Blocco diesel Euro 5, Maione sfida Bruxelles: «Proroga necessaria»

Lo stop dal primo ottobre riguarda 85mila veicoli nel Bresciano. L’assessore all’Ambiente in Regione porterà l’istanza al Ministero
A Brescia il divieto metterebbe in difficoltà oltre 80mila automobilisti
A Brescia il divieto metterebbe in difficoltà oltre 80mila automobilisti
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Il conto alla rovescia verso il blocco dei diesel Euro 5 – previsto sulla carta dal 1° ottobre per i Comuni in fascia uno – potrebbe interrompersi prima del gong. A provare a «spezzarlo» è la levata di scudi delle Regioni del bacino padano, con la Lombardia in prima fila a sfidare Bruxelles. Lo fa a voce alta, per bocca dell’assessore all’Ambiente Giorgio Maione che si fa portavoce dell’istanza, e lo fa per via istituzionale, con una mozione della Lega depositata in Consiglio regionale. Il bersaglio è chiaro: un provvedimento che il (fu) Carroccio bolla come «ideologico».

L'assessore regionale all'Ambiente Giorgio Maione
L'assessore regionale all'Ambiente Giorgio Maione

Appello a Roma

La battaglia è aperta. Sul fronte opposto c’è la Commissione europea, che da anni insiste per il rispetto degli obiettivi ambientali. Nel mezzo, Roma, chiamata a fare da cuscinetto tra le spinte autonomiste del Nord e la deadline comunitaria, una tabella di marcia per abbattere le emissioni che aveva portato l’Italia ad approvare il decreto legge del 2023, quello in cui appunto si prevede lo stop dei diesel Euro 5 da ottobre nel bacino padano. A preoccupare, sono i numeri: in Lombardia il divieto metterebbe in difficoltà quasi mezzo milione di automobilisti. In provincia di Brescia si parla di 84.215 auto (in calo rispetto al 2023, quando erano 87.562), cui in prospettiva si andrà ad aggiungere un parco di 20.196 tra autobus, mezzi commerciali e camion per i quali il cartellino rosso dovrebbe scoccare tra fine 2026 e inizio 2027.

La proroga

La Lombardia ha stanziato nuovi fondi per il cambio del parco auto - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La Lombardia ha stanziato nuovi fondi per il cambio del parco auto - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Cifre che bastano a spiegare il tono acceso della risposta istituzionale. Maione prova a tenere insieme il principio e la deroga: «In un contesto le cui regole sono dettate dal legislatore nazionale – dice – la Lombardia si è comunque impegnata a salvaguardare il più possibile il diritto alla mobilità di ogni cittadino, riconoscendo al contempo l’urgenza di una transizione ecologica». Il riferimento è ai 23 milioni di incentivi stanziati anche quest’anno per «favorire il ricambio del parco auto con alternative a basse emissioni. Questo – puntualizza l’assessore – è garantito con il Move-In», la misura che consente di continuare a utilizzare il proprio mezzo (anche se inquinante) entro limiti prestabiliti di chilometraggio. Maione insiste: «Insieme alle altre regioni del bacino padano, auspichiamo dallo Stato centrale una proroga del blocco degli Euro 5: questo eviterebbe notevoli difficoltà ai cittadini. Un divieto che impone un costo così alto, in termini economici, alle famiglie interessate non è sostenibile».

L’iter in Aula

Sul piano politico, il messaggio prende corpo nella mozione che sarà discussa martedì in aula a Palazzo Pirelli. Il primo firmatario è Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega, che propone di sospendere il blocco e, allo stesso tempo, sollecita l’istituzione di un tavolo tecnico-politico tra le Regioni del bacino padano e il Ministero dell’Ambiente e della Transizione energetica. Obiettivo: valutare «soluzioni alternative che tengano conto delle peculiarità climatiche, economiche e sociali di un territorio unico in Europa».

Il bacino padano

Già, perché il bacino padano – che comprende Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna – è un caso a sé. Una conca naturale, incastrata tra Alpi e Appennini, dove l’aria si muove poco e le polveri sottili si fermano troppo. Il risultato è una pressione costante per rientrare nei limiti su Pm10 e ossidi di azoto. E se è vero che negli anni sono stati fatti progressi, è altrettanto vero che le soglie restano oltre il livello di guardia, con effetti non trascurabili sulla salute: secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente in Lombardia, in un decennio, sono morte d’inquinamento circa 100mila persone.

Il nodo resta complicato. La Regione vuole mettere in discussione la sostenibilità sociale delle misure ambientali più dure. Il voto in Consiglio regionale sarà un primo passaggio, per dare un mandato politico forte. Ma la vera sfida – ancora tutta da giocare – sarà trovare entro l’autunno un compromesso capace di tenere insieme gli obblighi imposti da Bruxelles e le necessità quotidiane di mobilità di mezzo milione di lombardi. Una trattativa con il cronometro in mano.

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