Cronaca

Caffaro, LivaNova tratta per Colleferro ma Brescia «avrà i 245 milioni»

Il commissario Fasano: «La sentenza emessa dalla Corte di Cassazione è inequivocabile»
Il sito Sin Caffaro - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
Il sito Sin Caffaro - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Mentre dentro l’ex stabilimento Caffaro le demolizioni e i test pilota avanzano, un’altra partita continua a giocarsi lontano dalle ruspe. È quella dei 453 milioni di euro (per Brescia, Torviscosa e Colleferro) che la Corte di Cassazione ha stabilito dovranno essere pagati da LivaNova per il disastro ambientale che non ha commesso direttamente, ma che di fatto – con la fusione per incorporazione – ha ereditato dalla galassia Snia-Caffaro. Una cifra enorme, definita nel febbraio del 2025, che oggi però non è ancora arrivata nelle casse dello Stato perché attorno alla sua ripartizione si sta consumando un nuovo fronte.

Al Ministero

L’ultima mossa porta la firma della multinazionale. Secondo fonti del Ministero dell’Ambiente, LivaNova ha proposto un accordo che avrebbe ridisegnato la distribuzione del risarcimento, chiedendo di escludere completamente dal conto il sito della Valle del Sacco (quello di Colleferro): secondo quanto riportato, infatti, la multinazionale ripete di non avere nulla a che vedere con la contaminazione di quell’area.

La «mossa del cavallo» (la trattativa diretta per archiviare ogni contenzioso, stralciando Colleferro e pagando subito per gli altri due siti), comunque, pare proprio essere fallita. La società aveva messo sul tavolo una proposta per dividere i fronti (e per togliere dal conto del risarcimento gli 86 milioni destinati alla Valle del Sacco), ma Roma è intenzionata a bocciarla. Ma se così non fosse? Cambierebbe l’equilibrio interno della vicenda, ma non quello di Brescia.

Il commissario Mauro Fasano - © www.giornaledibrescia.it
Il commissario Mauro Fasano - © www.giornaledibrescia.it

Il commissario straordinario del Sin, Mauro Fasano, sulla vicenda, taglia infatti corto: «Per Brescia in entrambi i casi non cambia nulla». La quota destinata al sito bresciano resta quella fissata dalla Corte di Cassazione: circa 250 milioni. Nei prossimi giorni è attesa soltanto la definizione dell’ultimo riconteggio relativo alla falda (per il Sin di casa nostra si dovrebbe trattare di 4-5 milioni in meno), ma, assicura il commissario, «la cifra spettante a Brescia non viene rimessa in discussione in alcun modo: evidenze e sentenze sono chiare».

Attesa

La vicenda parte da lontano. Il Ministero aveva promosso un’azione civile sostenendo che la responsabilità del disastro ambientale non si fosse fermata alle aziende ormai fallite del gruppo Snia, ma dovesse estendersi anche a Sorin, la società nella quale erano confluite le attività economicamente sane del gruppo (e dunque gli utili di Caffaro) e che nel frattempo è stata incorporata in LivaNova. La tesi era semplice quanto decisiva: non si potevano separare gli utili dalle responsabilità ambientali. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, culminata davanti alla Prima sezione civile della Cassazione, quella ricostruzione è stata accolta.

I giudici hanno confermato il diritto dello Stato al risarcimento del danno ambientale, quantificandolo in oltre 453,5 milioni di euro complessivi per i tre Siti di interesse nazionale di Brescia-Caffaro, Torviscosa e Colleferro. A Brescia spettano circa 250 milioni. Una decisione che, oltre all’entità economica, ha un peso giuridico destinato a fare scuola. La Cassazione ha infatti escluso che il danno potesse considerarsi prescritto, osservando come la contaminazione prodotta dalla Caffaro abbia continuato a propagarsi nel tempo, che la multinazionale ne era a conoscenza e che gli effetti del disastro siano rimasti permanenti.

Oggi, quella sentenza entra nella sua fase più delicata: trasformare un principio di diritto in risorse effettivamente disponibili. Per Brescia, almeno secondo il commissario, la rotta resta invariata. Mentre nel sito si scavano i primi metri di terreno per preparare la bonifica, fuori dal cancello continua il lavoro degli avvocati. Le ruspe hanno già iniziato il loro compito. I 250 milioni, invece, devono ancora cominciare il loro «viaggio».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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