Cronaca

Strage: «A Toffaloni non interessa difendersi, ricorso inammissibile»

Pubblicate le motivazioni della sentenza con la quale la Corte d’appello dei minorenni ha respinto la richiesta
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Nel cerchio rosso Toffaloni poco dopo l'esplosione della bomba in piazza Loggia
Nel cerchio rosso Toffaloni poco dopo l'esplosione della bomba in piazza Loggia

Toffaloni era perfettamente a conoscenza delle indagini e del processo a suo carico. La mancata procura ad impugnare la sentenza di condanna a trent’anni per aver partecipato alla fase esecutiva della strage di piazza della Loggia, per i giudici di appello, è prova del suo disinteresse ad impugnare. Questa la ragione per la quale, si legge nelle motivazioni della sentenza, la Corte d’appello dei minorenni ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato nel suo interesse, ma senza la delega prevista dalla riforma Cartabia, dall’avvocato Marco Gallina.

Nelle motivazioni, la Corte d’appello (presidente Giovanna Di Rosa, Letizia Platé giudice estensore) sottolinea come l’imputato fosse pienamente a conoscenza del procedimento fin dalle indagini. Richiama inoltre i contatti avuti con la magistratura italiana, sin dal 2013, la nomina di difensori di fiducia e la partecipazione a un interrogatorio svolto a Berna nel 2015. Secondo i giudici, la mancata attribuzione di uno specifico mandato a impugnare deve essere interpretata come assenza di interesse alla prosecuzione del giudizio di secondo grado, e non come impossibilità a farlo.

La Corte ha inoltre respinto la tesi della difesa secondo cui la norma introdotta dalla riforma Cartabia non sarebbe applicabile ai processi minorili, affermando invece che le disposizioni del codice di procedura penale ordinario trovano applicazione anche nel rito minorile in assenza di una disciplina specifica.

La sentenza di appello non pregiudica la possibilità di Toffaloni di impugnare il provvedimento per Cassazione. In questo caso il suo difensore, l’avvocato Marco Gallina, può procedere senza mandato del neofascista veronese che da diversi anni vive in Svizzera con il nome di Franco Maria Muller e passaporto elvetico. Per farlo, per evitare che la condanna diventi definitiva, avrà tempo fino ai primi di settembre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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