Storie

Clean girl, delulu, office siren: il potere delle etichette sui social

Sono diverse le parole nate o esplose online che hanno creato un nuovo vocabolario per descrivere esperienze, estetiche e comportamenti e dare un nome a ciò che siamo e a ciò che facciamo
Alice Resconi
Hailey Bieber è considerata la principale icona delle «clean girl» - Foto Instagram @haileybieber
Hailey Bieber è considerata la principale icona delle «clean girl» - Foto Instagram @haileybieber

Clean girl, coquette, brat, delulu, situationship, quiet quitting. Sui social tutto sembra avere un nome: un modo di vestirsi, un’abitudine, un atteggiamento, una dinamica sentimentale o una particolare fase della vita possono essere racchiusi in una parola e trasformati in qualcosa di riconoscibile. Quando un’esperienza, un comportamento o un immaginario trovano un nome, diventa più facile parlarne e riconoscerli negli altri. Una parola può così trasformare qualcosa di personale in un fenomeno condiviso e permettere a chi vive esperienze simili di riconoscersi in quella stessa definizione.

È questo il potere delle etichette online: non si limitano a raccontare ciò che esiste già, ma possono influenzare il modo in cui lo percepiamo, ci presentiamo agli altri e persino ciò che desideriamo. Dalle estetiche alle relazioni, dalla quotidianità al lavoro, il linguaggio dei social sta creando un vocabolario sempre più preciso per descrivere e, talvolta, addirittura costruire la nostra realtà.

Clean girl, coquette, old money, office siren

Tra le prime etichette a imporsi sui social ci sono state quelle legate all’aspetto. Clean girl, coquette, old money e office siren indicano estetiche diverse, ma hanno qualcosa in comune: non descrivono solo come vestirsi, ma costruiscono intorno a un look un intero immaginario fatto di comportamenti e riferimenti condivisi.

La clean girl si diffonde su TikTok tra la fine del 2021 e il 2022 e ruota intorno a un’idea di bellezza naturale e curata: pelle luminosa, trucco leggero, capelli ordinati e colori neutri. Il termine finisce però per comprendere anche skincare, allenamento, alimentazione e cura di sé, trasformando un insieme di abitudini in un vero e proprio stile di vita.

Il concetto di «clean girl» ruota attorno a un’idea di bellezza naturale e curata
Il concetto di «clean girl» ruota attorno a un’idea di bellezza naturale e curata

Un altro termine utilizzato per rappresentare la femminilità è coquette («civettuola» in francese). La parola richiama un’estetica romantica e iperfemminile fatta di fiocchi, pizzi, nastri e colori chiari. Il termine è diventato particolarmente popolare tra il 2023 e il 2024.

Più recente è invece office siren. L’etichetta indica un’interpretazione seducente dell’abbigliamento da ufficio, con riferimenti alla moda anni Novanta e Duemila. Anche in questo caso non identifica soltanto dei vestiti, ma una figura e un atteggiamento.

Con old money i social hanno trasformato invece in estetica un concetto preesistente: l’espressione indica una ricchezza ereditata che su TikTok diventa il nome di un immaginario fatto di blazer, camicie, mocassini, colori neutri e lusso discreto.

Girl dinner, bed rotting, hot girl walk

Il meccanismo non riguarda però soltanto l’aspetto. Sui social anche gesti quotidiani possono ricevere un nome e trasformarsi in fenomeni riconoscibili.

Il fenomeno della girl dinner, per esempio, nasce nel maggio 2023 da un TikTok della creator Olivia Maher che mostrava la propria cena composta da pane, formaggio, uva, sottaceti e altri alimenti semplici. L’idea è quella di una cena assemblata senza cucinare, fatta di ciò che si ha voglia di mangiare in quel momento. Il video è diventato virale e milioni di utenti hanno iniziato a condividere la propria versione della girl dinner.

Un termine che ha iniziato a circolare ancora prima del 2023, ma proprio in quell’anno viene trasformato da TikTok in un trend, è invece bed rotting. L’espressione associata all’idea di riposo e self-care indica il passare volontariamente molto tempo a letto, tra serie tv, telefono, sonno e snack.

«Bed rotting» si riferisce a chi trascorre molto tempo a letto
«Bed rotting» si riferisce a chi trascorre molto tempo a letto

Infine, la hot girl walk, è una semplice camminata che viene associata a un rituale di benessere e crescita personale. Il format viene sviluppato dalla creator Mia Lind durante la pandemia e si diffonde sempre su TikTok: camminare, ascoltare i propri pensieri e concentrarsi su obiettivi e aspetti positivi della propria vita diventano gli elementi distintivi del trend.

