Dalle battaglie del ’68 alle tensioni degli anni Settanta, dalle proteste contro le riforme Berlinguer, Moratti, la «Buona scuola», fino alle rivendicazioni per fondi tagliati, prese di posizione dei dirigenti, riscaldamento tenuto troppo basso o fondi nazionali tagliati. Le proteste studentesche che negli anni si sono susseguite sono ampie e di diverso tenore, ognuno di noi le ha vissute condividendo o contestandone i contenuti, partecipando «per interesse» o «per convinzione», o «entrando in classe» per polemizzare.
Tutto secondo il copione: ogni generazione protesta a modo suo e portando alta la bandiera di un tema caro. Perché? Secondo la psicoterapeuta Stefania Andreoli il conflitto e la trasgressione durante l’adolescenza non sono fenomeni da reprimere, ma rappresentano il percorso sano e necessario per la crescita e la separazione dai genitori.
«L’adolescenza – dice – serve a far saltare i valori imposti». E aggiunge che chi non protesta o mette in discussione l’autorità genitoriale è perché «noi adulti abbiamo fatto estinguere l’adolescenza, i ragazzi di oggi sono molto omologati al mondo degli adulti».
Il Sessantotto
A Brescia la spinta arrivata dal mondo universitario allora lontano dalla città (c’era solo la facoltà di Magistero in Università cattolica) si spostò rapidamente negli istituti superiori.
Con le prime forme di agitazione, assemblee permanenti e le occupazioni dei principali istituti tecnici e licei della città (Itis Castelli, liceo scientifico Calini e liceo classico Arnaldo) si chiesero assemblee aperte alla partecipazione e il cambio di un sistema giudicato paludato e granitico.
Tensioni politiche a anni di piombo
Gli anni tra il 1973 e il 1977 furono contrassegnati «dalla politicizzazione delle proteste - si legge sull’Enciclopedia bresciana -, dal boicottaggio dei Decreti delegati e dalla risposta degli studenti alle tensioni sociali ed eversive della città (in particolare dopo la strage di Piazza della Loggia del 1974).
In questo periodo si registrarono occupazioni a rotazione e settimane di autogestione in numerosi istituti della città e nei poli scolastici della provincia (come Desenzano e Chiari).
Il movimento studentesco riuscì a mantenersi unito durante gli anni 1970-1971, diventando maggioritario in tutte le assemblee scolastiche, organizzando manifestazioni che nel 1970 raggiunsero fino a otto mila studenti e ottenendo concessioni rilevanti come il diritto di riunione in scuola, ore di discussione con interscambio fra le classi, diritto di affissione e riduzione del costo dei trasporti».
La protesta della Pantera e gli anni Novanta
Il movimento universitario e studentesco della Pantera, nato a Palermo contro il disegno di legge Ruberti, contagiò l'Università degli Studi di Brescia e a cascata diversi istituti superiori provinciali.
Tra il 1998 e 1999 si verificarono mobilitazioni, occupazioni e autogestioni in vari licei e istituti contro la riforma Berlinguer e l'introduzione del nuovo esame di Stato.
Ma non mancarono sit-in o altre forme di protesta estemporanee contro prese di posizioni di alcuni presidi o di protesta per sostenere «i finanziamenti alle scuole pubbliche» in opposizione a quello alle private o a richieste di investimento ai vari governi che si sono succeduti.
Dagli anni Duemila
Gli anni Duemila sono stati caratterizzati dalle proteste contro le riforme nazionali e in simultanea con le grandi mobilitazioni nazionali.
Tra il 2004 e il 2005 fu la riforma Moratti a scaldare gli animi con autogestioni e occupazioni all’Itis Castelli, al Calini e al Tartaglia; tra il 2008 e il 2010 si protestò contro il Decreto Gelmini che arrivò anche alle università e, infine, toccò, tra il 2014 e il 2015 alla «Buona scuola».
Nel 2010 ricordiamo una dura protesta, nota come «L’onda» per «riprendersi il futuro» e dire «no a un disegno di legge non condiviso» che toccò Calini, Gambara, Copernico e si allargò rapidamente tra assemblee, proteste ed occupazioni. Si protestava contro la riforma Gelmini, i tagli ai finanziamenti, la precarizzazione e lo status quo.
Due anni più tardi il liceo Arnaldo venne occupato. La protesta nazionale era contro la riforma degli organi collegiali, i finanziamenti alle paritarie, edifici inadeguati e i tagli. A rinfocolare la protesta fu quel «choosy (schizzinosi)» pronunciato dall’allora ministra del Lavoro, Elsa Fornero.
Recentissima l’occupazione, del 2025, di un’aula dell’UniBs per solidarietà con il popolo palestinese.




