L’acqua non è mai uguale. Cambiano il luogo, l’età delle vittime e le circostanze. Ma il filo rosso resta lo stesso. Dall’inizio di maggio a oggi, nel Bresciano, dodici persone hanno perso la vita in acqua. Le ultime due tragedie si sono consumate a meno di ventiquattr’ore di distanza: giovedì il recupero nel Garda del corpo di Alexandru Olaisiu Sorin, il ventinovenne scomparso dopo essersi tuffato per salvare un bambino, e ieri la morte del quattordicenne Kamran Ahmed nel laghetto Gerolotto del Parco delle Cave di Brescia.
Due vicende molto diverse che riportano al centro un tema ricorrente ogni estate: la sicurezza in acqua. Su questo fronte si concentra l’operazione «Mare e Laghi Sicuri», avviata anche quest’anno sul Benaco con dieci mezzi navali, 45 militari, quattro basi operative – Salò, Desenzano, Bardolino e Torbole – e una sala operativa attiva ventiquattr’ore su ventiquattro.
Il progetto
L’obiettivo, però, non è soltanto intervenire quando accade un incidente. La prevenzione resta il primo strumento per evitare tragedie. Per questo durante l’estate gli uomini della Guardia Costiera incontrano bagnanti e diportisti lungo i principali lungolago distribuendo materiale informativo e ricordando alcune indicazioni che, dietro l’apparente semplicità, trovano puntualmente riscontro nella cronaca.
Rispettare le regole è il punto di partenza. Il laghetto Gerolotto, dove ieri ha perso la vita Kamran Ahmed, non è balneabile e i cartelli lo indicano chiaramente. La mancanza di un servizio di salvataggio, i fondali profondi e le correnti rendono infatti quel bacino particolarmente insidioso.
Le raccomandazioni
Altrettanto importante è evitare di sopravvalutare le proprie capacità. La Guardia Costiera raccomanda di non fare il bagno da soli, di non affrontare lunghe distanze a nuoto e di non allontanarsi oltre i gavitelli che delimitano le aree di balneazione. È inoltre consigliabile entrare in acqua progressivamente dopo una prolungata esposizione al sole, evitare il bagno quando non si è in perfette condizioni psicofisiche e non sottovalutare la bassa temperatura dell’acqua. All’inizio di maggio il sedicenne Badr Ouajil perse la vita dopo essersi tuffato da un pedalò a Desenzano, mentre poche settimane dopo il diciannovenne Chamekh Firas morì nelle acque del lago d’Iseo. Anche lui da un pontile.
Molte di queste indicazioni valgono anche per i fiumi, dove correnti, buche e salti d’acqua possono diventare insidiosi in pochi istanti. Tra i consigli c’è quello di prestare attenzione ai cambiamenti improvvisi del vento e della temperatura, di non entrare in acqua se non si sa nuotare. Nell’Oglio quest’estate hanno perso la vita Hassan Hamayun, 23 anni, e Mamour Ndour, 28: nessuno dei due sapeva farlo.
C’è poi un altro elemento che accomuna alcune delle tragedie di quest’estate. Alexandru Olaisiu Sorin si è sacrificato per salvare un bambino. Poche settimane prima Cristi Vede, 27 anni, a giugno aveva perso la vita nell’Oglio dopo essersi gettato in acqua per aiutare il fratello trascinato dalla corrente. Due gesti di straordinaria generosità che mostrano quanto possa diventare pericoloso intervenire quando le condizioni sfuggono al controllo.
Accorgimenti
Non tutto può essere previsto. Ma alcuni rischi si possono ridurre con pochi accorgimenti. Quando si fa il bagno, in caso di crampi, il consiglio è mantenere la calma, distendersi sul dorso e richiamare l’attenzione. Prima di uscire in navigazione, invece, è opportuno controllare meteo, carburante e dotazioni di sicurezza, comunicare itinerario e orario di rientro e consultare le ordinanze locali.
Restano tragedie che sfuggono a ogni decalogo. La caduta costata la vita a don Giuseppe Degli Agosti, 88 anni, a Gardone il 30 giugno, e il malore che due giorni fa ha ucciso un turista tedesco di 66 anni in una piscina di Limone lo ricordano.