In tutti e tre i casi, il comportamento non è necessariamente nuovo. È il nome a renderlo riconoscibile: una volta diventato un termine, può essere cercato, condiviso e riprodotto. La parola ha trasformato così una serie di abitudini private in qualcosa che appartiene ormai a un linguaggio comune.

Brat, delulu, situationship

Il vocabolario dei social si spinge però oltre estetiche e abitudini. Alcuni termini servono a descrivere atteggiamenti, personalità e modi di vivere, offrendo una definizione a esperienze che prima potevano essere più difficili da raccontare.

Brat è forse il caso più evidente di una parola che cambia significato attraverso la cultura pop. In inglese indica una persona viziata o capricciosa, ma nel 2024, con l’uscita dell’album Brat di Charli XCX, diventa il simbolo di un atteggiamento fatto di sicurezza, ironia, imperfezione e rifiuto dell’immagine impeccabile. Da semplice aggettivo, il termine si è trasformato così in un’identità e in un immaginario condiviso.

Abbreviazione ironica di delusional, delulu si diffonde inizialmente invece nelle comunità K-pop online per indicare chi coltiva fantasie considerate poco realistiche. Con la diffusione su TikTok il termine assume anche una connotazione più leggera e positiva: essere delulu significa, in certi contesti, scegliere di credere nei propri desideri anche quando sembrano impossibili da realizzare.

Lo stesso meccanismo riguarda le relazioni: parole come situationship e breadcrumbing hanno permesso di dare un nome a dinamiche sentimentali difficili da definire e sono ormai entrate nel vocabolario dei social.

Quiet quitting, lazy girl job

Anche il mondo del lavoro ha sviluppato il proprio vocabolario social. Termini come quiet quitting e lazy girl job hanno dato un nome a un rapporto con la carriera diverso da quello basato sulla disponibilità continua, sull’ambizione e sulla ricerca della massima produttività.

Il termine quiet quitting, la cui origine è stata ricondotta al career coach Bryan Creely, indica infatti proprio la scelta di limitarsi a svolgere ciò che il proprio lavoro richiede, senza estendere continuamente orari, responsabilità e disponibilità stabilendo così un confine più netto tra professione e vita privata.

«Quiet quitting» significa fare solo lo stretto necessario a lavoro
«Quiet quitting» significa fare solo lo stretto necessario a lavoro

La lazy girl job, espressione diventata popolare grazie alla creator Gabrielle Judge, indica invece un lavoro considerato relativamente ben retribuito e poco stressante, spesso flessibile o svolto da remoto. Anche qui il termine è volutamente provocatorio: dietro l’idea di un lavoro «pigro» c’è soprattutto il rifiuto di considerare la produttività e il sacrificio come uniche misure del successo professionale.

BookTok: quando una parola diventa una comunità

Infine, uno degli esempi più chiari di come funzionano le etichette online è BookTok: una parola che partita come semplice definizione è diventata un modo per riconoscere un interesse comune e rappresentare un’identità collettiva.

Il termine è nato dall’unione di book e TikTok per indicare l’insieme dei contenuti dedicati ai libri e alla lettura. L’hashtag inizia a diffondersi durante il primo lockdown del 2020 e raccoglie recensioni, consigli, reazioni, unboxing e discussioni sui libri. Con il tempo, però, BookTok ha smesso di indicare solo un tipo di contenuto ed è diventato il nome di una vera comunità virtuale di lettori.

Il termine «BookTok» è nato dall’unione di book (libro) e TikTok
Il termine «BookTok» è nato dall’unione di book (libro) e TikTok

Così, una parola nata per identificare dei contenuti ora identifica anche le persone che li producono e li condividono: nel 2023 BookTok e BookToker sono entrati infatti tra i neologismi della Treccani, a conferma di quanto il termine sia ormai uscito dai confini della piattaforma.

Oltre le etichette

Le etichette online funzionano perché rispondono a un bisogno molto umano: dare un nome alle cose. Alcune di queste parole esistevano già, altre sono nate o si sono affermate proprio online. Tutte, però, hanno qualcosa in comune: trasformano qualcosa di complesso in definizioni brevi, facili da riconoscere e da condividere.

Il loro successo racconta qualcosa di più del semplice linguaggio di Internet. Mostra quanto le parole possano contribuire a costruire la realtà che descrivono: alcune nascono per dare un nome a fenomeni nuovi, altre prendono esperienze già esistenti e le trasformano in categorie riconoscibili e condivise.

Il rischio arriva quando l’etichetta smette di essere uno strumento e diventa una definizione. Nessuna estetica, nessun trend e nessuna parola possono contenere completamente una persona. La domanda da porsi, allora, non è quale etichetta ci rappresenti di più, ma quanto siamo noi a scegliere le parole con cui definirci e quanto, invece, siano le parole che incontriamo online a suggerirci chi potremmo essere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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