Cronaca

Tav, il passaggio in città «si mangerà» un pezzo di parco Ducos

Manzoni: «Manca ancora il progetto definitivo», restano le incognite su espropri e compensazioni chieste dalla Loggia. E i cantieri dovevano iniziare tre anni fa
Una veduta aerea del parco Ducos -  © www.giornaledibrescia.it
Una veduta aerea del parco Ducos - © www.giornaledibrescia.it

La Tav arriverà a Brescia senza «girarle intorno», ma attraversandola. E così, il parco Ducos dovrà farsi un po’ più piccolo. È una delle conseguenze del quadruplicamento ferroviario in uscita a est della città: due nuovi binari correranno accanto a quelli esistenti e, per trovare posto, si prenderanno una fascia di verde pubblico. Quanto grande? «Dovrebbe riguardare circa 15-20 metri del parco», risponde il vicesindaco e assessore alla Mobilità Federico Manzoni. Il condizionale ha una ragione: «Ancora non ci è stato presentato il progetto definitivo». Il parco sa che dovrà arretrare. Non sa ancora di quanto.

Tre anni di ritardi

Il problema è che quei 15-20 metri sono soltanto una delle misure ancora da mettere a fuoco. Il quadruplicamento in uscita est da Brescia avrebbe dovuto aprire i cantieri nel 2023. Tre anni dopo, manca ancora il progetto definitivo. E con lui restano sospesi il perimetro degli espropri, il disegno delle opere di mitigazione e il conto dell’intervento.

L'ingresso della Tav nella stazione di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
L'ingresso della Tav nella stazione di Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Nel 2020, per i 10,7 chilometri di tracciato, sei dei quali nel capoluogo, erano stati preventivati 555 milioni di euro. Una cifra che non fotografa più i costi di oggi e che dovrà essere aggiornata. Il percorso attraverserà anche Rezzato e lambirà l’abitato di Mazzano. Più a est, verso Verona, i 48 chilometri di nuovi binari sono già stati ultimati (tanto che stanno viaggiando i «treni prova»). A Brescia, invece, si aspetta ancora il documento che dovrebbe dire con precisione dove passerà la ferrovia e che cosa dovrà farle posto.

Il parco e le prescrizioni

Una certezza, almeno, c’è: a perdere terreno sarà il Ducos 2, non il Ducos storico. I nuovi binari correranno infatti sul lato sud della ferrovia, allargando il corridoio esistente proprio dove incontra il verde pubblico. Ma la stima di Manzoni indica soltanto la larghezza della fascia interessata. Senza conoscerne l’estensione, non è possibile tradurre quei 15-20 metri in una superficie complessiva. E nemmeno stabilire con precisione come cambierà il confine del parco.

La Loggia ha già messo in chiaro le proprie condizioni nelle osservazioni al progetto preliminare. Chiede che le nuove piantumazioni al Ducos 2 proseguano la fascia alberata esistente, anziché disperdersi in interventi isolati. Vuole inoltre che sia preservato e ristrutturato il manufatto idraulico che collega i laghetti del Ducos 1 a quelli del Ducos 2. Un elemento poco appariscente, ma necessario a mantenere il collegamento tra due aree verdi che la ferrovia contribuisce a separare.

Uno scorcio del parco Ducos - © www.giornaledibrescia.it
Uno scorcio del parco Ducos - © www.giornaledibrescia.it

C’è poi un’altra porzione di territorio da difendere, distinta da quella che sarà occupata dai binari. Nella zona di via Fossati si trova un’area umida, con un fontanile e la falda che affiora. Il Comune ha espresso parere negativo alla proposta di utilizzarla come area di cantiere e ha chiesto una collocazione alternativa. Nelle osservazioni immagina invece di valorizzarla con nuove alberature e uno stagno di circa 500 metri quadrati per gli anfibi. Il punto, per Palazzo Loggia, è evitare che al terreno sottratto stabilmente dalla ferrovia si aggiungano altri spazi verdi sacrificati durante i lavori. Sono richieste formulate sul disegno preliminare, però: non opere di cui sia già garantita la realizzazione.

In sospeso

La ferrovia attraverserà Brescia, ma il Comune chiede che non si limiti a passarci. Allargando l’inquadratura all’intero elenco delle osservazioni allegate al progetto preliminare, la Loggia ha messo sul tavolo una serie di condizioni: collegamenti tra quartieri da ricucire, percorsi ciclabili da completare e un servizio ferroviario che migliori anche per chi viaggia ogni giorno. Tra le richieste figurano una linea suburbana Brescia-Desenzano, con fermate in tutte le stazioni, e regionali veloci per Verona ogni mezz’ora. Il quadruplicamento, nella posizione del Comune, deve aumentare la capacità dei binari senza lasciare indietro i pendolari.

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La Tav a Brescia è ferma

Ma prima di capire che cosa Brescia otterrà, bisogna stabilire che cosa (e quanto) dovrà cedere. La questione più delicata riguarda gli espropri: il quadro preliminare indica 24 edifici da acquisire e demolire, tra immobili ferroviari, palazzine private e strutture non residenziali. La spesa ipotizzata oscilla fra 20 e 30 milioni di euro. Sono numeri ancora da precisare. Finché il progetto definitivo non arriva, per i proprietari coinvolti resta aperta una domanda assai meno astratta di quelle sul futuro dell’alta velocità: quando, e a quali condizioni, dovranno lasciare i propri immobili?

Una veduta panoramica di via Ferri - © www.giornaledibrescia.it
Una veduta panoramica di via Ferri - © www.giornaledibrescia.it

Il documento definitivo dovrà fornire risposta anche alle interferenze con i quartieri. Le barriere antirumore previste lungo alcuni tratti cittadini, da via Maggi a San Polo, richiederanno il parere della Soprintendenza. Il Comune, intanto, chiede di migliorare i sottopassi, mantenere i collegamenti tra i due lati della ferrovia e prolungare fino al Ducos il percorso ciclabile previsto lungo il tracciato. Non sono dettagli da sistemare a cantieri aperti: per chi vive accanto ai binari, determineranno il modo in cui ci si potrà muovere da una parte all’altra della città.

Dopo tre anni di ritardo rispetto all’avvio dei lavori annunciato, Brescia aspetta ancora di conoscere non soltanto il prezzo dell’opera, ma anche il suo bilancio per la città: quanto spazio occuperà, quali collegamenti cambierà e quali benefici porterà a chi continuerà ad abitare lungo la ferrovia. Paradossalmente, ad avere una certezza in più è il parco Ducos: di sicuro «lui» dovrà arretrare. Ma attende di sapere quanto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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