Cronaca

Diesel Euro 5, stop rinviato al 2027: niente vincoli per 20mila bresciani

La Regione aveva preparato il «piano B» con Move-In, poi è arrivato l’intervento (atteso) del Consiglio dei ministri. Maione: «Il governo ci ha ascoltato, non si può scaricare sulle famiglie il costo del cambio auto»
Il blocco per i veicoli diesel Euro 5 riguardava solo gli agglomerati sopra i 100mila abitanti - © www.giornaledibrescia.it
Il blocco per i veicoli diesel Euro 5 riguardava solo gli agglomerati sopra i 100mila abitanti - © www.giornaledibrescia.it

Il primo ottobre perde per la seconda volta l’appuntamento con i diesel Euro 5. Come ventilato una manciata di giorni fa, infatti, il Consiglio dei ministri di ieri non ha riservato sorprese e ha scelto di rinviare di un altro anno le limitazioni alla circolazione, spostando così la lancetta al 1° ottobre 2027. Il che, per quasi 20mila automobilisti dell’area urbana di Brescia, significa soprattutto una cosa: tra una settimana potranno continuare a circolare senza scatole nere, contachilometri e corse dal concessionario per scongiurare di essere multati. Per la politica, invece, significa guadagnare dodici mesi su un problema che, prima o poi, tornerà a bussare alla porta.

Sospiro di sollievo

Il decreto interviene con una riga chirurgica sulla norma del 2023: dove il testo riportava la data «1° ottobre 2026», ora bisogna leggere «1° ottobre 2027». Il rinvio riguarda Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna e la relazione che accompagna il provvedimento concede alle Regioni maggiore flessibilità nella pianificazione ambientale, senza cancellare gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Il Governo motiva l’urgenza con la necessità di «evitare rilevanti ripercussioni» sulla mobilità, sui trasporti e sul sistema economico e produttivo.

L'assessore regionale all'Ambiente e Clima, Giorgio Maione - © www.giornaledibrescia.it
L'assessore regionale all'Ambiente e Clima, Giorgio Maione - © www.giornaledibrescia.it

A Palazzo Lombardia il sospiro di sollievo è doppio. La Lombardia era infatti rimasta l’unica delle quattro Regioni del bacino padano con il semaforo rosso ancora acceso per il primo ottobre, anche se nel cassetto - da settimane - aveva pronto il «piano B». Piemonte ed Emilia-Romagna avevano imboccato la strada delle misure alternative, mentre nella nostra regione lo stop era previsto per le autovetture nei quattro Comuni sopra i centomila abitanti: oltre a Brescia, quindi, nell’elenco c’erano Milano, Bergamo e Monza. E a pochi giorni dal gong la Giunta guidata da Attilio Fontana attendeva solo il nullaosta da Roma.

L’alternativa sul tavolo di Palazzo Lombardia c’era e si chiama MoVe-In: la scatola nera che registra i chilometri percorsi e che la Regione pensava di utilizzare concedendo agli Euro 5 un plafond fino a 10mila chilometri l’anno. Una deroga alla deroga, insomma, per evitare il fermo senza arrivare a cancellarlo. L’intervento nazionale rende dunque per ora superfluo il «paracadute» lombardo.

Fattore sociale

«Abbiamo chiesto al Governo di intervenire», rivendica l’assessore regionale all’Ambiente e Clima Giorgio Maione. «La scelta di rinviare le limitazioni agli Euro 5 nasce da un confronto serio e continuo con il Ministero: Regione Lombardia ha posto il tema, il Governo lo ha ascoltato e ha agito di conseguenza».  La motivazione, secondo Maione, è prima sociale che automobilistica: «Era necessario farlo per le famiglie e per chi lavora. In questo momento economico non si può scaricare sulle persone anche il costo di cambiare l’auto. Con questo rinvio - rimarca - nessuno sarà obbligato a sostituire il proprio veicolo».

I numeri spiegano perché la faccenda abbia acceso rapidamente la politica. In Lombardia circolano ancora 443.344 automobili diesel Euro 5. Erano 559.422 nel 2022: in tre anni ne sono dunque uscite naturalmente dal parco circolante più di 116mila. In provincia di Brescia ne restano 79.703, il 9% delle automobili, ma la cifra va distinta dalla platea che sarebbe stata colpita dal blocco: nell’agglomerato di Brescia gli Euro 5 diesel sono 19.914.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La battaglia aveva trovato da tempo il suo principale sponsor politico nel ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che la scorsa settimana aveva promesso di portare personalmente in Cdm il decreto contro quello che aveva ribattezzato «uno stop insensato». Ora il rinvio è arrivato e consente anche alla Regione di uscire da un’impasse temporale che si stava facendo scomoda.

Ma il tema rimane

Resta, però, l’altra metà della storia. Perché dodici mesi possono alleggerire il costo della transizione, ma non certo la qualità dell’aria della Pianura Padana.

Il rinvio riguarda circa 20mila bresciani - © www.giornaledibrescia.it
Il rinvio riguarda circa 20mila bresciani - © www.giornaledibrescia.it

Anche il decreto tiene infatti fermi gli obiettivi ambientali e concede alle Regioni del tempo in più per organizzare e completare le misure necessarie a raggiungerli. L’assessore Maione assicura che si continuerà a lavorare «sulla qualità dell’aria senza creare problemi a chi ogni giorno tiene in piedi il nostro territorio». Il compromesso, per adesso, sta tutto lì. Il calendario concede un altro giro. L’aria invece, naturalmente, non conosce proroghe.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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