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Isve, la sfida globale delle materie prime si vince anche col riciclo

Cordua: «Strategia che è diventata direttrice industriale». Focus sul recupero di litio da batterie e di silicio da pannelli solari
Barbara Fenotti
La sede di Isve a Poncarale
La sede di Isve a Poncarale

Dagli scarti industriali alle materie prime del futuro. In un momento in cui sostenibilità, costi energetici e approvvigionamento delle risorse sono diventati temi ancor più centrali per le imprese, c’è anche un pezzo di Brescia che prova a trasformare il rifiuto in opportunità industriale.

Pierluigi Cordua, ceo di Isve
Pierluigi Cordua, ceo di Isve

È la direzione imboccata dalla Isve di Poncarale, azienda specializzata in impianti per triturazione, macinazione e trattamento dei materiali, che oggi vede nel riciclo uno dei principali assi di sviluppo. «Il business legato al riciclo non è più un’attività laterale, bensì una direttrice industriale centrale per il nostro futuro» spiega il ceo Pierluigi Cordua, anche presidente di Confapi Brescia. La sfida è sia ambientale sia economica. Gli impianti di Isve permettono infatti di ridurre il volume degli scarti, diminuire i trasporti e recuperare materiali da reinserire nei cicli produttivi.

Legno

Un meccanismo che riguarda molti settori industriali, dalle plastiche al legno, fino ai materiali più complessi legati alla transizione energetica. Tra gli esempi più concreti ci sono gli impianti per il trattamento del legno, dove Isve ha sviluppato sistemi di controllo avanzato del riscaldamento durante l’essiccazione. Il risultato è un risparmio fino al 30% dei consumi elettrici rispetto agli impianti tradizionali. Le macchine inoltre sono completamente elettriche e, se alimentate da rinnovabili, non generano emissioni dirette di CO2 nella fase di riscaldamento del materiale.

Il cambiamento non riguarda però solo la tecnologia: per Cordua «si sta passando da una logica di semplice smaltimento a una di recupero e valorizzazione della materia». Una trasformazione spinta dall’aumento dei costi delle materie prime, dalle norme ambientali più stringenti e dalle tensioni geopolitiche, che hanno reso ancor più evidente «quanto sia strategico ridurre la dipendenza dai materiali vergini».

Nel mirino ci sono soprattutto i materiali ad alta complessità tecnologica: batterie, pannelli fotovoltaici, Raee, plastiche tecniche e materiali compositi. Ambiti che richiedono processi sofisticati di separazione e recupero, ma che nei prossimi anni potrebbero diventare sempre più strategici. «Pensiamo al litio delle batterie o al silicio nei pannelli fotovoltaici: sono materiali ad alto valore che richiedono tecnologie evolute per essere recuperati in modo efficiente» spiega il ceo.

Parallelamente Isve ha avviato anche un percorso interno di sostenibilità energetica. Nel 2023 è stato installato un impianto fotovoltaico da 92,88 kWp con sistema di accumulo e colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, mentre prosegue il monitoraggio delle emissioni interne e il calcolo della CO2 equivalente secondo gli standard Scope 1 e Scope 2.

AI

Ma Isve guarda anche all’intelligenza artificiale, pur con un approccio prudente. «Non vogliamo usarla come slogan ma capire dove possa generare valore reale». L’idea è utilizzare l’analisi dei dati per ottimizzare cicli e parametri degli impianti, anche se l’applicazione concreta dell’AI direttamente sulle macchine è ancora in fase di studio. Per l’azienda bresciana la partita si giocherà soprattutto quindi sulla capacità di rendere sostenibilità e competitività compatibili. «La sostenibilità deve essere un fattore di crescita e non un vincolo burocratico» conclude Cordua.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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