La prova sul campo è arrivata a poche decine di chilometri da casa, e nel pieno di un’emergenza ambientale di dimensioni tutt’altro che trascurabili. La tecnologia FoamFlex sviluppata da T1 Solutions, realtà bresciana con sede operativa a Nave, viene utilizzata proprio in questi giorni nella Darsena di Milano dopo lo sversamento che ha lasciato una scia di idrocarburi lunga 28 chilometri sul Naviglio Grande. Le speciali spugne antisversamento dell’azienda sono entrate in azione per recuperare selettivamente i residui oleosi presenti sull’acqua, inserendosi nel più ampio dispositivo messo in campo per contenere la contaminazione.
Tecnici all’opera
L’allarme era scattato venerdì 4 settembre nel Magentino: lo sversamento, composto prevalentemente da gasolio e oli esausti, ha raggiunto Milano dopo aver percorso il Naviglio, con pesanti conseguenze per la biodiversità. Sette barriere sono state predisposte lungo il corso d’acqua, mentre navigazione, pesca e irrigazione sono state temporaneamente sospese.
Complessivamente sono state aspirate 500 tonnellate di liquidi contaminati utilizzando 40 macchinari, prima del trasferimento negli impianti di trattamento per separare la componente acquosa dagli idrocarburi. In questo complesso intervento ha trovato spazio anche FoamFlex, tecnologia sviluppata dall’azienda navense per affrontare proprio gli «oil spill», gli sversamenti di sostanze oleose in acqua.
Il sistema
Il funzionamento è relativamente semplice da spiegare: il materiale assorbe selettivamente oli e idrocarburi senza trattenere l’acqua. Una volta impregnate, le spugne possono essere strizzate, consentendo di recuperare l’inquinante raccolto, e successivamente riutilizzate fino a 200 volte. Un sistema che permette quindi di ridurre anche la quantità di materiale contaminato destinato allo smaltimento.
Le FoamFlex utilizzate a Milano, peraltro, non sono state trasportate in Darsena dopo che era scattata l’emergenza. Erano già disponibili sul territorio dal dicembre dello scorso anno nell’ambito della Water Defenders Alliance promossa da LifeGate, grazie al progetto «Mission to Blue» sostenuto da Hyundai Italia. Una presenza preventiva che ha consentito di utilizzarle rapidamente sui residui arrivati fino alla Darsena. T1 Solutions è nata nel 2014 e mantiene la propria sede operativa in via Brescia a Nave, mentre quella legale è in città.
Il caso
Nel corso degli anni la società, oggi Pmi innovativa e società benefit, ha sviluppato soluzioni destinate alla prevenzione e alla gestione degli sversamenti di oli e idrocarburi, con applicazioni che spaziano dalle emergenze ambientali ai porti e alle marine, fino ai settori industriale, navale e Oil & Gas. «Quanto accaduto dimostra soprattutto l’importanza della prevenzione – sottolinea Alessandro Taini, ceo di T1 Solutions –. In un’emergenza non basta disporre della tecnologia, è fondamentale che questa sia già presente sul territorio e pronta per essere utilizzata».
Sul fronte delle indagini, intanto, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo per inquinamento delle acque, al momento a carico di ignoti. Gli accertamenti dovranno chiarire l’origine della contaminazione: tra le ipotesi al vaglio c’è quella di uno sversamento illecito nella rete fognaria. Mentre proseguono verifiche e bonifiche, per la tecnologia nata a Nave quella del Naviglio è stata una prova concreta in una delle più rilevanti emergenze ambientali che hanno interessato il territorio lombardo negli ultimi tempi.



