Autore
Nunzia Vallini

Nunzia Vallini

Direttrice editoriale

Giornalista professionista dal 1991. Dopo tre anni di insegnamento e di collaborazione esterna con Giornale di Brescia, Voce del Popolo oltre ad alcuni periodici come AB e La nostra Valle, decide di dedicarsi interamente al giornalismo. Svolge il praticantato presso La Gazzetta di Brescia per poi venire assunta come redattrice a Teletutto e avviare la collaborazione ventennale con Il Corriere della Sera. Cronista di nera e giudiziaria, è autrice di reportage di guerra e sul fronte delle emergenze. È crocerossina. La appassionano la geopolitica e le storie delle persone. Nel 2007 diventa direttore delle emittenti Teletutto e Radio Bresciasette (incarico che riveste tutt’ora) nel frattempo passate nell’orbita del Giornale di Brescia di cui era corrispondente negli anni Ottanta. Nel settembre 2011 assume anche l’incarico di vicedirettore responsabile del quotidiano (di cui era direttore Giacomo Scanzi) con il compito di promuovere l’integrazione tra le redazioni televisiva e cartacea del Gruppo, per diventarne poi direttore responsabile dal 1° ottobre 2015, prima donna a dirigere il GdB e unico direttore donna in carica nei quotidiani provinciali lombardi. Ha diretto fino al 2026 una redazione multimediale integrata che produce contenuti per carta, web, social, radio e tv, impegnandosi nel processo di digitalizzazione dell’informazione del Gruppo. È editorialista di “Il giorno e la storia” di Rai storia. Da sempre convinta che “la parola crea”: il cosa, dipende da noi. Del resto, in-formare è dare forma. Ed è qui che insegnamento e giornalismo trovano fusione. Oggi è direttrice editoriale del Gruppo.

Chissà è una parola che contiene una domanda: chi sa?
Si tratta di una parola più interessante di quanto appaia a prima vista: viviamo in un tempo che non ama molto i chissà. Vogliamo sapere, possibilmente prima
Lo strumento che il bravo artigiano usa per accertare che una superficie sia ben in piano e che Totò rivide nella morte, che ci rende tutti uguali
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Nata nel 1967 e morta a ventitré anni, ha scelto di fare la volontaria al Cottolengo di Torino, strappando al dolore il privilegio di dire l’ultima parola