Cronaca

La Provincia cancella 790 ettari di costruzioni: agitazione dei sindaci

Il taglio del consumo di suolo previsto dalla «variante territoriale» cambia a seconda del Comune: oggi il faccia a faccia in Assemblea
Il dossier è ora sul tavolo del Broletto - © www.giornaledibrescia.it
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Prima o poi i sindaci avrebbero dovuto sedersi allo stesso tavolo. Il problema è che sul tavolo non tutti hanno trovato lo stesso conto. C’è chi deve ridurre del 20%, chi sale al 30 o al 40 e chi arriva al 50%. Il criterio scelto dalla Provincia per tagliare il consumo di suolo Comune per Comune ha provocato un parapiglia sufficiente a far slittare l’assemblea ben due volte (precisamente: il 31 agosto e il 14 settembre).

Oggi, al terzo tentativo, i rappresentanti dei 205 territori bresciani sono chiamati a esprimersi sulla variante al Ptcp. Sigla poco amichevole, questione parecchio concreta: il Piano territoriale di coordinamento provinciale detta le regole di riferimento per la pianificazione dei Comuni e questa volta distribuisce quasi 790 ettari di tagli. In sostanza, si decide quante delle costruzioni previste su terreni ancora liberi dovranno essere cancellate dai piani urbanistici.

Coefficienti

La questione che fa dormire sonni tranquilli ad alcuni sindaci e passare notti insonni ad altri è il metodo. La Provincia ha scelto di non applicare una percentuale uniforme. Il punto di partenza sono le aree che ogni Comune aveva previsto di trasformare e non aveva ancora utilizzato nel 2014. Se quelle previsioni erano inferiori a tre ettari, la soglia della sforbiciata è del 10%. Negli altri casi entra in gioco il loro peso rispetto al territorio già urbanizzato: le classi base sono del 20, 30 e 40%; quando l’incidenza delle previsioni residue raggiunge almeno il 12%, con non meno di tre ettari ancora disponibili, la riduzione arriva almeno al 50%.

Non finisce qui. Le percentuali vengono corrette in base a quanto territorio è già urbanizzato, alla disponibilità di suolo ancora utilizzabile e al ruolo del Comune nell’organizzazione dell’area. Un centro che offre servizi a un territorio più ampio può beneficiare di una riduzione della soglia; un Comune molto urbanizzato o con poco suolo utile vede invece crescere l’obiettivo. È il tentativo - dichiarato nella relazione - di adattare le indicazioni regionali a territori diversi. Ma è anche il passaggio in cui una formula tecnica produce conseguenze politiche: perché un’Amministrazione debba cancellare una quota maggiore di previsioni rispetto a un’altra dipende dai coefficienti scelti dal Broletto.

Una veduta di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it
Una veduta di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it

Chi più e chi meno. Il caso del capoluogo è istruttivo. Brescia parte dal 20%, ottiene sei punti di riduzione per il suo ruolo di «centro ordinatore», ma ne aggiunge dodici per l’elevata urbanizzazione e altri sei per la scarsità di suolo utile. Risultato: taglio di consumo del suolo del 32%. Ospitaletto e Sirmione arrivano al 38%, Rezzato al 39%, Castel Mella al 45%, Chiari è al 34%, Desenzano si ferma al 20%, Barbariga, Pralboino e Rudiano sono invece fra i Comuni per i quali la soglia arriva al 50%. Percentuali che non descrivono da sole la quantità di terreno coinvolta, ma stabiliscono obiettivi differenti per i rispettivi piani comunali. Per capire le dimensioni della partita bisogna guardare anche agli ettari. Il contributo maggiore è assegnato alla Collina e Alta Pianura, circa 220, seguita dalla Bassa Pianura con 166 e dalla Valle Camonica con 130. Quest’ultima registra la percentuale territoriale più elevata, il 42%; Garda e Sebino-Franciacorta si fermano al 33%. La media provinciale è del 35,7%, ma le differenze fra Comuni possono essere ben più marcate di quelle fra le sei grandi aree.

C’è poi una precisazione decisiva per leggere correttamente i numeri. Il 32% di Brescia, come le altre soglie, non è una quota aggiuntiva da sottrarre automaticamente alle previsioni rimaste oggi. Nel calcolo rientrano le eventuali riduzioni del consumo di suolo già effettuate dal dicembre 2014 in avanti: nel caso della città, ad esempio, la variante Del Bono-Tiboni aveva già pressoché azzerato il consumo di suolo, il saldo di questa manovra dovrebbe dunque essere zero. Al giugno 2025, a livello provinciale, i Comuni avevano già eliminato il 19% delle previsioni di trasformazione non attuate su suolo libero; 82 amministrazioni avevano superato il 10%. Saranno i dati aggiornati dei singoli Pgt a chiarire quanto ciascuno debba ancora fare. La Provincia verificherà i calcoli in sede di valutazione di compatibilità.

Il fattore bilancio

Il vero attrito, però, comincia quando dalle mappe si passa ai bilanci comunali. Un terreno che torna agricolo smette di garantire l’Imu prevista per un’area edificabile. Una previsione cancellata significa fare i conti con i proprietari. E un sindaco di un piccolo centro periferico può avere esigenze ben diverse da quelle di un Comune della cintura urbana.

C’è poi il capitolo delle aree produttive: tagliarle con criteri troppo rigidi, hanno osservato alcune Amministrazioni durante il pachidermico lavoro sul Ptcp (correva l’anno 2020 quando è stato avviato il procedimento), rischia di ignorare una domanda di insediamenti che non si ferma al cartello con il nome del paese. Sono obiezioni presentate dai territori e raccolte nella relazione conclusiva. Dietro il lessico urbanistico c’è una questione di potere amministrativo: chi decide dove si potrà ancora costruire e quanto margine lascia a chi governa il territorio?

La Provincia una via d’uscita l’ha prevista. Comuni confinanti o appartenenti allo stesso ambito possono mettersi d’accordo e redistribuire le riduzioni, purché il totale resti invariato e l’intesa superi la verifica provinciale. Tradotto: un municipio può assumersi una quota maggiore del taglio e alleggerire quella del vicino. Ma bisogna trovare qualcuno disposto a farlo. È su questo terreno che, dopo due rinvii, i sindaci tornano oggi a confrontarsi. Il Broletto ha fissato il risultato, i Comuni discutono come raggiungerlo. La sforbiciata si può spostare da un municipio all’altro. Il problema è trovare chi è disposto a tagliare di più.

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