Cronaca

Strage, respinto l’appello presentato da Marco Toffaloni

La Corte d’Appello di Brescia l’ha dichiarato inammissibile. Ora manca solo l’eventuale pronunciamento della Cassazione per chiudere la vicenda giudiziaria. Castelletti: «Momento che ha un valore profondo»
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

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Strage, inammissibile il ricorso in appello di Toffaloni

La Corte d’Appello di Brescia, sezione minorenni, ha dichiarato inammissibile l’appello presentato da Marco Toffaloni, oggi Muller Marco Franco Maria, ritenuto uno degli esecutori della strage di piazza Loggia e condannato in primo a grado a 30 anni di carcere.

In attesa delle motivazioni

Toffaloni oggi è cittadino svizzero, ed è stato giudicato dal tribunale minorile perché il giorno dell’attentato neo fascista il 28 maggio 1974 aveva solo 16 anni. Nel provvedimento i giudici hanno stabilito che l’appello non può essere accolto.

La Corte ha inoltre fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza. Ora manca solo l’eventuale pronunciamento della Cassazione per chiudere la vicenda giudiziaria relativa alla fase di esecuzione della strage di Brescia.

La nota della sindaca

Con la dichiarazione di inammissibilità «si chiude una lunga e dolorosa vicenda giudiziaria». A scriverlo in una nota è la sindaca Laura Castelletti: «Per Brescia non è un passaggio formale. È un momento che ha un valore profondo, perché rafforza una verità che la nostra comunità non ha mai smesso di cercare. La strage di piazza della Loggia è una ferita che non si è mai rimarginata, ma è anche una storia di tenacia civile, di memoria e di richiesta costante di giustizia».

«Questa decisione – prosegue Castelletti – conferma, ancora una volta, le responsabilità accertate per uno dei momenti più drammatici della nostra storia repubblicana e contribuisce a dare ulteriore solidità al percorso di accertamento della verità, che negli anni ha chiarito la matrice neofascista ed eversiva di quella stagione di violenza».

Il pensiero della sindaca va «alle vittime, alle loro famiglie e a tutti coloro che, in questi decenni, non hanno mai smesso di volere giustizia. È anche grazie alla loro determinazione se oggi possiamo parlare di un passaggio definitivo. Per noi bresciane e bresciani, questa decisione del giudice non chiude una pagina, ma consolida una consapevolezza: la memoria non è solo ricordo, è responsabilità, è impegno quotidiano nel difendere i valori di libertà, democrazia e convivenza civile. Continueremo a essere al fianco delle famiglie e a lavorare affinché quanto accaduto il 28 maggio del 1974 venga conosciuto, compreso e trasmesso alle nuove generazioni».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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