Il pendolare moderno ha imparato a fare i conti con una precisione quasi sentimentale: chilometri, pieni, consumi, rate dell’auto, tempo. Poi arriva la domanda, semplice solo in apparenza: se il lavoro può stare dentro un computer, perché deve attraversare ogni giorno la provincia? La risposta cambia da persona a persona, o meglio da mansione a mansione.
Michela, che vive in Valtenesi e lavora in uno studio di progettazione in città, può chiedere di concentrare da casa le giornate fatte di disegni, pratiche e mail. «Non ho chiesto di sparire dall’ufficio», racconta.
Andrea, che percorre ogni giorno 120 chilometri tra Montichiari e Cremona per un servizio operativo nella pubblica amministrazione, può solo scegliere un’auto più efficiente e sperare che basti. Andrea è l’anti-Michela, ma non in senso sociale. È la prova che il caro carburanti non colpisce tutti allo stesso modo, perché non tutti possono ridurre i viaggi: esistono mansioni remotizzabili e mansioni inchiodate alla presenza. Michela lo smart working non lo ha chiesto solo per risparmiare sul carburante. Lo fa da qualche mese, dopo averlo concordato con lo studio in forma parziale: uno o due giorni alla settimana, a seconda delle necessità. Nella sua richiesta («accolta abbastanza volentieri», racconta) pesano anche i tempi di viaggio, l’organizzazione familiare e la possibilità di lavorare da casa nelle giornate senza clienti o riunioni in studio.
«Ci sono giorni in cui entro, accendo il computer e lavoro per ore su disegni, pratiche e mail. Non è solo benzina – dice Michela –, sono tempo, incastri e stanchezza». Calcolatrice alla mano, il conto aiuta a capire perché la richiesta sia diventata più concreta. Per una pendolare da 70 chilometri al giorno, due giornate di lavoro agile alla settimana valgono circa 560 chilometri in meno al mese e un risparmio che, ai prezzi attuali, sfiora i 70 euro solo di carburante. Non è la soluzione definitiva, ma nemmeno una gentilezza così simbolica.
Andrea sta dall’altra parte della linea. Durante il Covid qualche giornata da remoto era stata possibile, come accaduto anche in altri settori poco adatti al lavoro agile così come è il suo. Oggi però la presenza è tornata piena. «Adesso i giorni sono tutti di viaggio», sintetizza. Andare e tornare da Montichiari a Cremona gli costa 10,72 euro al giorno (per inciso, durante il Covid gli costava 6,6 euro): su una media di 22 giorni lavorativi fanno 235,84 euro al mese solo di carburante. E potrebbero pure essere di più, perché Andrea non scopre i rincari al distributore con romantico stupore: i conti li fa da sempre. A gennaio ha quindi acquistato un’auto full hybrid a benzina, nuova. Il risparmio, prima di arrivare, deve però farsi perdonare un considerevole investimento. «L’ho pagata tanto per spendere meno alla fine», dice. Il punto è che meno, oggi, resta comunque tanto.
Così Michela e Andrea finiscono per raccontare la stessa questione da due lati opposti. Lei può ridurre i chilometri quando il lavoro resta dentro il computer. Lui può solo contarli e provare a limitarne il costo. Alla pompa il prezzo è uguale per tutti; la possibilità di evitarla, no.



