Sono anni che si parla di deindustrializzazione in provincia di Brescia ma, stando ai dati che emergono dalle diverse fonti statistiche, siamo ancora – fortunatamente – lontani da un cambio di scenario che giustifica questa narrazione. L’Istat, nel 2025, nella sua indagine campionaria sulle forze di lavoro, certifica in provincia di Brescia 189mila occupati nelle attività industriali, escluse le costruzioni, che corrisponde a oltre un terzo dei 563mila occupati in provincia, il 33,6%.
L’Istituto nazionale di Statistica, nello stesso anno, documenta come, nel naturale contesto di riferimento della regione Lombardia, gli occupati nelle attività industriali costituiscano meno di un quarto, il 24,7% del totale degli occupati; percentuale che scende sotto il 20% nel quadro nazionale (19,6%).
Il raffronto
Brescia, presenta, pertanto, una quota di occupazione industriale (industrie manifatturiere, estrattive e utilities) decisamente superiore a quella lombarda e nazionale. Ed è un primo punto. Quindi, per quanto la quota percentuale degli occupati industriali, in provincia di Brescia, si sia indubbiamente ridotta, dal 37,3 del 2001 al 33,6% del 2025, i numeri, almeno quelli dell’Istat, pur provenienti da diverse rilevazioni, non segnalano nel nostro territorio conclamati processi di de-industrializzazione. Ed è un secondo punto.
Certo, il mondo è cambiato, gli occupati nel 2025 erano 563mila, a fronte dei 479mila del 2001, e tutto l’aumento occupazionale si definisce nelle attività del terziario ma lo zoccolo duro delle attività industriali in senso stretto rimane, paradossalmente, quasi sugli stessi valori.
Nell’analisi della struttura dell’attività produttiva in provincia di Brescia, proposta dalla Camera di Commercio, con riferimento al 2025, considerando solo il settore privato non agricolo, escludendo quindi il settore pubblico e l’agricoltura, gli addetti alle attività industriali in senso stretto risultano 165.220 e rappresentano il 31,5% del totale degli addetti. Fonti diverse, con numeri diversi e un esito, tutto sommato, coerente.
Tra gli oltre 165mila addetti alle attività industriali la gran parte, 159.548 sono occupati nelle attività manifatturiere. Insomma, si scrive industria e si legge manifattura, che rimane il cuore dell’economia provinciale anche se, nel tempo aumenta il peso dell’occupazione nelle imprese multi utilities che distribuiscono energia, gas, acqua e si occupano della gestione dei rifiuti.
I settori
Nell’analisi, come sempre puntuale, di Confindustria-Brescia, nel 2023, dal punto di vista della struttura produttiva, Brescia è la seconda provincia italiana per rilevanza dell’industria metalmeccanica (dopo Torino), con circa 104mila addetti, distribuiti in oltre 13.000 aziende. La provincia di Brescia è leader nazionale per quanto riguarda la metallurgia (15mila addetti) e i prodotti in metallo (42mila addetti), è al secondo posto nei macchinari e apparecchiature (30mila addetti) e in ottava posizione relativamente ai mezzi di trasporto (poco meno di 8mila addetti). Il territorio bresciano si conferma così uno dei primi poli industriali in Italia e in Europa per importanza e volume di produzione nella filiera della meccanica e della metallurgia.
Così i numeri, pur con tutte le semplificazioni del caso, raccontano come la vocazione manifatturiera della Provincia e, in particolare il comparto metalmeccanico, abbia resistito a tutte le trasformazioni e i cambiamenti succedutesi.
La manifattura
La nostra industria manifatturiera, dalla storia secolare, continua ad essere protagonista delle trasformazioni che investono la nostra società. Certamente tanto è cambiato nella composizione delle attività manifatturiere e nella struttura delle imprese stesse, dalla contrazione delle tradizionali grandi fabbriche all’esplosione dei distretti industriali con marcate specializzazioni produttive. È cambiata la geografia dell’industria manifatturiera, sempre più diffusa nel territorio bresciano, che, dalle aree di tradizionale insediamento industriale ha investito nuove aree di campagna urbanizzata, modificando il paesaggio e la vita delle comunità.
Confindustria-Brescia, in un interessante approfondimento, pubblicato nel febbraio 2026, «Manifatture in trasformazione o deindustrializzazione? Brescia (e l’Europa) a un bivio» analizza puntualmente il tema della deindustrializzazione richiamando i rischi del presente. Il settore industriale – si legge nel report – sta affrontando sfide importanti, come la crescente concorrenza globale, l’incremento dei costi di produzione, il processo di transizione green, unitamente alle tensioni geopolitiche, che rischiano di compromettere inesorabilmente la competitività dell’industria comunitaria e di trasformare l’attuale processo di terziarizzazione in una vera e propria deindustrializzazione. Uno scenario particolarmente negativo – osserva Confindustria Brescia – perché: «...la riduzione della manifattura determinerebbe anche un contestuale ridimensionamento delle attività terziarie e, con esse un impoverimento dell’intero sistema economico».



