Non solo risultati economici. Accanto al bilancio d’esercizio, che si concentra sugli aspetti finanziari e patrimoniali di un’impresa, esiste un altro tipo di rendicontazione di cui si sente spesso parlare, il bilancio sociale. Chi lo redige non riporta solo i dati economici della propria attività, ma anche – e soprattutto – i risultati conseguiti nella sfera etico-sociale, appunto. Ma chi lo fa? Quali voci lo compongono? E, soprattutto, come si legge?
Le persone
Per prima cosa, un bilancio sociale riguarda «le persone», spiega Tommaso Fornasari, commercialista e fondatore di Panda Esg, spin-off dell’Università degli Studi di Brescia specializzato nella gestione della sostenibilità. «Si tratta di un documento in cui l'azienda rendiconta tutte le politiche e le azioni messe in campo per migliorare il benessere delle persone che ruotano intorno all'impresa. Chi redige solo il bilancio sociale sono gli enti del Terzo settore, mentre gli altri redigono il bilancio di sostenibilità».
Con «persone» si intendono dipendenti, clienti e fornitori, ma non solo: «Al posto di persone si usa spesso il concetto di stakeholder, per indicare tutti i soggetti che in qualche modo sono toccati dall’attività di un’impresa: quando parliamo di stakeholder parliamo quindi anche di tutte quelle persone che sono coinvolte dall'attività dell'impresa in maniera indiretta. Per esempio, se io ho un sito produttivo a tre metri da una scuola elementare, posso generare sugli studenti e sugli insegnanti di quella scuola un impatto che è appunto indiretto, perché esiste anche se questi soggetti non sono fruitori del bene o del servizio che l'azienda produce».
Misurare gli impatti
In generale, il bilancio sociale deve dunque rendicontare l’effetto generato dalle attività di un’impresa. Ma quali attività? E come si rilevano? «Bisogna calcolare nel modo più preciso possibile l'impatto che queste azioni generano sia in chiave positiva che in chiave positiva – spiega Fornasari –. Ed è l'aspetto più complicato: ci sono una serie di tecniche e di strumenti di valutazione dell'impatto più o meno strutturati, ma poi soprattutto quello che spesso è utile è il confronto nel tempo, riuscire cioè a valutare se l'azienda è stata in grado di migliorare il proprio impatto sulle persone».

Un esempio sui dipendenti: «L’impresa dovrebbe chiedersi cose come: ho lavorato per costruire un equilibrio tra i generi o per costruire e mettere in pratica delle politiche di inclusione? Il tutto per rendere l'ambiente di lavoro più attrattivo, perché se si ragiona dal lato dell’azienda, un ambiente più attrattivo e una popolazione aziendale più felice significano maggiore produttività e minori conflitti».
L’utilità del bilancio sociale
Il bilancio parla agli stakeholder, ma è utile anche alla stessa impresa: «Per esempio – continua Fornasari – se ci si focalizza sull'ambito dell’equilibrio di genere, si cercherà di capire quante persone, di un genere o di un altro, sono occupate nell’impresa. Oppure, se il tema è la formazione del personale, si andrà a rendicontare il numero di ore di formazione obbligatoria erogate durante l’anno e a quale parte della popolazione aziendale».
Ma dal bilancio sociale si possono pure trarre idee per sviluppare progetti: «Ad esempio, un’impresa può capire da dove proviene la propria popolazione lavorativa e rendersi magari conto che potrebbe essere utile organizzare un’iniziativa di mobilità condivisa. E nel bilancio successivo si andrà a dimostrare che, nel tempo, sono stati migliorati tutti gli spostamenti casa-lavoro, perché è stata mappata la situazione e messe in atto delle politiche specifiche per renderla più confortevole».
Perché, dice Fornasari, «nel bilancio sociale un’impresa inserisce tutte le politiche che decide di attuare attraverso la strategia aziendale e che poi misurerà per vedere se hanno prodotto qualche risultato».
L’evoluzione
Ma come sta cambiando la rendicontazione del bilancio sociale? Ci sono delle sensibilità nuove che stanno emergendo? «C'è una normativa di riferimento – conclude Fornasari – la cui evoluzione va verso la redazione di un bilancio realistico, sempre più ricco di dati e non solo di dichiarazioni generiche: quindi, per chi redige questa rendicontazione, inserire dati e indicatori specifici aiuta ad andare in direzione di ciò che la normativa rechiede».



