lavorare tra alberghi e campeggi del lago di Garda. Ogni autunno il contratto si conclude. Poi arriva l’inverno, la Naspi e l’attesa della stagione successiva.

A 48 anni è uno degli stagionali di lungo corso che hanno costruito la propria vita attorno al turismo gardesano. Nel tempo ha fatto un po’ di tutto: cameriere, bagnino, portiere notturno, addetto ai campeggi, manutentore. Oggi si occupa soprattutto della manutenzione nelle strutture ricettive. «Quando ho iniziato pensavo fosse un lavoro temporaneo. Poi gli anni sono passati e sono ancora qui».

La sua stagione comincia generalmente tra marzo e aprile, con le aperture pasquali, e termina tra ottobre e novembre. Otto mesi circa di lavoro che seguono il calendario del turismo. «Quando gli altri sono in vacanza noi lavoriamo. Ferragosto, i ponti, le festività sono i momenti più impegnativi. Se vuoi fare questo mestiere devi accettarlo». Rispetto al passato, racconta, la stagione si è allungata. Molte strutture aprono prima e chiudono più tardi, riducendo il periodo senza lavoro.

Nei mesi invernali entra in gioco la Naspi, che per molti lavoratori stagionali rappresenta il sostegno con cui affrontare i mesi senza contratto in attesa della nuova stagione. «Non è uno stipendio e non permette di mantenere lo stesso tenore di vita. Aiuta, ma bisogna comunque fare attenzione». Per integrare le entrate, durante l’inverno svolge anche piccoli lavori di manutenzione per privati.

Nel corso degli anni ha pensato più volte di cercare un impiego stabile. «Quando hai vent’anni vivi la stagione quasi come un’avventura. A cinquanta inizi a pensare anche alla pensione e al futuro. Però questo è il settore che conosco meglio e che mi ha sempre dato da lavorare».

La parte più difficile non è la fatica fisica, ma convivere con una scadenza che si ripresenta ogni anno. «A settembre inizi già a fare i conti per l’inverno». Anche se il segreto, racconta, è aver trovato strutture che continuano a richiamarlo stagione dopo stagione. «Non ho il posto fisso, ma nemmeno l’incertezza totale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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