Il caldo torrido non è più un’eccezionalità. È una vera e propria emergenza con cui dobbiamo e dovremo fare i conti. È questo il presupposto necessario per comprendere che – come sempre quando si parla di emergenze – anche a Brescia c’è la necessità di avere dei rifugi. Dei rifugi climatici utili a sopravvivere durante le ondate di calore estive, ma anche quando forti perturbazioni si abbattono sulla città.
Il Comune di Brescia, dunque, fa un passo oltre il «Piano caldo» per arrivare alla guida «Il tuo rifugio dal caldo». Parliamo di 70 luoghi – tra spazi al chiuso e all’aperto – che le persone possono utilizzare per combattere l’afa e la calura. «Sono posti pubblici, ad accesso libero e gratuito, in cui è possibile trovare condizioni più favorevoli – spiega l’assessora all’Ambiente Camilla Bianchi –. L’obiettivo, già indicato nel Piano aria e clima, è costruire progressivamente una rete che permetta di avere un rifugio climatico a cinque minuti da casa».
La Loggia ha mappato tutti i rifugi climatici: ce ne sono 38 all’aperto e 32 al chiuso. Tra i più importanti il Castello di Brescia, il Parco delle Colline e il Monte Maddalena. «Il Castello si colloca nel centro storico, che è una delle aree più vulnerabili della città – spiega Bianchi –. Ma fondamentali sono tutte le ampie zone verdi, come il bosco di Sant’Anna».
La mappatura non comprende tutti i 160 parchi della città, ma solo quelli che hanno determinate caratteristiche. Ci dev’essere almeno una fontana, l’accesso ai servizi igienici, un adeguato livello di ombreggiamento con delle sedute.
L’Amministrazione dà però risalto anche ai percorsi per il trekking. «Non è necessario cambiare regione per trovare ambienti freschi – sottolinea l’assessora –. Abbiamo indicato i percorsi accessibili dalla città con i tempi di percorrenza e i livelli di difficoltà». Accanto a questo il Comune ha messo a disposizione una mappa delle fontanelle di Brescia, consultabile tramite l’applicazione Bresciapp! o sul sito fontanelle.org.
Cambiamento climatico, però, non vuol dire solo ondate di calore. In estate ormai si registrano spesso forti temporali, che possono provocare seri danni. In questi casi i rifugi al chiuso tornano molto utili. «Non sempre sappiamo che cosa accadrà, con quale intensità e con quali conseguenze – precisa Bianchi –. Alcune semplici indicazioni, che abbiamo inserito nella guida, possono salvare la vita delle persone».
La rete
L’impegno dell’Amministrazione è ora quello di rendere la rete dei rifugi climatici sempre più capillare, intervenendo ogni anno su cinque luoghi per migliorarne le caratteristiche, dall’ombreggiamento alla presenza di sedute, e aumentando progressivamente il numero degli spazi disponibili. Il settantunesimo nascerà nel 2026 all’interno del parco Alberini, grazie a un intervento realizzato con risorse comunali e con gli oneri di scomputo legati all’operazione privata prevista nell’area.
Per l’assessora c’è già una buona frequentazione dei rifugi climatici messi a disposizione con il piano caldo. «Ora è importante raggiungere quei cittadini che non hanno mai percepito il bisogno di proteggersi dal caldo», sottolinea l’assessora.
Per ora l’unico nodo da sciogliere sembra essere quello degli orari di apertura dei rifugi al chiuso. Essendo per la maggior parte biblioteche e centri diurni possono ospitare chi ne ha bisogno solo in determinati momenti della giornata e i weekend sono esclusi. «Questa mappatura è un punto di partenza, una fotografia iniziale. L’aspetto delle aperture nel fine settimana è rilevante e dovremo organizzarci e farci i conti nel prossimo futuro, perché è evidente che il clima non aspetta il sabato, la domenica o le delibere comunali per cambiare», spiega Bianchi.
Muoversi nell’ombra
Accanto alla rete dei rifugi climatici, il Comune punta anche sull’azione «Muoversi nell’ombra», pensata per rendere più sicuri gli spostamenti nelle giornate di caldo estremo. L’obiettivo è creare progressivamente corridoi d’ombra lungo gli assi più critici della città, aumentando il verde, depavimentando dove possibile e riducendo le isole di calore. «Il rifugio climatico a cinque minuti da casa è un obiettivo importante – sottolinea Bianchi –, ma sappiamo che con temperature molto alte anche quei cinque minuti possono essere difficili, soprattutto per le persone più fragili». Da qui la necessità di lavorare non solo sui luoghi di sosta, ma anche sui percorsi per raggiungerli.




