Cronaca

Morto nel lago: «Ho recuperato Chamekh, era a 15 metri di profondità»

Parla il protagonista del recupero del giovane tunisino affogato domenica sul lungolago di Pisogne
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

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Il soccorritore di Pisogne: "Non mi sento un eroe"

Sono arrivati da lui con la disperazione negli occhi. Gli hanno chiesto di fare qualcosa per trovare Chamekh Firas, il giovane amico, scomparso da pochi lunghissimi minuti sotto il pelo dell’acqua. Ivan Bendotti, 49enne disc jockey, gestore del LidoX, non ci ha pensato un attimo. È salito sul gommone di Camunia Soccorso, ormeggiato a poca distanza dal suo stabilimento balneare, e con il presidente del sodalizio, si è portato nei pressi dell’imbarcadero.

È entrato in acqua, anche se non aveva l’attrezzatura necessaria, a partire dalle bombole. Si è messo alla ricerca del giovane inabissato dopo un tuffo dal pontile . «Ho capito che c’era ben poco da fare  – ci ha detto Bendotti –. Gli amici, forse nella speranza che sarebbe riemerso da solo, hanno temporeggiato. In situazioni come queste però ogni secondo può fare la differenza. Mi sono immerso con il tragico sospetto che non avrei trovato il ragazzo vivo. E così è stato».

Le ricerche

Le ricerche del giovane tunisino nei pressi dell'imbarcadero di Pisogne
Le ricerche del giovane tunisino nei pressi dell'imbarcadero di Pisogne

Anche perché la ricerca si è protratta a lungo. «Il lago è particolarmente scuro e profondo in quel tratto. Scende a circa dieci metri già a poca distanza dal pontile. Ero in apnea e ho fatto diverse immersioni, prima di individuarlo. Prima a cinque metri, poi a circa dieci. Dopo un quarto d’ora che ci provavo ho visto una sagoma ancora più giù. Mi sono avvicinato ed ho capito che si trattava del giovane. Era adagiato su un fianco. L’ho agganciato e portato su».

Purtroppo per Chamekh Firas, il 19enne di origini tunisine ospite di una comunità di Darfo in attesa di asilo politico, non c’era più niente da fare. «Le manovre di rianimazione – conclude Ivan – non hanno potuto far nulla. Chamek non ce l’ha fatta. È una magra consolazione, lo so, ma almeno siamo riusciti a tirarlo fuori dall’acqua. E in questo punto del lago non è un risultato così scontato».

Pericolo costante 

Un dato è certo il lago di Iseo si conferma pericoloso. «È ricco di insidie – conclude Ivan – bisogna approcciarlo con cautela e rispetto e farci il bagno solo se si è in condizioni fisiche per farlo e soprattutto se si sa nuotare». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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