Una fabbrica può avere lo stesso indirizzo per cinquant’anni. Intorno, però, la città si muove: arrivano case, strade, negozi, capannoni. E così una legge che sulla carta parla di sostanze pericolose e controlli industriali finisce per incidere anche su una cosa molto concreta: che cosa si può costruire attorno a uno stabilimento e dove.
È uno degli effetti del progetto di legge sul rischio di incidenti rilevanti approvato lunedì dalla Giunta lombarda. Una materia tutt’altro che marginale nella regione che concentra circa 250 stabilimenti soggetti alla normativa Seveso, oltre un quarto del totale italiano. In provincia di Brescia sono 34: diciotto di soglia inferiore e sedici di soglia superiore, dalla siderurgia alle galvaniche, dai depositi di Gpl alla chimica e al trattamento dei rifiuti.
Criteri di priorità
«Soglia inferiore» non significa azienda esclusa dalla Seveso né stabilimento senza rischi rilevanti. La distinzione dipende dalle quantità di determinate sostanze pericolose presenti: al crescere di queste cambiano obblighi e competenze.
Per gli stabilimenti di soglia superiore le funzioni di controllo sono principalmente statali; per i 116 di soglia inferiore censiti nella relazione regionale, invece, la Lombardia ha competenze dirette soprattutto sulla programmazione e sullo svolgimento delle ispezioni. Ed è qui che il nuovo testo prova a cambiare passo.
Le aziende da controllare saranno individuate sulla base di criteri di priorità: quanto tempo è passato dall’ultima visita, quali prescrizioni sono state impartite e se sono state rispettate, eventuali incidenti, certificazioni e informazioni fornite dall’impresa. Per aumentare il numero delle verifiche, Regione potrà inoltre affiancare alle commissioni composte da tecnici di Arpa e Vigili del fuoco altri esperti.
Il registro della «memoria»
Ci sarà poi una memoria degli incidenti che finora mancava a livello regionale: un registro dedicato agli stabilimenti di soglia inferiore, nel quale potranno entrare anche eventi che non raggiungono la gravità dell’«incidente rilevante» previsto dalla normativa nazionale. Quello che accade in un impianto diventerà così uno degli elementi per decidere dove concentrare le ispezioni successive.
Le imprese potranno presentare volontariamente anche una scheda di analisi del rischio; per quelle dotate di determinate certificazioni è prevista la possibilità di ridurre fino al 20% gli oneri delle verifiche.
Cosa cambia per gli enti
Ma la novità che porta la Seveso fuori dai cancelli delle aziende riguarda i Comuni. Entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge (da quando cioè sarà approvata anche dal Consiglio regionale e pubblicata) gli enti che ospitano uno stabilimento a rischio - e anche quelli raggiunti dalle sue possibili aree di danno - dovranno verificare e, se necessario, aggiornare l’Erir, l’elaborato tecnico sul rischio di incidenti rilevanti. Chi non ce l’ha dovrà dotarsene e la Regione controllerà che lo faccia.
Non si tratta soltanto di un banale allegato al Piano di governo del territorio. Quelle mappe servono a mettere insieme rischio industriale e urbanistica: entrano in gioco quando si autorizzano edifici, si cambia la destinazione di un’area o si decide una trasformazione del territorio. La legge impone infatti di considerare vincoli e incompatibilità prodotti dalle possibili aree di danno. E il confine amministrativo non mette al riparo: gli obblighi riguardano anche un Comune senza stabilimenti Seveso, se può essere raggiunto dagli effetti di un incidente avvenuto nel territorio vicino.
Alla fine è questo il punto meno tecnico di una legge molto tecnica. Le fabbriche hanno cancelli e confini comunali, un incidente no. La nuova disciplina prova a far entrare questa evidenza anche nelle mappe con cui si decide come cresceranno le città. Nella nostra provincia, dove gli stabilimenti interessati e mappati sono per ora 34, non sarà una nota a margine del Pgt.
L’assessore Maione
«In mezzo secolo dal disastro di Seveso abbiamo trasformato una tragedia in una cultura della sicurezza che oggi rappresenta un riferimento nazionale». A cinquant’anni dall’incidente di Seveso, a parlare della nuova proposta di legge regionale è l’assessore all’Ambiente e Clima Giorgio Maione, che spiega: «La nuova disciplina rafforza gli strumenti a disposizione di macchina pubblica e imprese. Con il provvedimento approvato rendiamo più efficiente e più strutturata l’attività di verifica sugli impianti di soglia inferiore, grazie allo sblocco delle risorse e all’ingresso di esperti qualificati nelle commissioni. È un cambio di paradigma».
Ma, soprattutto, la norma introduce un sistema di premialità che valorizza le imprese più attente alla prevenzione: «Le aziende in possesso di certificazioni ambientali e di sicurezza riconosciute - sottolinea Maione - possono accedere a una riduzione fino al 20% delle tariffe di verifica, mentre la nuova scheda tecnica volontaria favorisce un rapporto più diretto e collaborativo con l’ente». Sul fronte Comuni e Pgt - chiarisce l’assessore - «non si prevede un adempimento formale, ma un passaggio che migliora la qualità delle scelte territoriali, riduce le esposizioni al rischio e garantisce una tutela più omogenea anche oltre i confini comunali»




