Una candidatura da 38.840 euro, un verdetto ancora senza motivazioni e una terza corsa alla Capitale verde europea che, almeno per ora, resta nel cassetto. Ma dal botta e risposta in Consiglio comunale tra Massimiliano Battagliola e l’assessora Camilla Bianchi esce anche una notizia destinata a sopravvivere più a lungo alla disputa sulle medaglie: dopo le caratterizzazioni, sull’area attorno all’ex gasometro di Brescia Due partirà la bonifica. È proprio il vecchio gigante di archeologia industriale, tirato in ballo dal capogruppo di Brescia Civica come esempio delle questioni ambientali sulle quali concentrare soldi ed energie, a strappare a Bianchi l’aggiornamento.
«Chi ha la responsabilità sta portando avanti tutto quello che concerne la bonifica dell’area intorno al gasometro – spiega l’assessora –. Ha già provveduto a fare le caratterizzazioni e inizierà la parte di bonifica».
La storia del gasometro
Un passaggio non secondario per una storia rimasta sospesa a lungo. Il gasometro, costruito nel 1933 e definitivamente dismesso nel 1992, è di proprietà comunale dal 1998 ed è sottoposto a tutela come testimonianza di archeologia industriale. Negli anni si sono susseguite ipotesi di recupero, compreso il progetto di trasformarlo in un memoriale per le vittime del Covid, senza arrivare alla riqualificazione. Ancora nel 2025 Comune e A2A indicavano competenze diverse sull’area, mentre restava aperto anche il nodo dell’eventuale bonifica.
La canditura a «capitale green»
L’interrogazione, però, nasce da tutt’altra medaglia. O meglio, da quella che Brescia non ha conquistato. La città è rimasta fuori dalla rosa delle finaliste per il titolo di European Green Capital 2028, insieme all’altra candidata italiana, Roma. Battagliola parte da qui per mettere in discussione non soltanto il risultato, ma il metodo: perché continuare a partecipare a competizioni internazionali spendendo risorse, domanda in sostanza, quando Brescia deve ancora fare i conti con problemi ambientali ben più materiali?
«Non è che al cittadino dispiaccia avere una città bella, una comunità realmente green e anche questi riconoscimenti», premette il capogruppo di Brescia Civica. Il punto, sostiene, è stabilire le priorità. Chiede così quanto siano costate le due candidature, quali carenze abbia individuato la Commissione europea e se la Giunta abbia intenzione di tentare nuovamente la corsa. Sullo sfondo mette la bonifica del Sin Caffaro e proprio l’ex gasometro: meglio, è la sua tesi, concentrare lì «ogni risorsa economica, anche minima, umana e politica», anziché inseguire «la statuetta» europea.

I numeri
Bianchi comincia mettendo ordine nelle date. La candidatura presentata nel 2023 riguardava il titolo 2025 e fu preparata con la collaborazione tecnica dell’Università degli Studi di Brescia attraverso una convenzione senza oneri. Per la corsa presentata quest’anno al titolo 2028, invece, il Comune ha impegnato 31.840 euro più Iva, 38.840 complessivi. Nessuna spesa, precisa l’assessora, per promozione o trasferte. L’incarico comprendeva raccolta e verifica dei dati, coordinamento tecnico, redazione in inglese del dossier, elaborazione grafica e organizzazione della documentazione.
Non proprio, obietta Bianchi alla lettura dell’opposizione, il prezzo di un modulo d’iscrizione. «È riduttivo rappresentare 40mila euro come una spesa promozionale o come il costo di una semplice domanda di partecipazione». Il dossier richiedeva infatti di passare ai raggi X la città su sette indicatori: qualità dell’aria, acqua, biodiversità, uso sostenibile del suolo, rifiuti ed economia circolare, rumore, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.
Resta il risultato: Brescia non è arrivata in finale.
La terza candidatura
E qui, per il momento, manca ancora un pezzo. «Non siamo ancora in possesso dei motivi per cui la Commissione ha giudicato la nostra città non meritevole della rosa dei finalisti», chiarisce Bianchi. Il giudizio dettagliato degli esperti sarà trasmesso soltanto dopo la proclamazione della città vincitrice e, assicura l’assessora, verrà poi reso pubblico. Qualche indicazione arriva però dalla precedente candidatura. La valutazione di allora, ricorda Bianchi, aveva riconosciuto ricchezza e solidità del dossier ma chiesto una definizione maggiore degli obiettivi futuri, delle risorse, dei sistemi di monitoraggio e della partecipazione.
Ed è qui che l’assessora respinge l’immagine di tre anni trascorsi aspettando un altro concorso: cita il Piano del verde e della biodiversità, il regolamento del verde pubblico e privato, il Piano aria e clima, l’aggiornamento del Piano d’azione acustica, il lavoro sull’economia circolare e sull’estensione delle aree protette. Quanto alla terza candidatura, nessun assegno è già pronto. Prima la Loggia vuole leggere le pagelle di Bruxelles. «Ne parleremo a valle del materiale della Commissione», dice Bianchi, indicando metà ottobre come possibile momento per avere un quadro più chiaro. Solo allora si ragionerà sull’eventualità di riprovarci.
La replica di Battagliola
Battagliola resta sulle proprie posizioni. «Tutte le energie devono essere finalizzate non tanto a ottenere riconoscimenti che lasciano il tempo che trovano, ma a risanare la nostra città». E incassa invece con favore la novità sul gasometro: «Sono molto contento che si stia intervenendo per cercare di bonificare l’area». Per il capogruppo di Brescia Civica è la conferma della tesi con cui aveva aperto l’interrogazione: meno energie per i titoli, più per i problemi ambientali che Brescia ha sotto casa. Bianchi la vede esattamente al contrario: la candidatura, nella sua lettura, serve proprio a misurare quei problemi, mettendo obiettivi, risultati e risorse della città sotto l’esame di sette esperti indipendenti.
Alla fine la disputa sulla Capitale verde resta lì, sospesa in attesa che da Bruxelles arrivi la pagella. Quella sul gasometro, invece, lascia l’aula con qualcosa di più concreto: dopo anni di progetti annunciati, ipotesi di recupero e competenze da districare, per l’area che circonda il gigante di ferro di Brescia Due la parola pronunciata questa volta è «bonifica».




