Ambiente

Sos microinquinanti: nel Bresciano si studiano nuove difese per l’acqua

Tecnologie avanzate e sistemi di depurazione innovativi sono al centro della sfida per tutelare ambiente e salute. Se ne è parlato in un convegno organizzato da Acque Bresciane
Nicolò Rizzardi
Laghi e fiumi bresciani sono osservati speciali
Laghi e fiumi bresciani sono osservati speciali

La sempre maggiore carenza di acqua, aggravata dal cambiamento climatico in corso e dal sempre maggiore aumento dei consumi, impone un cambio di approccio nella gestione della risorsa idrica. Per fronteggiare l’aumento costante della domanda nella nostra provincia, il riuso di acque reflue trattate sta assumendo una rilevanza strategica sempre maggiore.

Criticità

Non mancano però alcune criticità: le acque reflue, infatti, anche dopo i normali trattamenti depurativi, possono ancora contenere una ampia varietà di sostanze contaminanti in grado di raggiungere l’uomo.

Dei rischi legati alla presenza di microinquinanti nelle acque e delle tecnologie da impiegare per ridurne la quantità si è discusso nel corso di un convegno tecnico che lo scorso venerdì Acque Bresciane ha organizzato a Lumezzane, nell’ambito di un più ampio calendario di appuntamenti in occasione della «giornata provinciale dell’acqua 2026».

Effetti tossici

Ma che cosa sono questi microinquinanti? Si tratta di un gruppo di sostanze caratterizzate da un’elevata capacità di accumularsi nell’organismo, dando origine a effetti tossici a lungo termine.

Tra queste, maggiormente preoccupanti sono i microinquinanti emergenti (Mie): questa categoria comprende non solo pesticidi e composti industriali, ma anche farmaci e prodotti per la cura personale; ad essa si affiancano i cosiddetti Pfas: sostanze presenti in oggetti di uso quotidiano come capi d’abbigliamento impermeabili, tappeti e detersivi.

L'acqua del rubinetto è iper controllata
L'acqua del rubinetto è iper controllata

Queste sostanze, presenti sia nei residui di processi industriali sia come scarti del metabolismo umano che vengono convogliati nei reflui, non si degradano con il tempo. Se raggiungono le acque di fiumi, laghi e – in certi casi – di falde sotterranee, possono entrare nella catena alimentare umana attraverso l’uso di acqua per l’irrigazione: essi si accumulano nel suolo coltivato e vengono assorbiti dagli alimenti che finiscono sulle nostre tavole.

Sfide

Nel corso del convegno, è emerso chiaramente che la grande sfida presente e futura nell’ambito della gestione del servizio idrico nel bresciano (e non solo) passa attraverso la necessità di ridurre la presenza di questi microinquinanti nelle acque, migliorando i processi di depurazione dei reflui.

Per fare ciò, l’azione degli enti gestori del servizio si sta muovendo lungo due binari paralleli. Da un lato, attraverso meccanismi di prevenzione dei rischi: dotandosi di appositi Piani di sicurezza dell’acqua (Psa) che prevedano un complesso sistema di controllo e analisi della risorsa idrica, e individuando le zone del territorio più problematiche e in cui questi inquinanti sono maggiormente presenti. Dall’altro, avendo un quadro conoscitivo del fenomeno il più completo possibile, attraverso azioni attive di potabilizzazione delle acque tramite l’uso di tecnologie avanzate. La sfida è quella di rendere più performanti gli impianti di depurazione esistenti e di affiancarli ad altri di nuova generazione.

Laghi e fiumi

È bene comunque sottolineare che, nel corso del 2024, Arpa Lombardia ha condotto un’ampia attività di monitoraggio sulla presenza di Pfas nelle acque superficiali del territorio bresciano. La campagna ha prodotto circa 30 campionamenti delle acque del fiume Mella, 56 del Chiese e 32 dell’Oglio; ad essi si sono aggiunti 6 campionamenti ciascuno delle acque dei laghi d’Idro e d’Iseo.

Nei laboratori di Arpa Lombardia vengono effettuati monitoraggi
Nei laboratori di Arpa Lombardia vengono effettuati monitoraggi

I risultati, pubblicati lo scorso dicembre, hanno rilevato che la presenza di questi microinquinanti nel Bresciano è risultata piuttosto contenuta. Nel complesso emerge quindi una situazione sotto controllo, ma che richiederà monitoraggi continui e investimenti sempre più importanti nelle tecnologie di depurazione, per garantire sicurezza sanitaria e sostenibilità nell’uso della risorsa idrica.

Con l’elicottero

Nel frattempo Ato-Ufficio d’Ambito di Brescia, in collaborazione con i gestori del servizio idrico Acque Bresciane e A2A Ciclo idrico, sta conducendo un progetto di mappatura geologica del territorio attraverso l’impiego di un elicottero dotato di una speciale antenna. Lo scopo della campagna è individuare nuove falde e sorgenti da cui potenzialmente attingere acqua di qualità.

Dopo circa 22mila chilometri percorsi nei cieli della provincia, la grande quantità di dati raccolti sta consentendo la realizzazione di un modello geologico dettagliato del territorio bresciano. Seguirà poi l’elaborazione di un modello idrogeologico, utile a salvaguardare le risorse sotterranee e a programmare eventuali futuri utilizzi. Il progetto consentirà inoltre di disporre di una fotografia aggiornata per pianificare investimenti e affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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