C’è un problema di documenti, prima ancora che di cantieri, nell’appalto del tram di Brescia. Cmc – la ditta capofila, incaricata delle opere civili – sostiene di aver depositato tutte le carte, incluso il dossier sui procedimenti penali. Brescia Mobilità ribadisce, al contrario, che quei documenti non sono stati allegati. E mentre le due versioni si fronteggiano, l’impresa ravennate rivendica la guida del raggruppamento che Alstom e Hitachi vorrebbero affidare a qualcun altro.
Il nuovo capitolo della T2 si gioca adesso tra carte e avvocati. Ma nessuno smentisce la ricostruzione originaria: i cantieri stradali non sono partiti, il ritardo stimato è di otto mesi complessivi, i due player dell’Ati hanno chiesto all’utility 100% Comuni di estromettere Cmc e di sostituirla.
Botta e risposta
Cmc Ravenna rompe il silenzio e rivendica la guida del raggruppamento incaricato di costruire la linea Pendolina-Fiera. «La società – si legge nella nota stampa – non è stata estromessa dall’appalto» e il contratto «non è stato risolto ed è tuttora pienamente in vigore» precisa. Le mosse di Alstom e Hitachi Rail, che ne hanno chiesto la sostituzione, «sono state contestate» perché ritenute «prive dei necessari presupposti giuridici e contrattuali».
Tradotto: i partner possono chiedere il cambio, non imporlo. A poter decidere è solo l’appaltante, ossia Brescia Mobilità. Verissimo. Ma proprio Brescia Mobilità non arretra. La società comunale, infatti, prende atto delle precisazioni, ma avverte che «non incidono sull’iter di verifica già avviato né lo modificano in alcun modo». L’istruttoria prosegue quindi sulle richieste di Alstom e Hitachi, sulle vicende penali dell’amministratore delegato di Cmc e sulla «documentazione richiesta e ancora mancante». Nessuna revoca già deliberata, dunque, ma la pratica va avanti. E il sottotesto è che per arrivare al verdetto non manca molto, questione di una manciata di giorni.
Il passaggio insieme più delicato e davvero decisivo rispetto all’epilogo di questa storia riguarda proprio le carte giudiziarie. Da fonti legali di Cmc si apprende che «le vicende giudiziarie sono ancora sub iudice, riguardano condotte del 2007-2008 e non hanno alcuna capacità “escludente”. Neppure sarebbe stato obbligatorio dichiararle, ma Cmc lo ha fatto e il documento inserito nel Fascicolo virtuale dell’operatore economico (Fvoe) lo dimostra, ma forse qualcuno non ha voluto leggere».

La risposta arriva direttamente dal presidente di Brescia Mobilità, Alessandro Marini, che mantiene la barra ferma sulla posizione della società: «Confermo che non abbiamo alcuna evidenza a riscontro delle dichiarazioni rese alla stampa da Cmc. Alla ricezione della richiesta di Hitachi e Alstom - sottolinea - abbiamo avviato le verifiche necessarie e richiesto a Cmc informazioni e chiarimenti in merito agli elementi sollevati dalle due società. Dalle verifiche effettuate, le dichiarazioni di Cmc non trovano riscontro nei fatti. Non abbiamo evidenza dell’esistenza, nel fascicolo dell’appalto, della documentazione citata dalla società».
Il dossier penale
C’è però una carta che esiste certamente: la sentenza 5956/2026 della Cassazione, pronunciata il 16 gennaio e ratificata a febbraio. I giudici hanno rigettato il ricorso di Antonio Politano – presidente e amministratore delegato della Cmc – rendendo definitive le condanne per bancarotta fraudolenta relative a due capi d’imputazione. Che altre vicende possano essere «ancora sub iudice» è possibile; quelle condanne, invece, sono definitive. La sentenza non prova invece omissioni da parte di Cmc: su questo verte il braccio di ferro tra le due parti.
Cmc specifica di essere impegnata nel «rafforzamento delle strutture tecniche per la progettazione esecutiva» e di aver perfezionato un subappalto da circa sette milioni di euro per le bonifiche, ancora «subordinato all’autorizzazione di Brescia Mobilità». Non è il comportamento di chi considera chiusa la partita. Ma la stazione appaltante continua a cercare risposte.
Per ora, sulla T2, la disputa più urgente non riguarda dove passeranno i binari. Riguarda quali carte siano passate di mano (e quali no) e se e quali norme non sono state rispettate. E proprio sulle carte si misurerà la distanza fra le due versioni della vicenda.




