Economia

Cordua lascia Confapi dopo 6 anni: Mariotti e Salvini per la presidenza

Il 22 ottobre si terrà l’assemblea per il rinnovo del direttivo. Il presidente uscente: «Ora la priorità sono i margini delle imprese»
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

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Cordua: "Fare sistema per tutelare le imprese"

«Stiamo crescendo del 5%. Male grazie». È la frase di un imprenditore associato a Confapi Brescia, con 150 milioni di euro di fatturato, che Pierluigi Cordua sceglie per fotografare la preoccupazione con cui l’associazione di via Lippi guarda ai prossimi mesi. Perché dietro la crescita dei ricavi si nasconde un fenomeno che, secondo il presidente, deve diventare priorità dell’agenda economica: «Stiamo assistendo a una drammatica contrazione delle marginalità». E se i margini si assottigliano, avverte Cordua, le imprese diventano più esposte agli shock, «hanno meno risorse per investire, innovare, aumentare stipendi e affrontare la concorrenza internazionale».

L’assemblea

È questo il messaggio con cui Cordua si avvia a chiudere i suoi sei anni alla guida di Confapi Brescia. Il 22 ottobre l’assemblea elettiva rinnoverà il direttivo e aprirà formalmente una nuova fase. Sul nome del futuro presidente restano bocche cucite. L’indicazione che filtra è quella di una linea di continuità, con due figure considerate in «pole position»: Marco Mariotti, vicepresidente vicario e alla guida di Sidermariotti e Williams Salvini, membro di giunta e presidente di Salvini Marmi di Mazzano.

Cordua non uscirà dalla scena associativa. Manterrà un ruolo attivo in Confapi come past president e continuerà a rappresentare l’organizzazione nella giunta della Camera di Commercio di Brescia e, soprattutto, nel consiglio di indirizzo di Bind, Brescia Innovation District, dove l’associazione è entrata a pieno titolo nel luglio scorso. Accanto al presidente il direttore generale Davide Guerini, il direttore esecutivo Leonardo Iezzi, il direttore di Apiservizi Enea Filippini e Raffaello Castagna, direttore relazioni industriali.

Bilancio di mandato

Sei anni cominciati nel pieno della pandemia e attraversati da una «sequenza di shock» che Cordua definisce senza precedenti: crisi energetica, guerre e tensioni geopolitiche, protezionismi, transizione ecologica e digitale, nuove normative europee, crisi dell’industria tedesca e ascesa tecnologica della Cina. «Le imprese sono state capaci di assorbire questi shock», sottolinea Cordua. Ma ora serve un cambio di marcia.

«Bisogna rimettere al centro la competitività». Il primo dossier è quello dell’energia, seguito da quello degli Ets, il sistema europeo di scambio delle emissioni. «Se continuiamo a stratificare normative, regolamenti e direttive che pesano sulle imprese e riducono le marginalità, avremo un problema: molte aziende potrebbero decidere di produrre fuori dall’Europa». La questione riguarda anche l’export stretto fra costi crescenti e una concorrenza cinese che non è più solo basata sul prezzo, ma sempre più su innovazione.

Crescono gli associati

Il bilancio dei sei anni è anche quello di una Confapi cresciuta. Gli associati sono aumentati del 12% dal 2020. E soprattutto l’associazione ha ampliato il proprio peso istituzionale sul territorio. Un rafforzamento della rappresentanza accompagnato da un rapporto più stretto con istituzioni, forze dell’ordine e associazioni sui temi della sicurezza, legalità, contraffazione, infiltrazioni criminali e minacce cyber. «Il posizionamento sul territorio e l’interlocuzione con le istituzioni sono probabilmente la cifra più importante di questo mandato», dice Cordua. Un lavoro che ha prodotto iniziative concrete: dall’hub vaccinale organizzato durante la pandemia alla mobilitazione di centinaia di imprese sull’«energy release» nel pieno della crisi energetica.

Capitolo importante è quello dell’innovazione. Confapi Brescia ha rafforzato formazione e servizi, creato un proprio hub multimediale e sviluppato strumenti di informazione come l’Osservatorio Internazionale e Impresa Europa. Sull’intelligenza artificiale l’associazione è stata fra le prime a muoversi, con il protocollo con Microsoft del 2024. Ma anche qui Cordua individua una sfida che va oltre la tecnologia. «L’intelligenza artificiale richiede un salto culturale e di competenze».

E il tema si intreccia con quello dell’attrattività del territorio: «Abbiamo bisogno di giovani, tecnici ed esperti». Da qui il confronto avviato con l’Università di Brescia per nuovi percorsi formativi. Infine, una questione aperta: la rappresentanza: in provincia sono quasi 200mila le partite Iva iscritte, mentre la rappresentanza datoriale coinvolge una quota limitata di imprese. È il terreno sul quale si misurerà anche la nuova presidenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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