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Nonna-Maxxing: il segreto social per vivere meglio e più a lungo

Meno stress, più cucina fatta in casa e passeggiate: la filosofia virale della lentezza che prende spunto dalle nonne italiane
Alice Resconi
Una nonna italiana che gioca in piazza
Una nonna italiana che gioca in piazza

Benessere, salute, longevità. In un’epoca in cui si moltiplicano app, dispositivi e strategie per ottimizzare ogni aspetto della quotidianità, sui social sta emergendo un trend che invita a fare l’opposto: rallentare. Il fenomeno che sta conquistando la Gen Z si chiama Nonna-Maxxing e propone di riscoprire alcune abitudini tradizionali, dalla cucina casalinga alle passeggiate quotidiane, fino al valore delle relazioni di vicinato, ispirandosi allo stile di vita delle nonne italiane.

Il Nonna-Maxxing intercetta un desiderio sempre più diffuso di semplicità, equilibrio e ritmi meno frenetici. Negli ultimi anni, infatti, numerose ricerche hanno evidenziato come stress cronico, sovraccarico cognitivo e iperconnessione possano incidere sul benessere psicologico, alimentando l’interesse verso stili di vita che privilegiano invece routine stabili, tempo di qualità e relazioni sociali significative.

In questo contesto, il Nonna-Maxxing non è una ricetta scientificamente validata per la longevità, ma un fenomeno curioso che riprende pratiche già associate a migliori indicatori di salute che, nel loro insieme, rappresentano caratteristiche ricorrenti negli stili di vita considerati favorevoli al benessere.

Cos’è il Nonna-Maxxing: definizione e origine del termine

Il termine «Nonna-Maxxing» nasce nel linguaggio dei social media, in particolare grazie ad una pubblicità del brand skincare Tallow Twins. Tra il 2024 e il 2026 ha poi conquistato Instagram e TikTok combinando due elementi: da un lato la figura della «nonna italiana», simbolo di una vita quotidiana lenta e routinaria; dall’altro il suffisso «-maxxing», diffuso nelle community online per indicare l’idea di «ottimizzare» o «massimizzare» una determinata area della propria vita.

Nel caso del Nonna-Maxxing, però, l’«ottimizzazione» assume un significato paradossale: non si tratta di aumentare produttività, performance o velocità, ma di valorizzare pratiche considerate «lente» secondo gli standard contemporanei, come cucinare da zero, dedicare tempo alla cura domestica e privilegiare attività manuali o relazionali.

Il fenomeno si inserisce più ampiamente nella tendenza culturale dello slow living, già oggetto di interesse sociologico e mediatico negli ultimi anni, che promuove una maggiore consapevolezza dei ritmi quotidiani e una riduzione della frammentazione del tempo.

Blue Zones, Mediterraneo e slow living: il benessere non si ottimizza

Il successo del Nonna-Maxxing si appoggia a tre riferimenti spesso citati insieme, ma raramente distinti in modo preciso: il modello mediterraneo, le cosiddette «Blue Zones» e, appunto, la filosofia dello slow living.

Le Blue Zones sono aree geografiche identificate dal ricercatore Dan Buettner come territori con un’alta concentrazione di centenari in buona salute. Tra le più citate figurano Okinawa, Ikaria, Nicoya Peninsula e alcune zone della Sardegna. In questi contesti, la longevità non viene attribuita a una singola abitudine, ma a un insieme di fattori: movimento quotidiano non strutturato, alimentazione semplice, basso livello di stress cronico e forte integrazione sociale.

Il modello mediterraneo, invece, nasce da evidenze scientifiche più ampie e strutturate. La cosiddetta dieta mediterranea è stata associata, in diversi studi clinici e osservazionali, a un miglior profilo cardiovascolare e metabolico. Tuttavia, ridurre questo modello a una lista di alimenti sarebbe fuorviante: si tratta piuttosto di un insieme di pratiche alimentari e culturali, legate anche alla stagionalità, alla convivialità e a una certa regolarità dei ritmi quotidiani.

La dieta mediterranea è associata a un miglior profilo cardiovascolare e metabolico
La dieta mediterranea è associata a un miglior profilo cardiovascolare e metabolico

Lo slow living, infine, non è un modello scientifico ma una cornice culturale contemporanea. Nasce come reazione alla vita iperaccelerata delle società digitali e propone una riconfigurazione del tempo quotidiano. È proprio qui che il Nonna-Maxxing si inserisce: non come sintesi scientifica di questi tre filoni, ma come loro rielaborazione estetica e social. L’idea centrale, spesso semplificata online, è dunque che il benessere possa essere «ottimizzato» attraverso la semplicità e riducendo ciò che rende la vita costantemente frammentata e stressante.

I pilastri del Nonna-Maxxing: tra lifestyle e pratiche quotidiane

Ma come si traduce in pratica il Nonna-Maxxing? A richiamare uno stile di vita più lento e manuale, spesso associato all’immaginario domestico tradizionale, sono una serie di pratiche quotidiane.

Uno degli elementi centrali è l’alimentazione. Il riferimento ricorrente, come anticipato, è la cosiddetta dieta mediterranea, caratterizzata da un consumo prevalente di alimenti vegetali, legumi, cereali integrali, frutta, verdura e grassi insaturi, con un uso moderato di prodotti animali. Questo modello alimentare è tra i più studiati in nutrizione: trial clinici come il Predimed study hanno evidenziato per esempio associazioni tra dieta mediterranea e riduzione del rischio cardiovascolare. Nel racconto del Nonna-Maxxing, questa dimensione viene spesso reinterpretata e quasi romanzata in chiave quotidiana: cucinare in casa, privilegiare ingredienti stagionali, ridurre il consumo di alimenti ultra-processati, pianificare i pasti.

Anche il movimento quotidiano è fondamentale
Anche il movimento quotidiano è fondamentale

Un secondo elemento riguarda il movimento quotidiano. Più che attività fisica rigidamente strutturata, il focus è su camminare, usare meno i mezzi per brevi distanze, salire le scale o svolgere attività domestiche. Accanto a questo emerge la dimensione delle attività manuali, come giardinaggio, cucito, cucina lenta o lavori creativi. La letteratura psicologica indica che queste attività, impegnative ma non stressanti, possono essere associate a una riduzione dello stress percepito e a un miglioramento del benessere soggettivo. Infine, grande valore è dato alle relazioni sociali quotidiane: il contatto con familiari, vicini o comunità locali viene presentato come parte integrante della giornata.

Metafora culturale più che un modello di vita

Il successo del Nonna-Maxxing sembra inserirsi in una tendenza più ampia che attraversa la cultura contemporanea: la ricerca di alternative alla vita accelerata, frammentata e iper produttiva che caratterizza molte società occidentali.

Più che proporre un insieme coerente di regole o un vero e proprio «metodo», il fenomeno funziona come una metafora culturale in cui le abitudini associate all’immaginario delle nonne vengono rilette attraverso il linguaggio dei social media come simboli di equilibrio e benessere. Il Nonna-Maxxing non è allora una risposta definitiva, ma un sintomo: il segnale che, in un mondo sempre più frenetico, la semplicità sta diventando una forma di ricerca del futuro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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