Ambiente

Viaggio al centro della Caffaro: il reportage

Nel sito inquinato sono iniziati i test pilota: ecco come sta andando il prologo della bonifica
Gli edifici che compongono la Caffaro vengono via via demoliti - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Gli edifici che compongono la Caffaro vengono via via demoliti - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

L’uomo con il georadar cammina avanti e indietro spingendo una specie di passeggino. Ogni pochi passi rallenta, studia il monitor e riparte. A prima vista sembra un po’ «l’omino» che mappa le strade per Google e un po’ un cercatore d’oro: non fotografa quello che si vede né scava per accaparrarsi un bottino prezioso, ma cerca quello che non si vede. Tubi dimenticati, cunicoli, vuoti, vecchi sottoservizi fino a tre metri di profondità.

Lo strumento che trascina con sé non demolisce nulla: guarda sotto i piedi di tutti per fare una radiografica del sottosuolo. Alla Caffaro, la bonifica comincia così: con una «caccia» – l’etichetta tecnica corretta è quella dei «test pilota» – per scovare quanti più segreti (e dosaggi chimici efficaci) possibile. Ogni scansione serve a evitare sorprese quando inizieranno gli scavi. E le sorprese, in Caffaro, non mancano mai.

Il tram del georadar - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Il tram del georadar - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Il viaggio

All’ingresso, sotto il primo edificio demolito, è comparso un tunnel di servizio di cui si ignorava l’esistenza; a qualche silos di distanza, invece, c’è il forte dubbio che ci sia un rifugio antiaereo. Il secondo cunicolo non è ancora saltato fuori, ma anche questa scoperta obbliga a fermarsi, rilevare, progettare una variante e richiudere tutto in sicurezza. Ogni edificio abbattuto racconta qualcosa che le carte non dicevano. Il nostro viaggio nella nuova storia della cittadella industriale di via Nullo inizia da qui: da un capannone (quello morsicato dai denti della ruspa il giorno dell’inaugurazione simbolica della bonifica) che non c’è più.

Via tutto

Le ruspe continuano a mordere cemento e depositi, ma la partita decisiva si gioca qualche metro più sotto, dove non arriva lo sguardo. Emilio Cucciniello, project manager di Greenthesis, è il «Virgilio» del sito, che ormai conosce come le sue tasche e al quale – confessa – si è «affezionato». È lui il regista del team che manovra la mastodontica macchina del risanamento: in questi mesi si cerca di capire come cancellare un secolo di contaminazione senza scavare l’intero stabilimento. I test pilota appena entrati nel vivo sono questo: il prologo della bonifica.

Emilio Cucinello, project manager di Greenthesis - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Emilio Cucinello, project manager di Greenthesis - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Le demolizioni avanzano a cerchi concentrici fino a stringere il cuore dello stabilimento: tredici edifici sono già stati abbattuti, il quattordicesimo è in corso. Prima, però, ciascuno viene svuotato pezzo per pezzo: amianto, impianti, guaine, tutto ciò che può rappresentare un rischio. La rimozione delle coperture ha ormai superato il 90%, mentre l’amianto è stato quasi del tutto esiliato. Solo a quel punto entra in scena Giorgio Chironi di Acr, ribattezzato ormai da tutti «demolition man», perché in modo chirurgico guida una demolizione tutt’altro che improvvisata.

Ogni fabbricato ha un piano dedicato, con strutture da proteggere, linee elettriche da isolare e impianti da preservare: per farlo, le zone sensibili vengono ingabbiate. A vegliare sul fatto che tutto sia impeccabile, che la vecchia Chimica sia sì «smontata», ma con la precisione di un meccanismo, è Riccardo Franciscono: il boss della sicurezza del cantiere. Non parla molto: a lui basta uno sguardo. Un’occhiata e tutti capiscono cosa si deve raddrizzare.

Come funziona

Uno scorcio del sito Caffaro - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Uno scorcio del sito Caffaro - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Il clou del futuro della bonifica si decide qualche centinaio di metri più in là, dove sono stati allestiti i container con i macchinari dei campi prova. Qui si stanno sperimentando, in scala reale, le tecniche che verranno poi estese all’intero sito. Entro settembre i tecnici consegneranno al commissario il report definitivo con i risultati: sarà quello il verdetto che dirà fino a che punto i trattamenti sono in grado di rimettere in salute l’area, quanto contaminante riescono a eliminare e per quanto tempo dovranno lavorare gli impianti.

La sfida più ambiziosa riguarda i Pcb, gli inquinanti simbolo della Caffaro. La tecnica scelta non ha precedenti, almeno con queste dimensioni e con questo tipo di ossidante. Il principio, però, è sorprendentemente intuitivo: attraverso una rete di tubi e di pozzi, nel terreno vengono iniettati acqua e ozono (per gli appassionati di Stranger Things: a vederlo da fuori, in quel contesto, ricorda un po’ il Demogorgone).

I tubi che iniettano la sostanza «anti Pcb» - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
I tubi che iniettano la sostanza «anti Pcb» - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Come funziona in pratica? Immaginatevi una sorta di iniezione letale che raggiunge le molecole di Pcb fino a trasformarle in sostanze innocue, acqua e anidride carbonica. L’ozono viene prodotto direttamente in cantiere: l’aria viene aspirata, l’ossigeno concentrato e trasformato in ozono grazie a scariche elettriche, poi miscelato con l’acqua e spinto nel sottosuolo. Tutto è controllabile anche da remoto. «Per ora l’impianto lavora al minimo, ma il dosaggio può essere modificato in tempo reale in funzione dei risultati».

Le perforazioni

La domanda, adesso, non è soltanto se il sistema funziona. È capire quanto ozono serve, quanto lontano arriva nel terreno, quanto tempo rimane attivo prima di decadere e quale percentuale di Pcb riesce realmente a distruggere. Le risposte arriveranno dai monitoraggi continui e dai nuovi campionamenti. La Caffaro, nel frattempo, si prepara a diventare una gigantesca gruviera: quando partirà la bonifica su larga scala saranno realizzati circa dodici chilometri di perforazioni (la distanza è quella che separa piazza Vittoria da Castenedolo), oltre a 144 sondaggi destinati alla caratterizzazione approfondita del sito.

La prima parte della nuova barriera idraulica in funzione a settembre - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
La prima parte della nuova barriera idraulica in funzione a settembre - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

È un passaggio fondamentale perché, paradossalmente, sotto molti edifici non è mai stato possibile indagare: gli impianti erano ancora in piedi e solo demolendoli si può finalmente leggere il sottosuolo e individuare gli hotspot, i punti dove la contaminazione è più intensa. Per questo la bonifica procede per cerchi concentrici. Le demolizioni aprono la strada ai sondaggi. I sondaggi guidano gli impianti. Gli impianti diranno come intervenire sul resto del sito. È un lavoro che alterna ruspe, sensori, software, pompe, tubazioni e analisi di laboratorio. Vicino al grande cancellone grigio affacciato sulla via, il «team dei cercatori» continua a camminare spingendo il passeggino del georadar. E quella ricerca dell’invisibile è, in fondo, la metafora del viaggio della bonifica. Il viaggio che (si spera) racconterà la nuova storia della Caffaro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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